di Daniele Bovi
È stato il Pef, il Piano economico-finanziario che rappresenta l’architrave del nuovo «Curi» il piatto forte della riunione, andata in scena lunedì mattina, tra l’amministrazione comunale e il Dipe, il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica. La struttura, che dipende dalla presidenza del Consiglio dei ministri, si occupa anche della «programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale nonché di coordinamento delle politiche finalizzate allo sviluppo economico dei territori e delle aree urbane».
La riunione Questo Dipartimento si occupa anche dei cosiddetti Ppp, ovvero delle forme di partenariato pubblico privato in cui «le rispettive risorse e competenze si integrano per la realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità e per la gestione dei relativi servizi». La struttura può essere poi messa a disposizione anche dei Comuni come «supporto gratuito alle Pubbliche Amministrazioni attraverso la prestazione di servizi di assistenza tecnica, legale e finanziaria, in tutte le fasi dei procedimenti».
Le risorse E infatti al Dipartimento verrà chiesto, in estrema sintesi, una sorta di parere anche perché nel progetto da oltre 70 milioni di euro presentato dall’Arena Curi, un ruolo economico dovrà giocarlo anche il Comune. Dalle carte del progetto è infatti emerso che Palazzo dei Priori dovrebbe accollarsi una cifra intorno ai 12-13 milioni di euro; una somma ingente tanto che in Comune non mancano perplessità sia da parte della struttura tecnica che tra gli assessori, anche tenendo conto che il rifacimento del solo stadio assorbirebbe circa 20 milioni (il resto arriverebbe dalla vendita delle opere accessorie, come gli spazi commerciali); insomma, una metà del nuovo «Curi» dovrebbe pagarla il Comune. Quel che è certo è che Palazzo dei Priori dopo il deposito ufficiale del progetto, avvenuto giorni fa, ha 60 giorni di tempo per dichiarare o meno il pubblico interesse.
