La piccola stazione

di Andrea Liberati*

Il respiro affannoso e romantico di un trenino che sferraglia da Terni a Marmore: Lord Byron non ebbe il tempo di catturarlo. E se neanche noi riuscissimo a declamare in ottava rima la grande bellezza di certe immagini, saremo almeno in grado di salvare quel poco di mobilità dolce residua nel nostro territorio?

Dopo quanto accaduto due anni or sono, con la soppressione della Sulmona-Roccaraso-Carpinone e il mesto avvio del servizio sostitutivo su gomma, è il momento che le istituzioni locali aggiungano nuovi significati a risorse ignorate come la Terni-L’Aquila. Lo facciano ognuna per quanto di propria competenza, senza indugi, prima della prossima devastante spending review. La fine dell’indimenticata Spoleto-Norcia, che ben poteva rappresentare l’autentica vocazione sostenibile della nostra regione, è tuttora un monito a ogni amministratore che si avvicini con dozzinalità a certi temi.

Al riguardo, non sfugge a nessuno come il tracciato della Terni-Marmore costituisca un potenziale attrattivo finora viceversa trascurato: come non vedere l’utilità di tale tratta sul fronte turistico, viste anche le superbe peculiarità paesaggistiche e architettoniche che essa offre?

Sarebbe sufficiente soltanto un collegamento accessibile e pedonale dal salto superiore della Cascata a una nuova, piccola fermata ferroviaria da realizzare subito dopo l’uscita del tunnel di Marmore, all’altezza di Vocabolo La Fossa. Suddetta fermata, in sé dai costi irrisori, è soluzione obbligata, non essendo infatti granché decoroso lo spettacolo urbanistico offerto a viaggiatori che scendessero presso la stazione storica del paese: l’irresponsabile cementificazione d’intorno la rende del tutto inadeguata.

Terni ha un’inservibile metropolitana di superficie, fatta bruciando milioni su milioni.
Abbiamo visto centinaia di progetti, talora veri sprechi di denaro europeo, statale e regionale; talaltra accattivanti e coerenti, e tuttavia ancora solo su carta, come il necessario collegamento ciclopedonale da Terni al belvedere inferiore e poi magari fino ad Arrone e Ferentillo.

Italia Nostra propone di unire funzionalmente questa ferrovia – dalle rare caratteristiche di ingegneria alpina – al belvedere superiore della cascata delle Marmore e, dunque, alla splendida terrazza sulla Valnerina, cui dista meno di 200 metri. Possibile che, in tale direzione, non si riesca a sviluppare un’efficace sinergia tra gestori della Cascata, gestori degli snodi logistici, produttori, mondo turistico-ricettivo e politica, che tutto dovrebbe coordinare?

Visionario pensare di richiamare flussi aggiuntivi, fatti di raffinate sensibilità, a beneficio del nostro comprensorio, valorizzando così una linea che, nonostante i recenti investimenti, rischia di finire comunque sotto la mannaia di futuri governanti, considerando l’inesistenza di una seria programmazione di medio-lungo termine nel nostro Paese? Perché, oltre alle severe lezioni del passato, sulla gestione di una strada ferrata davvero unica non impariamo umilmente, se non dagli svizzeri, almeno dalle eccellenze altoatesine?

Intanto, ogni domenica, sbuffando sempre più faticosamente, un trenino, dalla Conca, si inerpica tra ponti e tunnel in vista dell’Agro reatino. Solo due euro (!) per un viaggio fortemente evocativo, ricco di incanto, in contemplazione dell’armonia tra tecnica ferroviaria e creato. Eppure quel trenino resta miseramente vuoto: ancora per quanto? Nuovi segni di progresso attende la memoria di Curio Dentato, di Lord Byron e di tutti coloro che qui son nati, son passati, hanno vissuto. Hanno amato.

*Presidente di Italia Nostra-Terni

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One reply on “Mobilità dolce tra Terni e la cascata delle Marmore: quel vecchio trenino che rischia di scomparire”

  1. signor Andrea Liberati: facciamo invece con molto minor dispendio di
    risorse un percorso guidato dalla stazioncina in stile umbertino di
    Marmore al Belvedere superiore della Cascata…..da qui si scende al
    belvedere inferiore senza fatica e con un itinerario fantastico; si
    faccia poi in modo di avere i bus – anche di linea – che riportino la
    gente dalla Valnerina a Terni. Io lo ho fatto più volte da solo o con
    amici. Certo quando si accedeva gratuitamente allo spettacolo Byroniano
    era meglio, ma anche così non è male.

    La prego di abbandonare invece l’idea di altre inutili fermate del treno: sa,
    trattasi comunque di una linea che collega 3 regioni (Umbria – Lazio –
    Abruzzo) connette due capiluogo di provincia come Terni e Rieti al
    capoluogo regionale d’Abruzzo (L’Aquila) e soprattutto è usata da
    studenti e pendolari di Rieti per andare in modo civile alla volta della
    Capitale d’Italia, o direttamente a Sant’Anna al centro di Perugia.

    La valorizzazione turistica è la ciliegina sulla torta di una linea
    attiva…. ma è l’utilizzo commerciale della ferrovia la mantiene
    tale….. evitiamo i voli pindarici della mobilità lenta. La ferrovia è
    un trasporto rapido di massa, e a tale vocazione deve prioritariamente
    soggiaciere. Nulla in contrario al fatto che la si usi anche per
    altro….. ma non è in quel modo che rimarrebbe in vita.

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