di Iv. Por.
Un accordo sudato e non solo perché era stato chiuso a metà agosto: era servita una lunga contrattazione per arrivare alla firma del protocollo d’intesa tra i soci di Umbria mobilità e i sindacati che sanciva alcune importanti garanzie per i lavoratori. Tanto che, alla fine, il segretario della Cgil Mario Bravi lo definì «un buonissimo accordo». Ora, però, pare proprio che l’azienda si sia rimangiata tutto, tanto che la Rsu e le sigle Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, Ugl-Fna e Orsa dichiarano lo «stato di agitazione».
Il protocollo Nel protocollo d’intesa siglato ad agosto si assicurava l’impegno dell’azienda che fino alla scadenza dell’attuale contratto di servizio, così come nel nuovo bando di gara con il quale verranno affidati i servizi, verrà messa la garanzia, già prevista da una legge umbra del 1998, in merito al rispetto della contrattazione nazionale e di quella aziendale. Oltre a ciò dovevano essere inserite inserite «opportune clausole a salvaguardia dei livelli occupazionali».
Lo strappo Nell’incontro che si è tenuto lunedì, però, in cui si è parlato della cessione del ramo di azienda “Esercizio” da Umbria Tpl e Mobilità Spa a Umbria Mobilità Esercizio Srl, propedeutica alla vendita delle quote di maggioranza di quest’ultima a Busitalia Srl, i sindacati riferiscono come sia avvenuto «un grave strappo»: l’amministratore unico della new-co Franco Viola ha dichiarato «la sua indisponibilità a sottoscrivere un accordo che contenga le clausole di salvaguardia sottoscritte a suo tempo dalle organizzazioni sindacali con il presidente di Umbria Tpl e Mobilità Spa e le istituzioni proprietarie della medesima». In particolare Viola, ha contestato «la immodificabilità, a suo giudizio, degli accordi sottoscritti nel tempo in merito all’organizzazione aziendale, lasciando intravedere la volontà della nuova azienda di incidere sulla stessa».
«Dimissioni» I sindacati, in una nota congiunta sottolineano che «l’Ing. Viola è “dipendente” di Umbria Tpl e Mobilità Spa, dalla quale percepisce anche un lauto stipendio, e rispetto alla quale “dovrebbe” avere ancora degli obblighi; infatti, se costui disconosce gli accordi sottoscritti dal Presidente della società per cui lavora dovrebbe trarre le opportune determinazioni, cioè dimettersi». Le sigle dei lavoratori ricordano poi che «almeno per ora, anche Umbria Mobilità Esercizio Srl è di proprietà al 100% della Società madre (pubblica) e, pertanto, anche nella veste di Amministratore unico della medesima “dovrebbe” comunque rispondere alle indicazioni della “proprietà pubblica”».
Dov’era Caporizzi? I sindacati giudicano inoltre «di una gravità inaudita l’assenza al tavolo del presidente di Umbria Tpl e Mobilità Spa Dr. Caporizzi, e quella delle istituzioni pubbliche proprietarie della medesima società, i quali erano stati ampiamente coinvolti nella vicenda ed apertamente invitati a partecipare all’incontro. Quando questi soggetti hanno sottoscritto le clausole oggetto della controversia erano convintamente e pienamente consapevoli dell’importanza degli impegni assunti e, allo stesso modo, lascia perplessi la loro totale indifferenza, palesata proprio ora che ci troviamo nel momento di esigere la onorabilità di detti accordi». Anche perché, «così facendo le istituzioni» vengono meno «anche rispetto agli impegni assunti anche con tutta la comunità regionale che, di fatto, rischia di vedere compromesso il suo diritto alla mobilità».
Ognuno si assuma la responsabilità I rappresentanti dei lavoratori chiedono «che tutti gli attori della vicenda si assumano le loro responsabilità di fronte ai dipendenti dell’azienda i quali, si ricorda, sono stati più volte rassicurati circa le garanzie che sarebbero state loro offerte, e, pertanto, se non sono più in grado di confermare gli impegni “assunti” è opportuno che ne traggano le conseguenti conclusioni, cioè rimettere il loro mandato».
Relazioni interrotte In considerazione di tutto ciò, le segreterie regionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, Ugl-Fna e Orsa, «si vedono costrette ad interrompere le relazioni sindacali e a proclamare lo stato di agitazione di tutto il personale, dichiarandosi determinate, qualora non dovessero sopraggiungere fatti nuovi, ad attuare tutte le opportune forme di mobilitazione».
