Riceviamo e pubblichiamo la «Lettera aperta ad alcuni sedicenti Cattolici di Terni» inviataci dall’avvocato Renzo Nicolini che fa riferimento ad alcune lettere scritte da cattolici ternani e riportate dalla stampa sull’inchiesta, giudiziaria prima che giornalistica, che sta coinvolgendo la Diocesi di Terni.
Sono costretto ad usare lo strumento della “lettera aperta”, volendo rivolgermi ad alcune persone non soggettivamente identificabili, qualificatesi soltanto come “gruppo di cattolici ternani”, non avendo avuto il coraggio e la dignità di sottoscrivere un loro documento pubblicato sulla stampa locale, ripreso poi anche dalla stampa nazionale, per contestare con la maggior possibile carità cristiana ma anche con decisa fermezza ed indignazione, quanto da loro pubblicato.
Mi riferisco alla vera e propria diffamazione che si è voluta propagare con tale documento nei confronti dell’Arcivescovo Paglia, Vescovo di Terni fino a qualche mese fa, evocando fatti e notizie del tutto inesistenti e, se non altro teminologicamente, del tutto infondate ed inesatte. Se gli untori di turno, che non mancano mai, soprattutto in questi tempi nei quali attaccare ed infangare l’immagine della Chiesa Cattolica è diventato un ambito gioco al massacro, avessero sottoscritto le due lettere alle quali intendo riferirmi, (una rivolta al pubblico ed una inviata alle strutture apicali della Santa Sede), la presente sarebbe stata inviata direttamente a loro, magari per aprire un confronto diretto, utile ad evitare il rischio di disorientare, se non addirittura produrre scandalo, nei fedeli della comunità ecclesiale.
In tali lettere si è ripetutamente parlato e sentenziato che Mons. Paglia avrebbe causato alla Curia Vescovile di Terni un “buco” (sic) di vari milioni di Euro, citando a mo’ di esempio l’esito di alcune operazioni economico-finanziarie di tipo immobiliare.
E’ a tutti noto, che la parola “buco” indica un ambito in cui scompaiano le cose, nascoste ivi da qualcuno che vuol sottrarle alla vista, al controllo e alla disponibilità di altri.
Accusare Paglia, questa è la vera intenzione diffamatoria dei zelanti sedicenti cattolici, di aver creato e quindi lasciato un “buco” finanziario di notevoli dimensioni, è indegno, infondato, inesatto e tendenzioso.
E’ vero che in questi mesi alcune operazioni messe in atto dalla Curia ternana non si sono concluse, oppure hanno comportato un saldo finanziario negativo per la crisi del settore immobiliare che caratterizza l’attuale momento, ma si tratta di una esposizione transitoria di gran lunga compensata dai valori reali dei beni disponibili, la cui utilizzazione non può che essere rinviata a momenti più favorevoli perché quel saldo diventi positivo. A quanti soggetti, enti, imprese, individui, è capitato, e sta capitando, e purtroppo capiterà ancora, di registrate una situazione di difficoltà temporanee di questo genere?
Soltanto degli ipocriti sepolcri imbiancati possono contestare a Paglia di essersi interessato di cose commerciali, e quindi mondane, e per questo disdicevoli a loro avviso, per avere voluto procedere ad una necessaria ed opportuna ristrutturazione delle disponibilità materiali della Chiesa locale affinché il loro rendimento fosse più adeguato e consentisse lo sviluppo delle attività pastorali di cui sia la comunità ecclesiale che quella civile ne evidenziano sempre più il bisogno; Gesù ha insegnato che i talenti non vanno sotterrati, ma vanno utilizzati e messi a profitto.
Quando Mons. Paglia ha istituito la “mensa dei poveri” intitolata a S.Valentino nel Giugno del 2001, appena arrivato a Terni, con distribuzione di migliaia e migliaia di pasti, quando nelle vesti di Presidente della Conferenza Episcopale Umbra, come primo atto, ha creato il Fondo di solidarietà per le famiglie bisognose, che in questi anni con il contributo di privati e di istituzioni pubbliche, ha erogato oltre due milioni e mezzo di euro, quando Paglia si è impegnato con forza per la nascita e la sopravvivenza della Fondazione per la ricerca delle cellule staminali, quando egli sul piano culturale ha dato un impulso senza precedenti al Museo Diocesano, a mostre, a convegni di livello anche internazionale, ad iniziative cinematografiche, non so quanto sinceramente ma certamente in modo evidente e pubblico, i baciamano, i riconoscimenti positivi, gli abbracci si sono sprecati, mentre ora si fanno insinuazioni, si alimentano dubbi, si evoca lo scandalo. Le tante cose fatte e le molte iniziative assunte non si realizzano solo con le buone intenzioni; oggi più di ieri sono necessari mezzi e strumenti costosi, ed aver ricercato di disporne è titolo di merito e non di disprezzo.
Non c’è stata battaglia o rivendicazione che gli operai di Terni hanno dovuto affrontare per i problemi della occupazione e del lavoro nelle quali Mons. Paglia non sia stato presente attivamente ed in prima persona per sostenere con energia le loro ragioni; per le gravi situazioni della Basell e dell’AST il suo ostinato impegno per salvarne il livello occupazionale è stato, ed è tuttora, costante ed energico.
L’aver colpito l’immagine ed il dinamismo di Mons. Paglia con le lettere pubblicate dalla stampa locale, e purtroppo riprese anche da quella nazionale, possono aver creato anche qualche difficoltà, speriamo di no nell’interesse dei lavoratori e della città, alla sua capacità di intervento, in particolare nei confronti della Outokumpu presso i cui amministratori, proprio in questi giorni, ed in queste ore i suoi contatti sono continui ed intensi; dobbiamo augurarci che non venga meno la sua autorevole capacità di presa che, anche per il prestigio internazionale acquisito da Mons. Paglia con la sua nuova posizione nell’ambito della Santa Sede, può essere di grande utilità per i lavoratori e per Terni.
Quando si constatano difficoltà è giusto e doveroso che si cerchi di capirne le ragioni ed i motivi, ma non è giusto che ci si eserciti con abusi linguistici, con allusioni, con sottointesi e con ipocrita ironia, per esprimere giudizi negativi e calunniosi di fronte a delle esposizioni debitorie, consistenti ma facilmente spiegabili.
E’ decisamente scorretto ed indegno usare la parola “buco”, perché questo termine evoca qualcosa di occulto, di sottrazione, di sparizione, ed è profondamente disonesto alludervi sia sulla stampa, sia nelle piazze, e purtroppo anche in qualche sede ecclesiale.
E’ ben noto, per la vita pubblica e professionale che ho svolto a Terni e altrove, che io non sia un “cattolico devoto” perché ho sempre condannato il fondamentalismo di qualsiasi colore, islamico, cattolico, e di qualsiasi altro tipo; mi considero soltanto un semplice “ cattolico credente” e sulla base di questa mia modesta condizione intellettuale ritengo che non è necessario qualificarsi cattolici per arrogarsi il diritto di giudicare tutto, tutti e sempre; anzi, ho sempre creduto, come ha detto S.Paolo, che per essere cristiani non basta qualificarsi tali; i cristiani si riconoscono da come si comportano!
Le lettere pubblicate dal sedicente “gruppo di cattolici ternani” non brillano per lo spirito di carità inteso in senso cristiano, e ben si sa che non c’è carità senza verità, così come non c’è verità senza carità; è sorprendente che di fronte ad esse nessuno della comunità ecclesiale locale, nemmeno ai massimi livelli della Curia, abbia ritenuto di reagire al palese tentativo di sfregiare l’immagine di un Pastore che ha guidato il gregge di Terni, Narni e Amelia per oltre dieci anni, e non si sia curato di dare alle persone in buona fede, senz’altro disorientate dalle notizie del presunto “buco” milionario, le necessarie precisazioni ed informazioni, ricordando altresì a quelli in malafede che la calunnia come l’invidia è sinonimo della mancanza di amore che è il peggiore e forse l’unico vero peccato mortale; verità questa che dovrebbe essere sempre tenuta presente da tutti e soprattutto da chi tiene ad autoqualificarsi cattolico.
Avv. Renzo Nicolini

Con questa lettera aperta se prima avevo qualche dubbio ora ho la certezza che nulla torna, ma quale chiarezza?
Almeno si é firmato! Questa é chiarezza no?