di Francesco Giacopetti
segretario Pd Perugia
Perugia ha bisogno di una visione e di una strategia che tenga insieme tutta la città. La nuova giunta comunale a sette mesi dall’insediamento è molto più preoccupata di distinguersi dai governi cittadini precedenti, cancellando tracce del passato fino all’assurda conseguenza di disconoscere realtà e attività che hanno dato e dovrebbero continuare a dare un importante valore aggiunto alla città ma soprattutto ai cittadini. Anziché pensare al rilancio dell’intero territorio comunale, naviga a vista, cerca di riempire il proprio vuoto di idee e di radicamento solo pigiando il tasto ‘reset’ e con qualche estemporanea uscita sui mass media.
Uniche note positive sono quelle legate ai frutti di progetti ereditati dalla passata amministrazione, penso all’Arco Etrusco, a Piazza Matteotti, agli alloggi della Torre degli Sciri e di via Fratti, per citare solo alcuni esempi. Per non parlare della denuncia di questi giorni per le difficoltà legate ai tagli dei trasferimenti statali. Sono anni che il PD sottolinea le enormi difficoltà legate alla gestione degli enti locali dovute anche ai vincoli del patto di stabilità che, acuite da un periodo di forte crisi e situazione drammatica per famiglie e imprese, assottiglia progressivamente e inesorabilmente le risorse a disposizione. Di fronte all’impossibilità del Comune di impiegare risorse per divieti e tagli imposti dallo Stato, la Giunta di centro-destra non può limitarsi a lanciare allarmi e gridare al rischio di dissesto, per poi rassicurare con slogan da campagna elettorale permanente. In situazioni ben peggiori, il PD e le sue Giunte – fino a sette mesi orsono a Perugia e a tutt’oggi nei tanti Comuni e Regioni che governa – sono riusciti a razionalizzare i costi e a mantenere i servizi alla persona ed i relativi standard di qualità, senza lasciare indietro chi non ce la fa.
Il doveroso contenimento dei costi non può significare una città meno equa, meno giusta e con meno servizi e opportunità. In un contesto di risorse decrescenti, un buon amministratore non dovrebbe concedersi promesse e allarmismi, ma ha il compito di governare e di scegliere, impegnandosi quotidianamente per tenere insieme equità, efficacia ed efficienza in tutto il territorio comunale. Oggi, ci piacerebbe finalmente sapere quali sono l’idea, la visione di sviluppo, la strategia complessiva per la città. Ci piacerebbe sapere come si vuol far stare Perugia in un’ottica regionale, perché se gli intenti sono quelli paventati con il caso Centralcom c’è da riflettere e preoccuparsi. Ci piacerebbe conoscere cosa si pensa di fare per continuare a incrementare un sistema integrato e sostenibile di mobilità urbana. Come sostenere, la piccola e media impresa, con quali politiche urbanistiche, di servizi, di incentivi fiscali e tariffari? Come dialogare e incalzare le multinazionali che stanno sul territorio, prima fra tutte la Perugina-Nestlè, sulla cui situazione il silenzio dell’amministrazione comunale è imbarazzante.
Ci piacerebbe, infine, sapere, quali idee e quali progetti l’amministrazione comunale ha sul tavolo per interi pezzi di città che da mesi risultano non pervenuti – e mi riferisco a tante frazioni e periferie della città scomparse dall’operato e dalla cronaca e dal dibattito – e che rischiano di essere abbandonati al loro destino da una giunta che di civico ha ormai solo il nome. Mentre la maggioranza di centro-destra, tra decisive guerre ai piccioni e lotte interne, in sette mesi è riuscita a dividersi in ben sette gruppi consiliari facendo impallidire anche l’armata Brancaleone, tutta la città e tutti i perugini attendono ancora risposte vere, serie e concrete ai problemi grandi e alle piccole esigenze troppo spesso dimenticate ma che incombono sulla quotidianità di ogni quartiere, di tutte le frazioni e di ciascuna persona. Se mancano prospettiva e strategia per tutta la Città, non c’è futuro
