di Maurizio Troccoli
L’uomo di origine africana che si sarebbe reso protagonista di un presunto tentativo di sequestro in zona stazione a Perugia è un soggetto instabile, conosciuto dalle forze dell’ordine e destinatario di diverse misure sistematicamente violate. Non ultima quella in centro storico solo pochi giorni fa, quando, oltre a minacciare alcuni presenti sulle scalette del duomo, ha preso a bastonate il portone della cattedrale.
Subito alcune premesse. Ai bambini non ci si deve avvicinare senza il consenso dei genitori. Né prenderli in braccio o fotografarli e, se vogliamo essere estremamente scrupolosi, anche solo per interloquire con loro occorrono attenzione e sensibilità. Vale anche nei confronti degli adulti il dovere di non essere, né apparire, molesti. Ciò detto, prima di stabilire che per le strade di Perugia circoli un sequestratore di bambini, come da più parti sentenziato, e palesemente trasformato e affermato sui social, bisogna essere altrettanto cauti.
Tralasciamo la posizione dell’africano all’udienza di convalida di sabato, che si sarebbe difeso affermando che ha avvicinato la bambina per proteggerla perché troppo vicina agli autobus, come scrive il Tgr dell’Umbria. Avrebbe anche confermato di essere ubriaco, respingendo l’accusa di tentativo di sequestrarla. Come tralasciamo che le immagini non documenterebbero i comportamenti tipici di un tentativo di sequestro, secondo quanto trapelato. E che le foto le avrebbe fatte per difendersi dalle prevedibili accuse.
A Umbria24 risulta che l’africano arrestato con l’accusa di avere tentato il sequestro di una bambina sia un soggetto instabile, con problemi psichiatrici evidenti e noti a molti in città, comprese le forze dell’ordine, e con l’aggiunta dell’abuso di alcol e di sostanze. Siamo cioè di fronte a un soggetto vulnerabile, uno di quelli che i sistemi di accoglienza, non solo perugini o umbri ma di tutta Italia, conoscono bene. Si tratta di persone che hanno subito traumi, a volte collegati agli stessi viaggi della speranza o alle condizioni di detenzione e sfruttamento, e che necessiterebbero di cure che troppo spesso non ricevono.
Veniamo tuttavia all’episodio. La madre della bambina ha raccontato al Corriere dell’Umbria: «Eravamo qui seduti ad aspettare l’autobus, la bimba era in piedi, me la sono vista prelevare da un soggetto che ho visto sempre ubriaco e non solo, la prontezza è stata di prendere la bambina. Nello stesso tempo il soggetto stava indicando verso la bambina senza che si capisse che dicesse. Ha fatto un passo indietro con in braccio la bimba ma non ha fatto gesti aggressivi. Ha fatto delle foto alla bambina. Anche mesi fa aveva provato ad avvicinarsi, ma lei ha avuto la prontezza di avvicinarsi verso di me. So che l’ha fatto con altri bambini ma non so cosa hanno fatto i genitori».
Da questo racconto sarebbe la stessa madre a confermare l’instabilità del soggetto. Almeno in questa ricostruzione non avrebbe parlato di resistenze dell’uomo o di tentativi di mettersi in fuga con la bambina, aspetti che saranno verificati da inquirenti e giudici. Secondo il racconto della donna, avrebbe fatto un passo indietro e lei avrebbe recuperato immediatamente la figlia. L’uomo avrebbe poi scattato alcune fotografie, circostanza confermata anche dagli operatori intervenuti. La donna ha inoltre riferito di un precedente avvicinamento dell’uomo e di altri episodi che le sarebbero stati raccontati, oltre a sottolineare lo stato di angoscia della bambina.
La recente cronaca racconta dello stesso uomo con un bastone in mano davanti alla cattedrale di Perugia, impegnato a infastidire i presenti, episodio avvenuto solo pochi giorni prima. Qualche settimana prima era invece stato protagonista di un’aggressione ai danni di una donna e di un operatore della polizia ferroviaria, per la quale ha ricevuto una condanna a oltre un anno, rimanendo però a piede libero. Alle forze dell’ordine risulterebbero anche altri episodi di violenza o molestie, ma non vi sarebbero certificazioni della sua instabilità mentale.
Oltre a chiedersi per quali ragioni fosse ancora a piede libero o perché non fosse stato rimpatriato, ci si chiede se sia mai stato sottoposto a esami psichiatrici. Molti dei migranti che arrivano in Italia sono portatori di fragilità e, in alcuni casi, protagonisti di episodi di violenza e reati. La legge prevederebbe anche percorsi di assistenza e cura, che tuttavia risultano spesso carenti, così come appare inefficiente, in numerose occasioni e anche rispetto a fatti di ben diversa gravità, il sistema dei rimpatri.
Chi conosce il soggetto lo descrive come una persona bisognosa di cure, sia per problemi di natura mentale sia per l’uso di alcol e sostanze. Perugia conosce storie di migrazioni di persone arrivate con evidenti condizioni di fragilità e vulnerabilità. Spesso sono conseguenze di quanto subito lungo le traversate del deserto e del Mediterraneo a bordo dei barconi. In altri casi derivano da lunghi periodi di detenzione e torture: sono tanti quelli che raccontano le violenze subite nelle carceri libiche. Vi sono poi persone con problematiche mentali già evidenti prima della partenza e non è raro trovare casi in cui siano proprio queste condizioni a spingere famiglie, in situazioni di povertà, a liberarsi dei soggetti più fragili, avviandoli verso l’emigrazione.
Non possono non interrogarci i casi di persone le cui condizioni mentali, se adeguatamente riconosciute, accompagnate e assistite, non conoscerebbero l’evoluzione che spesso si riscontra, anche verso forme violente. Chi è a contatto con il fenomeno conosce molti soggetti fragili ma non pericolosi che, durante lunghi periodi di irregolarità, lontananza dagli affetti e difficoltà di diversa natura, scivolano verso condizioni di abbandono, fanno uso di sostanze e degenerano verso quadri psichiatrici borderline o persino violenti e pericolosi.
