Una vigna

Torna la rubrica PIATTO UNICO di Chiara Santilli. Uno spazio-blog all’interno di Umbria24 dove, in un unico post, si mescolano vari ingredienti, amalgamati tra loro. Con un linguaggio diretto e chiaro, arricchito da immagini suggestive (sottotitolo “T’immagini”) e accompagnato da suggerimenti musicali (sottotitolo “In sottofondo”). Con l’invito a seguire Chiara sul suo personalissimo e originalissimo blog.

di Chiara Santilli

Oggi ho scoperto che: 2 prosciutti su 3, un terzo della pasta e 3 cartoni di latte su 4, che si trovano in commercio, vengono venduti come italiani ma italiani non sono. Mi spiego meglio. Circa il 33% della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti ed esportati con il marchio “made in Italy” in realtà contiene materie prime straniere. Che so, il maiale sacrificato per il prosciutto è nato e cresciuto in Bangladesh; il grano dei fusilli l’hanno tirato su in Nuova Guinea; le mucche hanno pascolato nelle terre dell’Uruguay. Però il consumatore non lo sa. Lui sulla confezione vede la bandierina verde-bianco-rossa, la parolina “Italia” e lo mette di corsa nel carrello. Ignaro dell’inganno.

Tutto ciò ha un nome: frode alimentare. Dall’Europa arrivano precise direttive per combattere il fenomeno e oggi anche l’Italia sembra aver fatto un passo avanti: la Camera dei Deputati ha infatti approvato una mozione che impegna il Governo ad adottare i decreti che applicano la legge sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. Per la gioia di Coldiretti e di quelli che producono, con sacrificio, fatica e orgoglio, il meglio dell’enogastronomia italiana.

Io al “made in Italy” ho dedicato buona parte del mio lavoro. Ho cercato di tracciare, proprio come si fa con i prodotti alimentari, quel sorprendente percorso che dall’idea porta alla qualità, passando per capacità, estro, intuizione, caparbietà e fantasia. E l’ho fatto raccogliendo storie di imprenditori, artisti, professionisti, artigiani. L’etichetta “made in Italy”, quella che associamo non solo alla merce in vendita nei supermercati ma a qualsiasi frutto dell’intelletto e delle mani italiane, è di fondamentale importanza perché certifica il meglio e lo distingue dall’approssimativo.

Sono queste tre paroline, così famose e così spese nel mondo, il biglietto da visita del nostro patrimonio all’estero. Precedono la nostra credibilità, certificano il valore delle nostre capacità e ci salvano – spesso e volentieri – da figuracce e tentativi di screditamento. Quanto all’Umbria, vorrei ricordare che una delle maggiori riviste americane dedicate al vino ha appena inserito la nostra regione tra le 10 più importanti al mondo per produzione enologica. Perciò, senza trucchi e senza inganni, difendiamo con forza la nostra originalità. Perché, come diceva Howard W. Newton, “le persone dimenticano con che velocità hai fatto un lavoro ma ricordano perfettamente quanto bene lo hai fatto”.

In sottofondo – Roseaux feat. Aloe Blacc, Walking on the moon

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “PIATTO UNICO – Made in Italy col trucco: adesso basta!”

  1. Ieri ho acquistato una confezione di lenticchie di una nota azienda di Colfiorito, vado a leggere l’etichetta e trovo “Confezionato e distribuito da X Y (PG)” ma non “Prodotto da” né, tanto meno, dove. Una dimenticanza?

Comments are closed.