Il 2025 si è chiuso col segno meno e sempre col segno meno si è riaperto il 2026. Lo certifica l’Istat che giovedì mattina ha rilasciato i dati relativi all’export delle regioni italiane aggiornati al primo trimestre.
Per l’Umbria il primo scorcio di 2026 si è chiuso con una contrazione degli affari con l’estero pari allo 0,9 per cento rispetto al periodo gennaio-marzo del 2025. In euro significa che l’esportazioni umbre nel trimestre sono scivolate da 1,485 miliardi (gennaio-marzo 2025) a 1,471 miliardi di euro (gennaio-marzo 2026).
Il risultato è in controtendenza col dato nazionale (+1,3 per cento) e pure con quello decisamente più brillante del Centro Italia (+13,8), frutto comunque della super performance della Toscana (+30,2) e di quella ottima delle Marche (+15,5), mentre il Lazio, come e più dell’Umbria, chiude il trimestre in negativo (-11,4).
A soffrire nell’economia regionale è l’export di prodotti alimentari, bevande e tabacco, che porta con sé una flessione del 6,9 per cento, che appare tra le più rilevanti, perché nel bilancio delle esportazioni italiane del settore pesava l’1,4 per cento nel primo trimestre del 2025 e ora è scivolato all’1,3 per cento.
In questo quadro, lascia il segno anche il -5 per cento di metalli di base e prodotti in metallo, che in Umbria si chiama soprattutto acciaio di Terni: la flessione anche in questo caso è da ritenersi considerevole, tenendo da conto che il settore valeva l’1,8 per cento e ora è arretrato fino all’1,3 per cento.
Tra le attività economiche che cubano una quota superiore all’1 per cento dell’export italiano del settore di riferimento fanno i conti con variazioni negative anche la carta e relative produzioni, che perdono il 5,9 per cento, e la produzione di “macchine e apparecchi”, giù dell’8,3 per cento.
Da segnalare, poi, la flessione del 29,3 per cento per gli apparecchi elettrici, che valevano lo 0,6 per cento e ora si attestano allo 0,4. Perde terreno anche l’export di computer, apparecchi elettronici e ottici, che fa rilevare una contrazione del 24,9 per cento, retrocedendo dallo 0,4 per cento allo 0,3 della quota nazionale di riferimento. Due comparti ancora più marginali vanno poi in profondo rosso: si tratta dei prodotti per il trattamento dei rifiuti e del risanamento (-50,4 per cento) e degli articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanaci (-46,4 per cento).
Ci sono, però, anche settori umbri che hanno sorriso nel primo trimestre del 2026. Primo tra tutti il tessile, che è cresciuto dell’11,9 per cento, rappresentando ora il 2,4 per cento del contributo regionale alle esportazioni italiane del comparto. Balzo in avanti molto rilevante anche per il legno e relative produzioni, con l’export che è aumentato del 22,8 per cento, balzando dall’1,8 per cento al 2,2 per cento. Super rincorsa anche per i prodotti di agricoltura, pesca e silvicoltura dell’Umbria, che volano a +25,6 per cento, cubando ora l’1,5. Col segno più, pur pesando di meno nel bilancio del business con l’estero del paese, anche mezzi di trasporto (+18,5), autoveicoli (+12,4) e prodotti in gomma (+6,2)
