I settori del terziario sono pesantemente colpiti dalla crisi che attanaglia l’economia italiana, ponendo in termini inediti una questione occupazionale dai gravi risvolti sociali. Le aziende del settore distributivo vivono le conseguenze del vertiginoso crollo dei consumi, registrando un saldo negativo tra natalità e mortalità delle imprese. Non va meglio all’industria del turismo, con tutte le conseguenze in termini di indotto.
Questi settori in Umbria sono particolarmente colpiti in termini di risultati economici: produzione, fatturato e ordinativi e registrano una consistente decrescita. Il poco lavoro che si è creato è caratterizzato da una forte precarietà.
L’allarme viene lanciato dalla Cgil e dalla Filcams, categoria che ogni giorno viene chiamata a gestire crisi che, il più delle volte, sono irreversibili e che continuano a bruciare centinaia, se non migliaia di posti di lavoro.
La crisi colpisce ogni settore: dalle concessionarie dell’auto, al piccolo negozio di quartiere, dalla grande distribuzione organizzata, all’attività storica, dal grande albergo, al bar di quartiere.
A tutto ciò non si può rispondere con maggiori aperture delle attività commerciali: il contesto attuale di recessione e contrazione dei consumi, sommato al minore potere di acquisto delle famiglie, rende necessario un ripensamento del modello nel suo complesso.
Il terziario, in Umbria, è il settore privilegiato per l’occupazione femminile ed è anche quello che negli ultimi anni ha creato la maggior parte della nuova occupazione, che però, è fortemente destrutturata, perché fondata sulla diffusione del part time, di finti contratti in partecipazione, di false partite IVA o di fantasiosi contratti a progetto. Rapporti di lavoro privi di tutele fondamentali, come la malattia o la maternità. Ed è spesso su questi livelli che si misura la concorrenza fra negozianti, creando dumping contrattuali che si trasformano in concorrenza sleale nei confronti di chi sta nelle regole.
Dunque, non è certo la quantità di ore di apertura nell’arco della giornata e nei festivi a fare la differenza, ma è al contrario la qualità a garantire processi produttivi maggiormente sostenibili, come ad esempio la filiera corta e i prodotti a Km 0.
Questa nuova strategia nelle politiche distributive, comporta significativi processi di innovazione e contrasta con l’idea che il terziario distributivo sia un settore a bassa professionalità.
La riconquista della dimensione negoziale, per la discussione sugli assetti organizzativi delle aziende, soprattutto in materia di orari e turni di lavoro quali elementi principali del modello organizzativo, è una delle condizioni prioritarie su cui lavorare.
Cgil e Filcams lanciano poi un ulteriore allarme sulle cooperative e le aziende di servizi che lavorano per gli enti pubblici e le aziende sanitarie, realtà che pagano per prime il taglio “imposto” dalla spending review, con una riduzione lineare delle ore degli appalti e di conseguenza dei contratti di lavoro degli addetti, in un settore per di più privo di ammortizzatori sociali strutturali.
Parliamo di un settore già tristemente noto per le basse retribuzioni, che occupa in gran parte donne e molti stranieri, lavoratori invisibili, spesso in balia degli eventi e vittime di aziende e cooperative spurie senza scrupoli, con infiltrazioni malavitose che cominciano ad affacciarsi anche nella nostra regione, aziende che vincendo gare di appalto ove l’unico criterio è il massimo ribasso, di fatto inquinano il mercato e mettono a rischio l’esistenza stessa di aziende e o cooperative che le regole invece le rispettano.
E’ per questi motivi che la Filcams e la Cgil saranno impegnate, nelle settimane a venire, in una campagna di sensibilizzazione degli enti locali, della Regione, delle associazioni di categoria e dei cittadini, oltre che ovviamente dei lavoratori dei settori interessati, per focalizzare l’attenzione sulla crisi del commercio e sulla caduta dei consumi, sul turismo e sulla desertificazione dei centri storici, sulla conciliazione dei tempi di vita e sul lavoro delle tante donne che operano in questi settori ed ovviamente per monitorare e denunciare tutte le irregolarità e la conseguente perdita.
Cgil regionale Umbria
Filcams Cgil Perugia e Terni


