È la fotografia di un’economia dell’Umbria a due velocità quella scattata nell’ultimo rapporto di Svimez, l’associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Da un lato, nel 2025, il Cuore verde ha sofferto per quanto riguarda il settore dei servizi e per l’export, mentre dall’altra l’edilizia è stata trainata dai bonus e dai fondi Pnrr e anche l’industria ha fatto meglio del resto d’Italia.
Il Pil Secondo il rapporto, nel 2025 l’Umbria ha registrato una flessione del Pil dello 0,2 per cento, in controtendenza rispetto sia alla media nazionale, cresciuta dello 0,5 per cento, sia a quella del Centro, salita dell’1 per cento. Rispetto alle regioni vicine, l’Umbria condivide il segno negativo soltanto con la Toscana (-0,6 per cento), mentre Lazio (+2 per cento) e Marche (+0,9 per cento) hanno sostenuto la crescita dell’area. Guardando all’andamento degli ultimi anni, tra il 2022 e il 2025 l’economia umbra è comunque cresciuta del 6,5 per cento, comunque meno del resto del Paese (7,2 per cento) e del Centro (8,1).
Male i servizi A incidere sul risultato del 2025 è stato soprattutto il forte rallentamento dei servizi; settore che, è bene ricordarlo, in Umbria è il motore principale del valore aggiunto generando da solo circa il 70 per cento del Pil. Il comparto ha infatti registrato una contrazione del 2,3 per cento, a fronte di una crescita dello 0,3 per cento in Italia e dello 0,4 per cento nel Centro. È stato questo il principale elemento di debolezza dell’economia regionale.
L’edilizia Di segno opposto l’andamento delle costruzioni, che hanno messo a segno un aumento dell’11,5 per cento. Una crescita nettamente superiore sia alla media nazionale del 2,4 per cento sia a quella del Centro del 5,1 per cento. Bene anche l’industria, salita del 2,9 per cento contro il più contenuto +0,3 per cento registrato a livello italiano e il +1,8 per cento del Centro. Positivo anche il settore agricolo, cresciuto dell’1,3 per cento, mentre a livello nazionale si è osservata una lieve flessione dello 0,1 per cento.
L’export Sul fronte del commercio estero emergono ulteriori segnali di debolezza. Le esportazioni umbre sono diminuite dell’1 per cento nel 2025 (e il 2026 si è aperto con una lieve flessione), mentre in Italia sono aumentate del 3,9 per cento. Ancora più marcato il divario rispetto al Centro, dove l’export è cresciuto del 13,2 per cento grazie soprattutto alla forte performance della Toscana. Anche la propensione all’export resta sotto la media: il rapporto tra esportazioni e Pil si ferma al 20,7 per cento contro il 28 per cento nazionale e il 27,3 per cento del Centro.
Gli investimenti A sostenere l’economia regionale è stato invece il ciclo degli investimenti. Tra il 2022 e il 2025 gli investimenti complessivi nelle costruzioni sono aumentati del 48 per cento, superando il dato nazionale del 37,9 per cento. Particolarmente rilevante la crescita delle opere pubbliche, aumentate dell’84,1 per cento nel quadriennio grazie alla progressiva attuazione dei progetti finanziati dal Pnrr. Nello stesso periodo gli investimenti privati nelle costruzioni sono cresciuti del 39,8 per cento, oltre la media italiana del 29 per cento.
Bonus e Pnrr Il rapporto evidenzia anche il cambiamento delle leve che hanno sostenuto il settore edilizio. Nella fase iniziale del periodo, tra il 2022 e il 2023, il principale motore è stato il Superbonus. In Umbria gli investimenti nelle abitazioni sono aumentati del 60,9 per cento in due anni. Con il graduale esaurirsi degli incentivi, tra il 2024 e il 2025 gli investimenti residenziali sono invece diminuiti del 36,7 per cento.
La tenuta del comparto è stata garantita dall’avanzamento delle opere pubbliche legate al Pnrr e dalla crescita dell’edilizia non residenziale. In Umbria gli investimenti in fabbricati destinati alle attività produttive sono aumentati del 97 per cento nel biennio 2024-2025, mentre quelli nelle opere pubbliche sono quasi raddoppiati nell’arco del quadriennio. Tutti numeri sui quali si tornerà il 24 giugno, giorno in cui la filiale di Perugia di Banca d’Italia presenterà il suo rapporto sull’economia regionale.
Il quadro nazionale Per quanto riguarda il quadro nazionale, il rapporto Svimez descrive un’economia italiana in crescita moderata, con un aumento del Pil dello 0,5 per cento nel 2025. Per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno ha fatto meglio della media nazionale, crescendo dello 0,7 per cento contro lo 0,5 per cento dell’intero Paese. A sostenere il Sud sono stati soprattutto gli investimenti pubblici e il settore delle costruzioni collegato al Pnrr, mentre il Nord ha risentito maggiormente della debolezza della domanda estera e dell’export.
I problemi La ricerca mette inoltre in evidenza alcune criticità strutturali del mercato del lavoro. L’occupazione è aumentata dello 0,8 per cento, ma la crescita ha riguardato esclusivamente gli over 50, mentre gli occupati sotto i 35 anni sono diminuiti del 2 per cento. Resta inoltre aperta la questione salariale: tra il 2021 e il 2025 il potere d’acquisto reale degli italiani è diminuito del 4 per cento, con una perdita ancora più marcata nelle regioni meridionali. Come sottolinea il rapporto, «la perdita di potere d’acquisto nel periodo raggiunge il 4,3% nelle regioni meridionali, contro il 3,6% del Centro-Nord, amplificando differenze già marcate nella struttura retributiva di partenza».
