di Daniele Bovi
A più di dieci anni dal fallimento si torna a parlare della possibilità che uno storico marchio delle acque minerali umbre torni a vivere. Nei giorni scorsi gli uffici della Regione hanno infatti dato il via libera a una società romana, la Novatau, per quanto riguarda un permesso di ricerca relativo alla sorgente dell’acqua Tione, a Orvieto.
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L’autorizzazione Permesso di ricerca che non significa automaticamente concessione e avvio dell’imbottigliamento. Con la determina infatti non viene data alcuna concessione per lo sfruttamento commerciale dell’acqua, ma viene solo consentita una fase preliminare di studio e verifica della risorsa. Il tutto con l’obiettivo di capire se esistono le condizioni per riattivare il riconoscimento ministeriale dell’acqua minerale, sospeso da oltre dieci anni, e quindi valutare in futuro un possibile ritorno alla produzione.
Cosa si farà Il permesso ha una durata di tre anni e riguarda un’area di circa 35 ettari. In questa fase la società è autorizzata a svolgere attività tecniche come il campionamento dell’acqua, le analisi chimiche e microbiologiche e il ripristino delle opere di captazione già esistenti. Si tratta di interventi necessari per verificare lo stato reale della sorgente e per capire se la qualità dell’acqua rispetta ancora i requisiti richiesti per essere classificata come minerale naturale. Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 58 mila euro, destinato sia alle attività di ricerca sul campo sia alle spese tecniche e di studio. L’intervento è accompagnato da una serie di condizioni, tra cui un deposito cauzionale e l’obbligo di rispettare precise prescrizioni ambientali e di sicurezza. Al termine dei lavori, la società dovrà presentare una relazione completa sui risultati ottenuti, che sarà alla base delle successive decisioni della Regione.
Iter lungo Anche nel caso in cui la ricerca dia esiti positivi, l’assegnazione per l’imbottigliamento dovrà comunque passare attraverso una procedura pubblica. Palazzo Donini si riserva infatti ogni decisione finale, che potrà andare dall’avvio di una gara per l’affidamento della risorsa fino all’eventuale scelta di non procedere allo sfruttamento. L’iter che potrebbe portare alla concessione è quindi ancora lungo e tutt’altro che scontato. In primo luogo sarà necessario verificare se la sorgente può tornare a ottenere il riconoscimento ministeriale come acqua minerale. Questo passaggio è decisivo, perché senza tale riconoscimento non è possibile immettere il prodotto sul mercato con quella denominazione. Solo dopo questa fase si potrebbe eventualmente aprire una gara pubblica per l’assegnazione della concessione vera e propria, con la partecipazione di eventuali operatori interessati. Da una parte quindi c’è la fase di studio, dall’altra quella industriale.
Una lunga storia La storia del marchio legato alla sorgente Tione è segnata da una lunga evoluzione industriale e da diversi passaggi di proprietà, fino alla crisi che ne ha determinato la scomparsa dagli scaffali. L’acqua minerale Tione arriva nei supermercati alla fine degli anni Novanta, quando il riconoscimento ministeriale ne certifica la qualità e ne consente la commercializzazione come acqua minerale naturale. In questa fase il marchio viene inglobato all’interno del gruppo Nestlé Waters attraverso la controllata Sanpellegrino, che inserisce la produzione di Orvieto nei propri circuiti distributivi. È il periodo di massima integrazione industriale, con lo stabilimento umbro collegato a una rete commerciale internazionale.
La crisi Tra la fine degli anni 2000 e i primi anni 2010, il sito e il marchio vengono ceduti e confluiscono nella società Fonti di Orvieto: un passaggio da una gestione multinazionale a una dimensione più locale, con l’obiettivo di rilanciare la produzione e rafforzare la presenza sul mercato italiano. In questa fase si tenta una riorganizzazione industriale e commerciale, ma il progetto non riesce a stabilizzarsi. Nel 2013 la proprietà passa alla società Odessa, che acquisisce il controllo attraverso la holding Sopai, già attiva anche nel settore delle acque minerali con altri marchi. L’impostazione industriale cambia profondamente: lo stabilimento viene inserito in una strategia di integrazione verticale legata alla produzione di materiale plastico per il confezionamento, in particolare nel comparto del Pet. L’acqua Tione diventa così parte di un modello produttivo più ampio, non più solo focalizzato sull’imbottigliamento.
Il fallimento Il progetto però non dà i risultati sperati e la fase finale si apre nel 2014, quando le tensioni interne alla governance societaria portano al blocco delle attività produttive. Il conflitto tra i soci e la crisi di liquidità interrompono di fatto la produzione sia nello stabilimento di Orvieto sia in quello collegato di Anguillara. Un percorso che ha come logica conseguenza, nel dicembre dello stesso anno, la dichiarazione di fallimento della società Tione Srl, che segna la fine dell’attività industriale. L’anno dopo poi, a seguito del mancato rispetto degli obblighi di controllo sulla qualità dell’acqua, il ministero della Salute sospende il riconoscimento della sorgente come acqua minerale naturale. Da quel momento il marchio Tione esce definitivamente dal mercato, mentre lo stabilimento entra in una lunga fase di inattività e progressivo deterioramento degli impianti. Ora però si punta a scrivere una storia nuova.
