Una mensa scolastica (foto archivio Fabrizi)

Il costo medio sostenuto dalle famiglie umbre per le mense scolastiche dei propri figli è tra i più bassi d’Italia. Lo certifica il nono rapporto Cittadinanzattiva secondo cui, peraltro, rispetto al precedente anno scolastico le mense umbre non hanno aumentato il costo del pasto, evitando alle famiglie quei rincari che invece sono stati riscontrati in molte zone d’Italia.

Intanto, sia per la scuola d’infanzia che per la primaria un pasto a scuola costa alle famiglie umbre in media 3,87 euro, che alla fine del mese portano a 77 euro il conto per il servizio di refezione. La “bolletta” annuale per i pasti resta in Umbria tra le più basse d’Italia, attestandosi per ogni anno scolastico a 697 euro a fronte di una spesa media italiana che per l’infanzia si attesta a 781 euro e per la primaria a 796. Nel dettaglio per gli asili si spende di meno in Sardegna (547), Marche (646), Lazio (675) e Puglia (684), mentre per la primaria in Sardegna (581) e Puglia (684).

Cittadinanzattiva, poi, rileva come l’Umbria rientri tra le poche regioni in cui il costo medio per un pasto, sia per un bimbo in età da scuola dell’infanzia che da primaria, non ha subito rincari tra il precedente anno scolastico e quello appena concluso, risultando quindi, sempre in media, immune all’inflazione. Non ovunque è andata così: per l’infanzia, ad esempio, l’aumento più rilevante si rileva in Abruzzo (+7,6 per cento), per la primaria in Molise (+16,6).

Il rapporto, inoltre, rileva come il 40,6 per cento degli edifici scolastici in Umbria sia dotato di ambienti mensa: si tratta di 328 edifici su 806. Una media, quella regionale, migliore della nazionale, che si ferma al 36,5 per cento, ma ci sono regioni che viaggiano su altri standard: Valle d’Aosta (71,9); Piemonte (62,5); e Liguria (59,4).

Cittadinanzattiva, infine, torna a formulare alcune proposte: per migliorare le mense scolastiche, ad esempio, secondo l’associazione, «il servizio andrebbe classificato come pubblico essenziale». Dopodiché occorrerebbe «aumentare e stabilizzare il Fondo per il contrasto alla povertà alimentare a scuola», perché «i 500 mila euro ad oggi stanziati» sono considerati «ampiamente insufficienti». Nel mirino anche gli spazi, con Cittadinanzattiva che chiede «un piano quinquennale, oltre il Pnrr, per continuare a costruire nuove mense». Infine, tra le proposte anche «l’istituzione di un Osservatorio nazionale permanente» con cui avviare la definizione di «un regolamento nazionale per le commissioni mensa, definendone chiaramente funzioni e prerogative».

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