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E’ stato ufficialmente inaugurato lunedì mattina a Orvieto, in località Sant’Egidio, il nuovo invaso di compenso realizzato dal Consorzio di bonifica Tevere-Nera a servizio del mondo agricolo del territorio. Il nuovo invaso di compenso, posto al confine fra i territori comunali di Orvieto e Castiglione in Teverina (Viterbo), ha richiesto un investimento complessivo di 2,8 milioni di euro, finanziato interamente dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. La nuova infrastruttura fa parte del sistema di irrigazione a pioggia posto sulle due sponde del Tevere.

All’evento sono intervenuti i vertici del Consorzio Tevere-Nera, Francesco Vincenzi (presidente nazionale Anbi – Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque), Marco Casini (segretario generale Aubac – Autorita di bacino distrettuale dell’Appennino centrale), rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura, della Regione Umbria, del Comune di Orvieto, delle associazioni di categoria e delle istituzioni del territorio.

L’opera, illustrata da Andrea Venturi (vice capo settore irrigazione Consorzio di bonifica Tevere-Nera), è stata realizzata in un’area pianeggiante nei pressi del Podere San Giacomo, su uno dei terrazzi alluvionali del fiume. La sua funzione è quella di accumulare acqua e distribuirla sulla destra del Tevere, a servizio di un’area di circa 2.700 ettari. La rete di distribuzione a servizio di questa superficie verra realizzata in seguito e interesserà i territori di Attigliano, Lugnano in Teverina, Bomarzo e Graffignano.

L’invaso ha una capacita iniziale di 16 mila metri cubi e può arrivare, con un futuro ampliamento, a 32 mila metri cubi. E’ profondo fino a 4 metri e misura 44 per 75 metri. E’ stato realizzato con arginature in terra e un rivestimento interno in materiale sintetico ad alta resistenza. L’impianto sarà gestito attraverso sistemi automatici telecontrollati e sarà sorvegliato con telecamere.

Uno degli aspetti principali del progetto riguarda il modo in cui l’invaso viene riempito. L’acqua può arrivare dalla diga di Corbara direttamente per gravita, senza l’utilizzo di pompe. Questo consente di contenere i costi di gestione dell’impianto. La nuova infrastruttura è comunque predisposta anche per il riempimento meccanico: nel caso in cui il livello dell’acqua nella diga dovesse scendere abbastanza da non permettere più il riempimento a gravita, sarà possibile utilizzare le pompe.

Il nuovo invaso non servirà soltanto come riserva per la futura rete irrigua. L’impianto è collegato anche al sistema dei due invasi già in funzione, quello di Castiglione in Teverina e quello di Montecchio. Attraverso una condotta di by-pass sarà infatti possibile utilizzare l’acqua accumulata nel nuovo invaso e ridistribuirla, quando necessario, agli altri due invasi. Il sistema prevede una nuova tubazione del diametro nominale di un metro all’interno della centrale di sollevamento, collegata alla condotta che porta l’acqua dalla diga di Corbara all’invaso.

Nella centrale sono state inoltre installate due valvole a farfalla e una valvola a fuso, sempre del diametro di un metro, per regolare i flussi. L’obiettivo è quindi creare una maggiore capacita di accumulo e rendere piu flessibile la gestione delle risorse disponibili: una caratteristica particolarmente importante nei periodi di siccità e di carenza d’acqua, quando la disponibilità degli invasi e la possibilità di conservare e redistribuire la risorsa possono diventare decisive per garantire continuità all’irrigazione.