Risale a pochi giorni fa il polverone mediatico innalzato dalla consigliera comunale del Pd di Torino, Ludovica Cioria, secondo la quale le sarebbe stato negato l’accesso in tre ristoranti su quattro a Orvieto perché insieme alle sue due bambine. La vicenda ha richiamato l’attenzione, in primis, della sindaca Roberta Tardani e poi dell’assessora al Turismo, Simona Meloni, che hanno difeso a spada tratta le attività commerciali della città, garantendo massima inclusione per tutti. Da anni, però, nei settori turistici di tutto il mondo, si sente sempre più spesso associare a hotel, ma anche ristoranti e locali, la formula “child free” o “adults only”, che di fatto dichiara di non accettare famiglie con bambini e ragazzi al di sotto di una certa età.

Lusso In Italia le strutture “adults only” sembrerebbero essere meno numerose rispetto ad altre mete turistiche internazionali. Si trovano soprattutto in Sardegna, Puglia, Sicilia e sulla Costiera amalfitana, sul lago di Garda, in Toscana e sulle montagne del Trentino-Alto Adige. Anche l’Umbria non rimane esclusa da questo fenomeno, tanto che, già nel 2016, uno degli alberghi più esclusivi del territorio, Borgo Brufa, aveva iniziato a utilizzare la formula, escludendo l’ingresso ai minori di 18 anni. Gli hotel “adults only” offrono solitamente servizi come centri benessere, massaggi o pacchetti all inclusive e tentano di soddisfare le richieste della clientela alla ricerca di una vacanza tranquilla, lontano dai capricci o schiamazzi dei piccoli ospiti.

Filtro Sui portali come Tripadvisor e Booking.com, “adults only” è diventato uno dei filtri da spuntare quando si imposta la ricerca. In Umbria, secondo gli ultimi dati aggiornati al 2026, le strutture ricettive sono oltre 8 mila, con una maggioranza di quelle extralberghiere. Tra quelle registrate su Booking.com risultano oltre 60, a seconda della disponibilità, le strutture ricettive che offrono la possibilità di prenotare solo per adulti o che, spesso, impongono un limite d’età. A Perugia, per esempio, esistono strutture a quattro o cinque stelle “adults only” (con ingresso a partire dai 16 anni), ma anche hotel a tre stelle, agriturismi, B&B e appartamenti che propongono la stessa formula, segno di un’offerta che si sta diffondendo sempre di più anche nella fascia media dell’offerta alberghiera.

Family-friendly «In Umbria – spiega a Umbria24 Simone Fittuccia, presidente di Federalberghi Umbria – le strutture “adults only” sono pochissime, il nostro territorio privilegia strutture “family-friendly”. Queste sono aperte alle famiglie, la richiesta più alta che si registra in Umbria, e hanno strumenti adatti e intrattenimento per i bambini». Negli anni passati, Fittuccia spiega che la Regione aveva lanciato un bando per stimolare la realizzazione di strutture ricettive con la suddetta formula, adatta a ogni tipo di famiglia. «L’Umbria è da sempre un territorio che attira le famiglie, specialmente italiane, soprattutto per il suo contesto paesaggistico».

Legge «La legge italiana, e in particolare il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza – dice l’Unione consumatori Umbria – prevede che gli esercenti non possano negare, senza un legittimo motivo, la vendita di prodotti o servizi a chi è disposto a pagarli». «Il format è semplicemente una scelta di mercato. La legge non impedisce né agevola le attività che adottano questa formula – controbatte Fittuccia -, decide l’imprenditore e le motivazioni possono essere tantissime. Nella maggior parte dei casi sono strutture di lusso e lo dichiarano su tutte le piattaforme o sul proprio sito web». Il presidente chiarisce che gli alberghi che adottano questo format sono strutture di altissimo livello, mentre per la diffusione sempre più frequente anche di B&B e case vacanza si tratta di una scelta fatta per salvaguardare l’integrità dell’edificio o dell’arredamento talvolta a rischio a causa, si fa per dire, della vivacità dei più piccoli.

Paradosso Il paradosso di queste formule, però, si trova in quella del “pet friendly”, ovvero l’ingresso libero o talvolta con un supplemento degli amici a quattro zampe. In Umbria, sempre tramite Booking.com, le strutture che ammettono gli animali domestici sarebbero più della metà, con oltre 3 mila attività ricettive su circa 6 mila. Secondo un’indagine realizzata dal portale Airbnb, invece, circa un viaggiatore su due indica la possibilità di portare con sé cani e gatti tra gli elementi determinanti nella scelta del soggiorno.