A Perugia le domande per il riconoscimento dell’invalidità previdenziale sono diminuite del 21,8 per cento. Passa dalla contrazione dell’intera filiera amministrativa e sanitaria rilevata nelle nove province che per prime, ossia dal gennaio 2025, hanno iniziato a sperimentare il modello varato con la riforma della disabilità, l’allarme lanciato nelle ultime ore dalla Cgil, secondo cui il rischio è più o meno il seguente: si è ridefinito un sistema con l’obiettivo di semplificarlo, ma si sta rischiando di creare barriere nell’esercizio di un diritto previdenziale dei lavoratori.
E la preoccupazione nel sindacato è alta perché invalidità e inabilità previdenziale, a cui segue il riconoscimento economico dell’assegno o della pensione, non hanno natura assistenziale come quelle civili, ma rappresentano una tutela assicurativa riconosciuta sulla scorta dei contributi versati dal lavoratore. Le rilevazioni del sindacato sono relative al periodo gennaio-maggio 2025 e vengono confrontate con lo stesso periodo del 2024, quando anche a Perugia e nelle altre otto province si procedeva ancora col vecchio sistema.
Nei primi cinque mesi dello scorso anno è stata rilevata una contrazione delle domande presentate del 13,1 per cento, che a Perugia come detto sale a 21,8 per cento, mentre nel resto del paese il numero dell’istanze pervenute è aumentato dell’1 per cento. In numeri assoluti significa che dalle 3.943 domande presentate in provincia di Perugia nei primi cinque mesi del 2024 si è scesi alle 3.085 dello stesso periodo del 2025.
Disomogeneità tra le nove province e il resto d’Italia anche per le domande accolte e respinte: a Perugia la riduzione è rispettivamente del 18,2 per cento e del 18,1 per cento, che scende -12,1 per cento per le accolte e -16,1 per cento per le respinte nella media delle nove province, mentre nel resto del paese la contrazione non va oltre 2,8 per cento delle accolte e il 5,5 per cento delle respinte.
In questo quadro, il report della Cgil sottolinea che «non si è di fronte unicamente a un rallentamento amministrativo o a un irrigidimento delle valutazioni sanitarie: la nuova organizzazione introdotta dalla riforma sta producendo un effetto di “raffreddamento” dell’accesso alle tutele previdenziali». Le cause sono tutte da decifrare, ma il sindacato avverte che occorre farlo in fretta, perché dal primo gennaio 2027 la riforma della disabilità, nel frattempo progressivamente estesa a una quarantina di province, entrerà in vigore in tutto il paese.
L’urgenza è dettata dalla necessità di evitare «di incidere direttamente sui lavoratori che hanno diritto all’invalidità o inabilità previdenziale a fronte di una riduzione significativa o della perdita della capacità lavorativa, spesso in presenza di condizioni sanitarie gravi, progressive o invalidanti».
Quindi la proiezione. Nell’analisi viene applicata la riduzione media (-13,1 per cento) di domande registrate nelle nove province in cui per prima è partita la sperimentazione al fine di segnalare come «il sistema potrebbe registrare una riduzione potenziale di circa 25.447 domande annue di invalidità e inabilità previdenziale rispetto alle attuali 194.251 domande presentate ogni anno: un elemento particolarmente grave – sottolinea la Cgil – perché non si tratta di prestazioni assistenziali generiche, ma di diritti previdenziali fondati sulla contribuzione versata nel corso della vita lavorativa».
