A Perugia è nato un luppoleto. È il primo nel territorio comunale da quando la coltivazione del luppolo è tornata in Italia. L’impianto sorge sui terreni dell’Azienda Agricola Il LuppoletoaSant’Andrea d’Agliano(Via del Metullo, 22) ed è condotto dall’Azienda Agricola L.A.B, in collaborazione con Fabbrica della Birra Perugia e con le imprese agricole della Rete Luppolo Made in Italy. Il 4 settembre, con un partecipato Agri Vernissage, è stato aperto al pubblico proprio durante i giorni della “raccolta”, con la presentazione anche del progetto di filiera corta che lo accompagna per indicare una nuova via per l’agricoltura umbra e la promozione dei prodotti del territorio.

Una coltura, quella del luppolo, scomparsa dall’Italia per decenni e ora tornata fino alle porte di Perugia. Da qui nascerà una birra con il nome e il carattere di questo territorio, a trainare un progetto che ha davanti sviluppi ampi e di lungo periodo. Il luppolo è l’ingrediente che dà alla birra il suo profilo aromatico e amaricante. In Italia la sua coltivazione era scomparsa, e per decenni i birrifici italiani hanno importato la totalità della materia prima. La ripresa della coltura è recente ed è stata costruita azienda per azienda: l’impianto di Perugia porta questa mappa dentro il territorio del capoluogo umbro.

Al centro del progetto ci sono due aziende agricole, con ruoli distinti. L’Azienda Agricola Il Luppoleto ospita la coltivazione: mette a disposizione i terreni sui quali l’impianto è stato realizzato. L’Azienda Agricola L.A.B coltiva il luppoleto e che ne segue la gestione agronomica lungo tutta la stagione.

Il luppolo non è un prodotto industriale ma una coltura agricola: una pianta perenne che impiega alcuni anni a entrare in piena produzione, richiede una struttura di sostegno di sei metri, va seguita meticolosamente e ha una finestra di raccolta di pochi giorni, quando i coni raggiungono il giusto punto di maturazione. Dietro un luppoleto c’è un lavoro agricolo continuo e competente. Birra Perugia è parte integrante del percorso e si occupa della trasformazione della materia prima in birra. Non solo: è stato il brand cittadino a caldeggiare l’iniziativa e le varietà da piantare.

Una birra di “terroir”, dunque. È qui che il progetto assume un significato più ampio. Il luppolo è una pianta che risponde al luogo in cui cresce: suolo, esposizione, altitudine e andamento stagionale incidono sul profilo aromatico dei coni, tanto che la stessa varietà coltivata in due territori diversi dà risultati diversi. È esattamente il principio che in Italia riconosciamo da sempre al vino e all’olio, e che alla birra non è mai stato applicato, per la semplice ragione che la materia prima arrivava da altrove. Un luppolo coltivato a Perugia e trasformato a Perugia rende possibile una birra non replicabile in nessun altro luogo, capace di portare l’identità del proprio territorio.

Il progetto non nasce dall’espansione di una singola impresa ma dall’accordo fra soggetti che restano distinti, ciascuno sul proprio mestiere: le aziende agricole sul fronte della coltivazione, Fabbrica della Birra Perugia su quello della trasformazione, la Rete Luppolo Made in Italy come struttura di filiera. È lo stesso schema che la Rete applica in Umbria, dove la filiera del luppolo coinvolge dieci comuni di coltivazione e si appoggia a un ecosistema che comprende la Malteria Artigianale Italiana e il CERB, Centro di Ricerca per l’Eccellenza della Birra dell’Università degli Studi di Perugia.

La visita al luppoleto perugino in “vendemmia” è stata accompagnata da un laboratorio sensoriale sul luppolo, condotto dall’Hop Flavorist Stefano Fancelli e da una degustazione di birra artigianale umbra di Birra Perugia. L’iniziativa era inserita all’interno di “Luppoleti aperti – La festa del luppolo”, il format che la Rete di Imprese Luppolo Made in Italy ha scelto, ormai da alcuni anni, per aprire al pubblico i luppoleti umbri, tra cui quindi quest’anno anche il primo luppoleto di Perugia.

Luppoleti Aperti 2026 si è infatti articolato in tre giornate: il 23 agosto presso il birrificio agricolo Mastri Birrai Umbri a Gualdo Cattaneo, nell’ambito dell’evento nazionale promosso dal Consorzio Birra Italiana; il 29 agosto all’Azienda Agricola Il Lombrico Felice di Città di Castello, dentro il Rise Up Day; ed infine l’iniziativa del 4 settembre a Perugia. Tre giornate che rientrano nel programma regionale Umbria Lup & Beer.

“La birra – afferma Stefano Fancelli, presidente della Rete Luppolo Made in Italy – deve passare dall’essere percepita come una bevanda della socialità a essere condivisa come eccellenza del made in Italy agroalimentare di cui essere orgogliosi: questa crescita passa dalla valorizzazione della filiera agricola della birra, a partire dall’ingrediente più caratterizzante, il luppolo. Questa tipologia di attività è rivolta sia agli appassionati del prodotto birrario di alta qualità che a un pubblico più ampio, dato che diffonde la conoscenza e la condivisione dell’identità e della qualità del prodotto luppolo da filiera corta e della birra artigianale e agricola dell’Umbria”.

“Il Luppoleto di Perugia – racconta il titolare Roberto Palazzetti – nasce da tre parole. ‘Cuore’ per le proprie origini, a cominciare dall’azienda agricola che ho ereditato dalla mia famiglia e dai campi che hanno coltivato per una vita intera; il ‘valore’ della cooperazione, di fare rete e costruire progetti in sinergia; ‘innovazione’, ovvero immaginare di percorrere strade nuove a partire da ciò che si è e si conosce. In questo lo slogan degli amici di Birra Perugia: ‘bevi per ricordare’, ci pare perfetto”.

Proprio Birra Perugia ha avuto ed ha un ruolo centrale in tutta l’architettura progettuale. “L’amicizia con tutti i soggetti interessati e la vicinanza del campo in cui sorge il luppoleto è stata una molla decisiva per il nostro impegno. Da quando siamo nati – racconta lo staff del birrificio – abbiamo puntato a fare grandi birre con le migliori materie prime possibile. Finalmente riusciamo a trovare queste eccellenze nel nostro territorio, e siamo protagonisti della loro coltivazione. Abbiamo accorciato notevolmente la filiera, riallacciato il rapporto diretto con l’agricoltura e dato gambe al sogno di fare una birra che avesse il sapore della nostra terra”. 

Un progetto quindi agli inizi, ma con sviluppi già delineati. L’impianto di Sant’Andrea D’Agliano non è un punto d’arrivo. Le direzioni di lavoro allo studio sono infatti tre. Varietà autoctone: la ricerca su varietà di luppolo autoctono è il passaggio che porterebbe l’identità territoriale dal metodo di coltivazione alla pianta stessa (non solo luppolo coltivato in Umbria, ma luppolo umbro). Turismo della birra: un luppoleto visitabile alle porte di Perugia è un’esperienza che può entrare stabilmente nell’offerta turistica del territorio, accanto ai percorsi del vino e dell’olio già consolidati. Uno spazio dedicato: è allo studio la realizzazione di uno spazio per la degustazione di qualità e per l’esperienza immersiva nel luppoleto con un hop & beer garden dove il pubblico possa bere la birra nel luogo esatto in cui cresce il suo ingrediente più caratterizzante. Sarebbe quindi, per l’Umbria, un formato senza precedenti.