di Chiara Fabrizi
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Lo sciopero prosegue anche perché, tra la sfiducia dei lavoratori verso l’azienda e l’esposizione debitoria milionaria venuta a galla negli ultimi giorni, dipendenti e collaboratori dei call center K4up e Overing grossi margini di manovra per sbloccare la vertenza non ne vedono. Tanto che diversi di loro non faticano a confessare: «Ormai ci sentiamo già disoccupati».
Assemblea degli operatori dei call center Nessuno quindi rientrerà a lavoro lunedì mattina, al netto della trentina scarsa di persone che non hanno fin qui aderito allo stato di agitazione. Questo quanto deciso dai circa 60 lavoratori che sabato mattina hanno partecipato a un’assemblea ad alta tensione a cui hanno preso parte anche i rappresentanti sindacali nel tentativo di trovare il bandolo della matassa.
«ECCO PERCHE’ SIAMO IN PROTESTA»
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Stipendi e contributi Del resto l’azienda, rappresentata da Fabrizio Ciocci, si era impegnata a versare entro il 20 marzo la metà dello stipendio di gennaio, ma la scadenza è trascorsa senza che nessuno riscuotesse le spettanze. E così si ragione sull’opportunità di accomodarsi di fronte a Ciocci e piazzare al centro del tavolo il pagamento dei salari (manca anche febbraio) e il versamento dei contributi per le prime tre mensilità del 2015, così da spingere i vertici dell’azienda a fissare una nuova data. Un’ultima chance, questa, che molti non vorrebbero concedere «perché la verità – dicono – è che con questa ragione sociale per noi non c’è futuro, di fatto siamo già disoccupati».
INTERROGAZIONE M5S E LEGA NORD
K4up e Overing in difficoltà Tra le pieghe di una vicenda resa complessa da contratti di collaborazione, emerge che K4up e Overing soffrirebbero un’esposizione debitoria verso Inps piuttosto consistente, fuori dalla Prefettura si parlava di circa 3 milioni di euro, per la quale sarebbe stato definito un piano di rientro le cui rate però non risulterebbero onorate. A ciò si aggiunge un consistente debito verso Telecom, qui siamo nell’ordine di 200 mila euro, e una mancanza di liquidità che complica, anche a volerli vedere, eventuali sviluppi positivi. Ergo: lo sciopero prosegue.
