Lo sciacallo dorato avanza lungo l’Appennino: avvistato a poche decine di chilometri da Colfiorito, è più che probabile che scorazzi dentro i confini umbri, atteso che l’animale percorre centinaia di chilometri nei suoi quotidiani spostamenti. dopo le Marche cresce l’ipotesi della presenza anche in Umbria. Ad immortalarlo è stato il fotografo naturalista Michel Giaccaglia, come ha segnalato anche Rai Umbria.
Stiamo parlando di uno degli animali più rari e meno conosciuti della fauna italiana. Giaccaglia l’ha immortalato mentre stava seguendo un branco di lupi per un lavoro naturalistico.
Così Giaccaglia sulla sua pagina social: «L’avvistameto inaspettato di uno sciacallo dorato lungo il fiume Esino, regione Marche, Italia centrale. Documento unico che testimonia l’espansione della specie molto a sud rispetto al passato. Una rarità assoluta, a prova delle capacità adattative di questi piccoli carnivori. Seguono i lupi in cerca di avanzi, così all’espansione del lupo segue quella dello sciacallo».
Lo sciacallo dorato, Canis aureus, è un piccolo canide che occupa una posizione intermedia tra la volpe e il lupo. Ha zampe relativamente lunghe, muso affusolato, orecchie triangolari e un mantello che varia dal grigio-bruno al giallo dorato, caratteristica dalla quale deriva il suo nome comune. Un adulto pesa generalmente tra gli 8 e i 15 chilogrammi, dimensioni che lo rendono nettamente più piccolo di un lupo ma più robusto di una volpe.
La sua storia italiana è relativamente recente. La specie è originaria dell’Europa orientale, dei Balcani, del Medio Oriente e di ampie aree dell’Asia. La prima presenza stabile nel nostro Paese è stata documentata negli anni Ottanta nel Friuli Venezia Giulia, dopo un’espansione naturale partita dai Balcani. Per molti anni la diffusione è rimasta limitata al Nord-Est, ma nell’ultimo decennio il fenomeno ha subito un’accelerazione. Oggi lo sciacallo dorato è stato segnalato o documentato in Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, Marche e Lazio.
Secondo le stime più prudenti, in Italia sarebbero presenti tra 250 e 300 esemplari, anche se alcuni monitoraggi più recenti ipotizzano numeri leggermente superiori. Rimane comunque uno dei carnivori più rari del territorio nazionale.
Lo Sciacallo dorato appartiene infatti al gruppo degli sciacalli, anche se negli ultimi anni gli studi genetici hanno portato a rivedere alcune classificazioni tradizionali. Per molto tempo gli zoologi hanno considerato esistenti tre specie principali di sciacallo: lo sciacallo dorato (Canis aureus), lo sciacallo striato (Canis adustus) e lo sciacallo dalla gualdrappa o dorsonero (Canis mesomelas), entrambi africani. Successivamente si è scoperto che il cosiddetto “sciacallo dorato africano” era in realtà una specie diversa, oggi chiamata Lupo africano, geneticamente più vicina ai lupi che agli sciacalli.
Ciò che distingue lo sciacallo dorato dagli altri sciacalli è soprattutto la sua parentela evolutiva e la sua distribuzione geografica. È l’unica specie di sciacallo diffusa naturalmente in Europa. Vive dai Balcani fino all’India e negli ultimi decenni ha esteso il proprio areale verso l’Europa centrale e occidentale, arrivando in Italia.
Dal punto di vista fisico, lo sciacallo dorato è generalmente più grande dello sciacallo striato e ha un mantello uniforme giallo-bruno o grigio-dorato, senza le marcate strisce laterali dello sciacallo striato né la vistosa “sella” nera sul dorso che caratterizza lo sciacallo dorsonero.
La difficoltà maggiore riguarda il monitoraggio. Lo sciacallo dorato è infatti ancora più elusivo del lupo. La sua presenza viene quasi sempre individuata attraverso fototrappole, analisi genetiche o ritrovamenti occasionali. Questo significa che potrebbe essere presente in un territorio anche da mesi o anni senza essere osservato direttamente.
