Un modello per la dichiarazione dei redditi

di Dan.Bo.

Nel corso dell’ultimo decennio l’Umbria è stata tra le regioni in cui il reddito medio dichiarato è cresciuto di più in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, anche se con velocità diverse tra le due province. È questo l’elemento più interessante che emerge dall’analisi dei dati delle dichiarazioni dei redditi 2025 (basate sull’anno d’imposta 2024) pubblicata domenica dal Sole 24 Ore.

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I dati Gli umbri hanno dichiarato in media 23.860 euro: il divario rispetto alla media nazionale (24.890 euro) si è ridotto, ma resta ancora ampio rispetto alle regioni del Nord, alla Toscana (25.170) e all’Emilia-Romagna (26.830). In termini reali l’aumento rispetto al 2015 è del 5,8 per cento, che vale l’ottavo posto in Italia in una classifica guidata dalla Provincia di Bolzano (+7,7 per cento) e da alcune regioni del Sud come Basilicata (+7,6), Molise (+7,4) e Abruzzo (+7,2). Guardando alle province, però, l’Umbria appare divisa in due: Perugia registra un +27,3 per cento in termini nominali e un +6,4 in termini reali, mentre Terni si ferma rispettivamente a +24,5 e +4 per cento.

DICHIARAZIONI, BATTUTA D’ARRESTO PER AUTONOMI E DITTE INDIVIDUALI

La tendenza Il dato umbro si inserisce in una tendenza più ampia che negli ultimi dieci anni ha interessato l’intero paese. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, la crescita dei redditi è stata infatti più sostenuta in molte aree del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord. Le ragioni sono diverse e vanno lette insieme. Da un lato pesa l’andamento dell’economia. Negli ultimi anni alcune regioni meridionali hanno registrato ritmi di crescita leggermente superiori, mentre il Nord è stato più esposto alle difficoltà dell’industria, in particolare agli effetti della crisi della manifattura europea e ai rallentamenti della Germania, con cui molte imprese settentrionali sono strettamente collegate. Questo ha frenato l’aumento dei redditi soprattutto nelle aree più industrializzate.

Pnrr e fisco Dall’altro lato ha inciso il ruolo degli investimenti pubblici. Le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza si sono concentrate in misura significativa nel Mezzogiorno, dove è stato destinato circa il 40 per cento dei fondi. Gli interventi, soprattutto in infrastrutture, hanno contribuito ad aumentare l’occupazione e quindi i redditi dichiarati, partendo però da livelli più bassi. Un altro fattore importante è legato al fisco. Negli ultimi anni è cresciuta la capacità di controllo dell’amministrazione finanziaria e sono aumentati gli strumenti che favoriscono l’adempimento spontaneo. Questo ha portato a una maggiore emersione dei redditi, in particolare nelle aree dove l’evasione era più diffusa. Di conseguenza, una parte della crescita registrata nei dati non riflette solo un reale aumento dei guadagni, ma anche una maggiore quota di redditi che viene dichiarata.

Il gap si riduce Il risultato complessivo è una riduzione, seppur lenta, delle distanze storiche tra Nord e Sud. Le classifiche per valori assoluti restano infatti sostanzialmente invariate, con le regioni settentrionali in testa e quelle meridionali in coda. Tuttavia il divario si è leggermente ristretto: il reddito medio dichiarato in Calabria, ad esempio, è passato dal 61,8 per cento di quello lombardo nel 2015 al 64,1 per cento nel 2024. Il quadro cambia se si guarda alla crescita nel tempo. Qui emergono con maggiore evidenza le difficoltà di alcune aree del Centro-Nord. Regioni come Liguria, Lazio, Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna registrano aumenti reali inferiori alla media nazionale, che si attesta al 3,9 per cento. In alcuni casi il progresso è minimo, e in provincia di Genova si registra addirittura una lieve diminuzione del reddito reale rispetto a dieci anni fa.

Le province Le differenze si accentuano ulteriormente scendendo al livello provinciale. Accanto a territori in forte crescita, soprattutto nel Sud e nelle isole, si trovano aree in cui i redditi sono rimasti quasi fermi. Anche tra le grandi città i risultati sono contenuti: Roma, Torino, Napoli e Firenze mostrano incrementi modesti, mentre Milano, pur facendo meglio, resta comunque sotto la media nazionale.

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