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Il tavolo con i dirigenti territoriali di Unicredit (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

L’Umbria è una regione di risparmiatori e per questo la crisi ha fatto meno male che in altre aree. Ma lo shock ha cambiato il modo di investire degli umbri, li ha resi più prudenti. Ma a sorpresa la categoria che investe di più sono i pensionati, davanti agli imprenditori. Sono le considerazioni emerse dai dati forniti dai nuovi responsabili territoriali di Unicredit in Umbria, che stamattina hanno incotrato la stampa a Perugia.

Banca Unica Hanno chiamato “Banca unica” (ricalcando un vecchio cliché del mondo bancario umbro) il nuovo assetto, i vertici del gruppo che in Umbria raccoglie circa 2,1 miliardi di euro in depositi e impiega complessivamente 3,5 miliardi, rappresentando il 21% e il 18% delle relative quote di mercato. La riorganizzazione denominata simbolicamente “Insieme per i clienti” ha visto la fusione di 7 società del gruppo, tra cui Banca di Roma. Anche la piramide di comando è cambiata con una divisione del territorio in macro aree (l’Umbria è insieme a Marche, Toscana ed Emilia Romagna). A sua volta c’è una suddivisione in tre network: Famiglie e Pmi, Corporate & Investment e Private. «In verità, alcuni aspetti di vicinanza al territorio ci fanno somigliare a una Banca di credito cooperativo – spiega il responsabile del Centro Nord Luca Lorenzi  – ma in più possiamo offrire un radicamento in 22 Paesi europei e un orizzonte per le imprese che pochi grandi gruppi possono vantare».

Più vicinanza al territorio Nel nuovo assetto Terni viene divisa da Perugia con un suo responsabile commerciale: Giuseppe Mincigrucci. A guidare Perugia sarà, invece, Luciano Bacoccoli. A disposizione dei quali viene messa a disposizione un’autonomia di 3 milioni per il capoluogo e 2,5 milioni per la città dell’acciaio. Gli 89 sportelli (76 a Perugia e 13 a Terni) vengono raggruppati poi in 19 distretti.

Numeri in Umbria Lorenzi ha sottolineato come il reddito medio per nucleo familiare in Umbria sia di 46.900 euro, mentre la propensione al consumo sia di 37.800 euro «con un differenziale elevato – ha detto Lorenzi – che fa ben capire l’attitudine al risparmio degli umbri». Per quanto riguarda le imprese, Lorenzi ha fatto notare come le due province umbre, nonostante la crisi, siano tra le prime dieci del Centro Nord nel rapporto tra imprese nate e morte (Terni al terzo con un +0,8% e Perugia all’ottavo con un +0,3%). Per ciò che riguarda il Corporate banking, cioè le imprese con oltre 50 milioni di fatturato, la quota mercato di Unicredit supera il 20% con 550 milioni di impieghi in 350 imprese.

Umbri più prudenti dopo la crisi Il responsabile Private banking (l’area dei servizi ai privati con elevate possibilità di investimento e soluzioni ad alto livello di personalizzazione) per l’Umbria del gruppo, Marcello Cioli, sottolinea come «dopo la crisi gli umbri cercano prodotti di investimento più semplici, con grado di rischio inferiore, un tempo più breve: non si cercano più miracoli e viene apprezzata una diversificazione, che attenua il rischio di perdere il capitale per default». Attualmente, nelle filiali private di Perugia e Terni si contanti 2.100 clienti “private” così ripartiti: 38% pensionati, 36% imprenditori, 9% liberi professionisti, 5%medici, 2% insegnanti, 2% dirigenti e 8% altre categorie. Lo stile di investimento è: 15% prudente, 2% cauto, 50% bilanciato, 33% dinamico.

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