Cresce del 2,5 per cento il numero dei pernottamenti turistici in Umbria nel secondo trimestre 2026, ma l’offerta ricettiva aumenta a un ritmo più rapido: le strutture e locazioni extralberghiere sono salite del 9,1 per cento e le sole locazioni turistiche del 22,7 per cento. Nello stesso periodo l’indice di utilizzo medio delle strutture è sceso del 2,43 per cento, al 22,86 per cento. È il quadro che emerge dall’analisi della Camera di commercio dell’Umbria pubblicata sabato.
La dinamica Tra aprile e giugno sono stati registrati 936.294 arrivi, in aumento dello 0,7 per cento, e 2.304.030 presenze, con una permanenza media salita a 2,5 giorni. I dati sui flussi, già presentati dalla Regione, confermano quindi la crescita del turismo regionale. La dinamica dell’offerta mostra però un’espansione più veloce, soprattutto nelle forme di ospitalità diverse dagli alberghi. Al 30 giugno in Umbria risultano 8.959 strutture e locazioni, per complessivi 114.050 posti letto. Gli alberghi sono 409, cui si aggiungono 28 residenze d’epoca, con una consistenza sostanzialmente stabile. Le strutture e locazioni extralberghiere sono invece arrivate a 8.522, il 9,1 per cento in più rispetto a un anno prima. Particolarmente marcata la crescita delle locazioni turistiche, passate da 3.183 a 3.906 in dodici mesi: 723 unità in più, quasi due al giorno.
Fiducia L’aumento dell’offerta indica la fiducia di proprietari e operatori nelle prospettive del turismo regionale, ma amplia anche la capacità ricettiva che deve essere assorbita dalla domanda. A fronte della crescita dei pernottamenti, l’indice di utilizzo medio, calcolato sul rapporto tra presenze e posti letto disponibili, è sceso al 22,86 per cento, contro il 23,43 per cento dello stesso periodo del 2025. La riduzione riguarda sia il settore alberghiero sia quello extralberghiero. Negli alberghi l’indice si è attestato al 46,91 per cento, in calo dell’1,30 per cento, mentre nell’extralberghiero è sceso al 15,90 per cento, con una diminuzione dell’1,06 per cento.
Nessun eccesso I dati non indicano, allo stato attuale, un eccesso generalizzato di capacità ricettiva in Umbria. Mostrano però che l’offerta sta crescendo più rapidamente della domanda e rendono quindi più rilevante la capacità del mercato di assorbire le nuove strutture, con differenze che possono essere significative tra territori, stagioni e tipologie di ospitalità. La media regionale comprende infatti mercati diversi per stagionalità e capacità di attrazione, dai principali centri turistici ai borghi, dalle aree rurali a quelle montane. La crescita dell’offerta può quindi essere assorbita con maggiore facilità in alcuni territori o periodi dell’anno e risultare più difficile in altri.
Espansione La trasformazione dell’offerta ricettiva è in corso da tempo. Una precedente elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati Unioncamere aveva rilevato, nell’arco di quattro anni, una crescita del 35,3 per cento delle imprese legate agli affitti brevi e una riduzione dell’8,3 per cento delle imprese alberghiere. I dati del secondo trimestre 2026 confermano l’espansione delle nuove formule di soggiorno. Per il settore diventa quindi centrale non solo il numero degli arrivi, ma anche il valore prodotto dai flussi turistici: durata dei soggiorni, spesa, distribuzione delle presenze durante l’anno e capacità di coinvolgere ristorazione, commercio, artigianato, trasporti, cultura e servizi.
Mencaroni L’aumento della permanenza media a 2,5 giorni rappresenta in questo quadro un elemento favorevole. Una permanenza più lunga può aumentare la spesa sul territorio e contribuire ad assorbire una parte della nuova capacità ricettiva, soprattutto se i flussi vengono distribuiti anche nei periodi di minore domanda. «I dati ci consegnano prima di tutto una buona notizia: il turismo umbro – faferma Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – continua a crescere e l’aumento dell’offerta segnala che operatori e proprietari credono nelle potenzialità della nostra regione. Più presenze devono produrre più valore per le imprese, per il commercio, per la ristorazione, per l’artigianato e per le comunità locali».
