La frana di Niscemi

di Paolo Coletti*

Il 12 ottobre 1997, Niscemi, nel cuore della Sicilia profonda, subisce la sua prima grande frana. I tecnici arrivano, studiano e redigono relazioni chiare; ma quelle carte finiscono dimenticate in un cassetto o perse nei meandri di una burocrazia che considera il documento più importante dell’opera. Per quasi trent’anni la montagna continua a scivolare nel silenzio, fino a gennaio 2026, quando il fango travolge tutto davanti alle telecamere nazionali, lasciando dietro di sé oltre 1.600 sfollati.

Il 15 aprile scorso, la Procura di Gela indaga tredici persone per disastro colposo, inclusi gli ultimi quattro presidenti della Regione Sicilia, esponenti di schieramenti politici opposti. È la fotografia di un fallimento trasversale: il procuratore capo ha sottolineato come dodici milioni di euro siano rimasti fermi per tre decenni mentre le persone dormivano sopra una voragine annunciata. Questa paralisi nasce da un meccanismo sofisticato: il rimando. La struttura commissariale, il Comune e l’Autorità di bacino si sono palleggiati responsabilità per anni, ognuno trincerato dietro la mancanza di un “progetto conforme” o di un “aggiornamento documentale”. In questo racconto che rispecchia lo stilema kafkiano della burocrazia, ogni ufficio ha rispettato la procedura, ma nessuno ha fermato la frana.

ISCRIVITI AL NUOVO CANALE WHATSAPP DI UMBRIA24

Proprio per scardinare questa logica, nel 2009 la Legge 150 del Ministro Renato Brunetta aveva tentato una rivoluzione: imporre la cultura del risultato al posto di quella dell’adempimento. L’idea era di misurare le performance e sanzionare l’inerzia, colpendo quel “vizio di sistema” che rende la Pubblica Amministrazione un corpo incapace di trasformare i fondi in realtà. La legge, seppure con dei limiti, aveva quindi un impianto sicuramente di stimolo all’efficacia e all’efficienza della macchina pubblica. Ma Niscemi e le tante altre “Niscemi”, mutatis mutandis, che abbiamo avuto in Italia in questi ultimi 15 anni, dimostrano che quella riforma è stata neutralizzata: i dirigenti hanno imparato a documentare il rispetto delle regole senza mai rispondere dell’obiettivo finale. La procedura ha assorbito la riforma, trasformandola in un nuovo rituale autoreferenziale.

Oggi, il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta il test finale di questa patologia. I dati a ridosso della scadenza del 2026, estratti dalle relazioni della Corte dei conti e dalla piattaforma ufficiale Italiadomani, confermano una frattura drammatica tra forma e sostanza. Sebbene l’Italia sia stata impeccabile nel raggiungere oltre l’80 per cento degli obiettivi amministrativi (le milestone necessarie per incassare le rate da Bruxelles), la “messa a terra” fisica è un’altra storia. Secondo i monitoraggi di OpenPNRR e della Ragioneria generale dello Stato, solo il 33 per cento circa dei progetti è ufficialmente concluso, mentre la spesa reale erogata fatica a superare il 45 per cento.

Siamo di fronte a una nuova “cattedrale procedurale”: i soldi ci sono, i bandi sono chiusi, ma i cantieri non avanzano. Circa il 28 per cento dei Comuni, secondo i dati Uncem, denuncia l’impossibilità di chiudere le opere in tempo. Il Pnrr è diventato lo specchio di Niscemi su scala nazionale: un sistema che corre per completare i fascicoli, ma inciampa quando deve operare concretamente.

Non manca il denaro, né la conoscenza tecnica; manca la responsabilità del risultato. Il sistema è costruito per rendere il “non-fare” la scelta più sicura per il funzionario e per il politico, poiché l’azione espone a rischi, mentre l’inerzia può sempre essere scudata dietro il paravento di una procedura corretta. È lo stile italico dell’immobilismo strategico: si interviene solo quando la catastrofe è avvenuta, stanziando miliardi per l’emergenza dopo averne lasciati marcire pochi milioni per la prevenzione prima.

*Paolo Coletti è un manager, docente e analista con un’esperienza poliennale nella direzione di progetti complessi e nell’innovazione di processo per grandi imprese. Esperto di geopolitica e intelligenza artificiale, è autore di saggi sulla leadership etica, coniuga la visione strategica aziendale con lo studio dei nuovi scenari della geoeconomia moderna.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.