Foto Fabrizio Troccoli

di Catiuscia Marini*

La ‘Giornata della Memoria’ deve parlare a tutti i cittadini, ma, soprattutto, rivolgersi ai ragazzi e alle ragazze di oggi perché sappiano, comprendano, conoscano quanto accaduto (per usare le parole della filosofa Hanna Arendt) all’‘umanità nei tempi bui’. In questa giornata la Regione Umbria, ha da sempre dato vita ad iniziative non per un ‘ricordare’ retorico, ma vero e sentito, affinché ciascuno possa non solo ricordare, ma soprattutto riflettere sull’atroce persecuzione degli ebrei, di cui anche l’Italia fu consapevole e responsabile, introducendo nel 1938 le orribili leggi razziali e non fermando la deportazione nei campi di sterminio.

Anche quest’anno abbiamo voluto essere presenti come Regione, assieme alle altre istituzioni locali, nell’organizzare le varie iniziative che si svolgeranno in Umbria, perché vogliamo che ‘il giorno della memoria’ non rappresenti soltanto il doveroso e giusto ricordo di una delle pagine più buie e vergognose del fascismo. Iniziative come questa devono infatti servire a non dimenticare le responsabilità di quanti contribuirono a varare le leggi razziali del 1938, ma anche a far sì che le giovani generazioni abbiano sempre la possibilità di sapere e giudicare la storia e i comportamenti di chi decise di condividere la follia nazista e lo sterminio degli ebrei. È compito delle istituzioni educare le nuove generazioni affinché dalla tragica e triste esperienza del passato si possa guardare ad un futuro che sappia rispettare i diritti umani e le persone nelle proprie differenze culturali e religiose. Un compito – sottolinea Catiuscia Marini – che la Regione Umbria ha assunto nel suo Statuto come valore della propria identità: ‘La Regione assume come valori fondamentali la cultura della pace, della non violenza e il rispetto dei diritti umani; la cultura dell’accoglienza, della coesione sociale, delle differenze; la qualità del proprio ambiente; il patrimonio spirituale fondato sulla propria storia civile e religiosa’.

Ringrazio quindi i Comuni, le Province, le istituzioni scolastiche, l’Isuc, le associazioni culturali e tra queste in particolare l’associazione ItaliaIsraele, per le iniziative promosse in occasione di questa giornata. Il lavoro svolto dalle diverse associazioni e comunità ebraiche, presenti in alcune città della nostra regione, sono un contributo prezioso, che rafforza il significato del ‘giorno della della memoria’.

Gli italiani avevano delle liste con tutti i nomi ebrei della città, per ogni nome un indirizzo’; ‘C’era anche  Mengele che assisteva a tutti gli arrivi, cercava i gemelli per i suoi esperimenti. Noi non sapevamo chi fosse e neppure che esistesse.  Lui faceva mettere uomini da una parte e donne dall’altra. Guardava, uno sguardo solo, uno, un attimo e decideva con un gesto chi entrava nel lager e chi andava direttamente al forno…’. Sono alcuni dei brani delle testimonianze dei sopravvissuti allo sterminio nazista. La Shoah – commenta la presidente – non è una brutta storia nell’Europa degli anni ’40. La Shoah ha cambiato la storia, con il volto dell’orrore e dei silenzi omertosi… Dagli anni ’90 i testimoni hanno cominciato a raccontare, specialmente alle nuove generazioni, la loro tragica vita  per lasciare memoria diretta di quanto vissuto, consapevoli sia del tempo non troppo lungo a disposizione, sia del riacutizzarsi di violenti episodi antisemiti nella società contemporanea. Il 27 gennaio 1945 furono aperti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e l’orribile tragedia si mostrò agli occhi del mondo. Oggi, 27 gennaio 2011, continuiamo a raccontare la Shoah per non dimenticare le atrocità vissute dal popolo ebraico, affinché non si ripetano mai più. Il Campo di Fossoli, la Risiera di San Sabba a Trieste, il 16 ottobre 1943 nel Ghetto di Roma: sono alcuni dei luoghi, i volti e le vite spezzate degli ebrei italiani.

Concludo con le parole pesanti come pietre di Hannah Arendt: ‘Parlare di umanità in tempi bui significa fare i conti con la catastrofe dell’idea di umanità e insieme andare oltre. La questione allora non è quella di preservare residui o frammenti di valori passati o di difendere una ipotetica natura umana dalle sue perversioni, tantomeno riflettere sull’umanità come valore appartenente a una visione del mondo. Si tratta piuttosto di andare a vedere i modi, se ci sono stati, di essere umani, di vivere umanamente nei brechtiani tempi bui.

*Presidente Regione Umbria

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