di Roberto Mauri
Colpo grosso al Perugia Pride Village che dopo mesi di manifestazioni ad opera di vari gruppi contrari al disegno di legge di Monica Cirinnà, prende il toro per le corna e sabato 27 giugno porta la senatrice in persona ai Giardini del Frontone. Il dibattito previsto alle 16.30 vuole entrare dritto nel cuore della questione, e il suo titolo lo dimostra: «Diritti al centro – Quando il matrimonio diventa una questione centrale di giustizia sociale».
Ddl Cirinnà: fatevelo piacere! «In realtà non si può parlare di matrimonio – spiega la Cirinnà – ma di una forma di regolamentazione delle unioni non matrimoniali. Oggi viviamo in un contesto in cui chi non si sposa non esiste. Le coppie di conviventi non sono tutelate, eventualmente acquisiscono dei doveri ma nessun diritto».
Così, per sanare questa situazione paradossale in cui da sempre l’Italia si trova, otto mesi fa è stato depositato il ddl la cui prima firma è della senatrice Cirinnà. «So che il testo di questa proposta di legge a molti non piace – continua la senatrice – ma se ve lo fate piacere così com’è sarà vostro a settembre». Un equilibrismo un po’ spericolato, il suo, perché nel disegno di legge ci sono diversi punti deboli che “farsi piacere” non è facile. Per esempio, nel caso delle coppie omosessuali, il testo dispone una sorta di quasi equiparazione al matrimonio, un riconoscimento della famiglia che porta fino alla soglia della genitorialità e della reversibilità della pensione ma lì si ferma.
«Oggi non è possibile discutere dell’ipotesi di adottare dei minori da parte di coppie gay o lesbiche – continua – e allo stesso modo non si può immaginare che in una coppia riconosciuta di lavoratori omosessuali, al decesso dell’uno, lo Stato riconosca la pensione di reversibilità all’altro. Non si tratta di un esborso così enorme ma certamente non è il momento». Come dire che i tempi non sono maturi, che in futuro vedremo, proveremo, faremo qualcosa e forse le cose cambieranno. Troppo poco, forse.
Differenti per legge «Quando questa proposta diventerà legge – insiste la senatrice – purtroppo avremo formalizzato la differenza fra una coppia coniugata e una coppia omosessuale riconosciuta ufficialmente. E so che questo brucia a molti. Brucia anche a me. Ma avremo anche conquistato un’enormità di altri diritti che oggi non ci sono e tre quarti del cammino sarà stato fatto». E’ proprio su questo punto che la senatrice insiste per ammorbidire le posizioni più rigide che qua e là spuntano nel movimento Lgbt. «Dobbiamo concentrarci sul fatto che quando una coppia è riconosciuta, quando si attribuisce al coniuge il diritto di disporre della salute dell’altro se non è in grado di decidere per sé o quando in virtù di quella unione si concede la visita in caso di detenzione, il cammino verso l’ugualianza totale si è molto accorciato». Sarà, ma vogliamo parlare di famiglia? Vogliamo pensare alle coppie di gay o di lesbiche che volano in Canada, in Danimarca o in Thailandia per poter procreare? Ad oggi la Legge 40 sulla procreazione assistita determina i limiti di accesso all’inseminazione artificiale in maniera molto restrittiva ed esclude espressamente tutte le coppie che non siano composte da un uomo e una donna. Questa scelta del legislatore obbliga le coppie omosessuali che sono pronte per la propria genitorialità a lunghi pellegrinaggi faticosi e costosi verso Paesi diversi dal proprio dove tentare la via della gravidanza e poi della maternità o della paternità. La questione, secondo Monica Cirinnà, non sta molto nel favorire la pratica dell’inseminazione artificiale, quanto piuttosto nel normarla, perchè in realtà è una situazione che esiste già. O almeno ragionare della possibilità di adottare in tutto e per tutto il figlio del proprio partner se nato da una relazione precedente.
EVA GRIMALDI PER IL PRIDE VILLAGE
Due mamme, due papà «Bisogna immaginare una madre che cresce un figlio da sola – racconta la senatrice – diciamo una ragazza madre. Oppure pensiamo a una giovane vedova, insomma a una persona il cui partner non c’è più e del figlio in comune non vuole o non può occuparsi. Quel figlio avrà un solo genitore. Ma quella ragazza potrebbe innamorarsi, e forse si innamorerà, di un’altra donna. Quelle donne che cresceranno il bambino giorno per giorno, tutta la vita, per lo Stato saranno sempre la mamma del ragazzino e la migliore amica di lei. E se per qualche disgrazia la madre biologica dovesse andare in carcere o morire, oppure avere un problema di salute che la induca verso il coma e la non autosufficienza, quel figlio sarà a disposizione dei servizi sociali e poi reso adottabile». La legge racconta che tutto quello che si stabilisce sulla pelle di un bambino deve essere inteso per il «miglior interesse del minore» ma in questo caso la continuità affettiva con la madre non biologica sarebbe interrotta per legge costringendo di fatto il ragazzino a due separazioni, a due lutti, a due dolori.
L’INVITO DI FACCI AL PRIDE VILLAGE
Trasversalità parlamentare Monica Cirinnà è una parlamentare del PD ma è molto fiera del lavoro trasversale svolto e del sostegno che al suo disegno di legge è giunto da diversi partiti. «Mi sono stati molto vicini, hanno contribuito a redigere il testo e hanno voluto firmarlo insieme a me diversi colleghi del mio partito ma anche esponenti di Sel e del Movimento 5 Stelle. So bene che si tratta di un compromesso per tutti, soprattutto per chi beneficerà domani di questa legge, e so che il minimo sarebbe garantire il matrimonio civile a ognuno estendendo ad ogni coppia che lo sottoscrive gli stessi doveri e gli stessi diritti. Ma forse dobbiamo pensare che per ora si deve incassare un risultato intermedio e che da lì la battaglia deve ripartire più forte di prima per puntare a un risultato che sia in grado di rendere decisamente e in un solo colpo tutti i cittadini uguali davanti alla legge».
TRAVAGLIO INVITA AL PERUGIA PRIDE VILLAGE
Quasi cinquemila emendamenti Nonostante i 4800 emendamenti presentati, fra i quali trecento sono a firma di Carlo Giovanardi, settecento di Lucio Malan e circa duemila di vari esponenti del Nuovo Centro Destra, Monica Cirinnà è convinta che il 20 luglio il suo testo passerà l’esame del Senato. Il presidente della Commissione Giustizia ha disposto di non prendere in esame gli emendamenti che non hanno valore di merito e quindi l’enormità di obiezioni presentate si riduce a poche considerazioni che forse davvero a fine luglio potranno raggiungere l’aula del Senato. E se il testo uscirà dal Senato senza stravolgimenti radicali, in tempi brevi la Cirinnà si aspetterebbe lo stesso risultato alla camera entro settembre. O almeno speriamo.
