Vincenzo Filice, segretario provinciale Cisal Perugia, esprime forte perplessità sul blocco per il sesto anno consecutivo delle retribuzioni e dei contratti degli statali che in Umbria riguarda circa 48 mila lavoratori. «Come se non bastasse – rimarca Filice -, disponendo anche il rinvio del pagamento dell’indennità per la vacatio contrattuale fino al 2018. Una decisione inaccettabile che non può essere giustificata con la solita mancanza di risorse. I soldi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego devono essere reperiti o sarà scontro aperto. Si continua di fatto a considerare la pubblica amministrazione come un costo e non un investimento».
Da troppi anni «I dipendenti pubblici attendono da troppi anni il rinnovo di un contratto che non è possibile rinviare ancora – è la replica del segretario Cisal Perugia -, in quanto gli stipendi non reggono più il passo con l’aumento vertiginoso del costo della vita. La percezione è che si continui a chiedere sacrifici ai soliti noti per non toccare altri interessi. Anziché tagli lineari, sarebbe necessaria una spending review che elimini gli sprechi che ci sono nelle ‘municipalizzate’ e nelle troppe consulenze palesemente clientelari. Solo così si libererebbero risorse sufficienti per una vera riforma della pubblica amministrazione, mettendola finalmente in grado di assolvere alla sua primaria funzione di ‘volano di sviluppo’ di un Paese moderno, capace di assicurare a cittadini e imprese servizi imparziali, efficienti e trasparenti». «Affinché questo si realizzi è necessario che la politica esca definitivamente dalla gestione della p.a. – ha aggiunto Filice -, si acquisisca una vera cultura manageriale e si riscoprano e si rispettino valori quali merito e responsabilità a tutti i livelli decisionali e operativi. Bisogna decidere che cosa si vuol fare».
Fare le riforme «Invitiamo il presidente del consiglio Renzi a voler fare le riforme tanto decantate – ha continuato Vincenzo Filice -, anziché continuare a esaltare il bonus di 80 euro – in realtà in media è di 50 euro perché variano in base al reddito –. La Cisal non è contraria, ma la misura è priva di equità e di organicità, dovrebbe essere estesa anche ad altri soggetti: pensionati, ‘incapienti’ e autonomi. Il risultato? La riduzione delle tasse non c’è e quella degli sprechi nemmeno. Occorre, infine, dare un segno di riconoscimento al lavoro – conclude Filice -, soprattutto perché non si esce dalla crisi abbassando i salari e peggiorando le condizioni dei lavoratori. Ecco perché vorremmo che si chiuda una stagione lunga sei anni che ha portato all’impoverimento delle retribuzioni e delle pensioni. Se il governo non cambia strada troverà nei sindacati un fronte compatto di lotta».
