Federalbeghi dice no alla tassa di soggiorno a Perugia. L’organizzazione di Confcommercio minaccia lo stato di agitazione della categoria.
Boccali non mantiene le promesse «Nonostante le assicurazioni in senso contrario della presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini, dell’assessore regionale al turismo Fabrizio Bracco e dello stesso sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, incontrato lo scorso 26 aprile in qualità di responsabile umbro dell’Anci, si torna a parlare con sempre maggiore insistenza dell’applicazione della tassa di soggiorno, come risorsa “strategica” per ripianare i conti dei Comuni». Non è piaciuta a Giorgio Mencaroni, presidente Federalberghi dell’Umbria, l’apertura del sindaco alla possibilità di introdurre una tassa di soggiorno nei Comuni umbri e minaccia lo stato di agitazione delle imprese ricettive. «Boccali – dice – aveva promesso che, prima di qualunque decisione in merito, ci sarebbe stato un incontro con le categorie maggiormente interessate. Questo non è ancora avvenuto».
Provvedimento insensato Per Mencaroni «è insensato paragonare l’attrattività delle città umbre, anche di Perugia capoluogo, con poli turistici come Roma, Firenze o Venezia, dove l’introduzione della tassa di soggiorno non avrà presumibilmente conseguenze rilevanti sul movimento turistico e dove l’incidenza percentuale della tassa sul costo delle camere è certamente minore. Le nostre città invece, se decidessero l’applicazione di questo balzello, risulteranno realisticamente assai meno competitive rispetto ad analoghe realtà che abbiano fatto scelte diverse. Con l’ulteriore rischio, se alcuni Comuni dovessero adottare questa misura, di proporre ai turisti un’Umbria a macchia di leopardo sul fronte dei prezzi, con strutture magari vicinissime costrette a subire la concorrenza di chi non è tenuto ad applicare la tassa di soggiorno solo perché attivo in un altro Comune».
Stato di agitazione Mencaroni non esclude lo stato di agitazione delle imprese ricettive. «La tassa sarebbe un provvedimento iniquo – continua -. Gli albergatori non hanno nessuna intenzione di svolgere il ruolo di sostituti d’imposta, per di più gratis e con il rischio di dover provvedere di tasca propria alla tassa nel caso il turista si rifiuti di pagarla, come è già successo in qualche caso a Venezia. Prima di imporre qualunque nuova tassa occorre intervenire per razionalizzazione i costi nelle pubbliche amministrazioni, sia a livello centrale che periferico. A Boccali e agli altri sindaci umbri vorrei inoltre ricordare – aggiunge Mencaroni – che la legge che introduce la possibilità di istituire l’imposta di soggiorno si riferisce a “tutte” le strutture ricettive, senza distinzione tra strutture di serie A e di serie B, e che il relativo gettito dovrebbe essere destinato, nel caso, a finanziare interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle stesse strutture ricettive».
Si cerchino soldi altrove Ma recuperare risorse tramite la tassa di soggiorno sarebbe, secondo Mencaroni «un provvedimento che non guarda al futuro. I sindaci devono ragionare invece in termini di tagli agli sprechi ed efficienza della pubblica amministrazione – che per le imprese è un fattore della produzione e per tutti i cittadini un elemento della qualità della vita – rischiando anche di essere impopolari, e non accanirsi su chi sosta qualche notte in Umbria e non porta voti nel territorio. Certo ci vuole coraggio. Ma crediamo che la gente stia per esaurire la scorta di pazienza: riforme vere, semplificazioni, tagli alla politica non possono aspettare un giorno in più. O non sarà possibile chiedere altri sacrifici».
Basta spremerci «I nostri amministratori – conclude il presidente di Federalberghi – devono avere il coraggio di investire nel settore turistico – considerato solo a parole una risorsa strategica – piuttosto che di “spremerlo”, secondo la logica perversa per cui se una cosa funziona, la opprimiamo di tasse e vincoli, invece di dispiegarne appieno le potenzialità».

