di Daniele Bovi
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Riconquistare i 18 mila lavoratori «persi» in Umbria in questi lunghi anni di crisi. E’ questo uno dei principali obiettivi del Piano del lavoro pensato dalla Cgil e presentato dal sindacato di Susanna Camusso mercoledì mattina a Perugia. Un documento corposo, di oltre 30 pagine, che contiene dieci schede su vari argomenti «che sono state messe insieme – ha detto nella sua relazione il segretario Mario Bravi – per far ripartire il lavoro. A fronte di un’emergenza sociale chiediamo attraverso un tavolo comune di mettere al centro l’importanza del valore del lavoro. Serve creare occupazione – ha proseguito Bravi – per dare futuro e sviluppo». Ad ascoltare in prima fila i tanti punti discussi nel corso della mattinata la presidente della Regione Catiuscia Marini, il numero uno dell’Aur Claudio Carnieri, Gaetano Sateriale della Cgil nazionale e molti candidati del centrosinistra, da Pd a Sel fino a Rivoluzione civile.
Il documento Sfogliando il documento oltre alla «riconquista» di quei posti di lavoro bruciati dalla crisi tra le proposte compaiono la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari, l’emersione del lavoro nero e impedire la riduzione della copertura degli ammortizzatori sociali. «Occorrono – ha proseguito Bravi – risposte forti e una scossa notevole, è necessaria una nuova politica industriale per difendere e creare lavoro, guardando oltre la quotidianità per costruire il futuro». Al centro del documento c’è anche la necessità di una politica economica «espansiva» in grado di creare «buona e sicura occupazione», le cui linee guida la Cgil vorrebbe che fossero investimenti pubblici con un piano di creazione diretta del lavoro, sostegno pubblico agli investimenti privati legati alla domanda sociale e nei settori strategici dell’economia, una riforma fiscale per riequilibrare la pressione tributaria e il potenziamento del sistema dell’istruzione e della ricerca.
I mali della regione Un documento, quello della Cgil, che parte dall’analisi dello stato di salute dell’economia regionale. Bravi, nel suo intervento, ha ricordato i dati più «allarmanti» come le cento vertenze aperte, i 119 mila precari e i 26 mila cassintegrati e i livelli salariali «più bassi della media nazionale». Un punto toccato anche da Carnieri che ha ricordato come la remunerazione del lavoro dipendente è otto punti sotto media nazionale e l’incidenza (tra le più alte in Italia) della precarietà: «In Umbria – ha osservato infine toccando il tema della produttività – c’è un problema di produttività del lavoro, che non vuol dire che chi lavora fatica di meno, ma che la ricchezza prodotta a parità di tempo è inferiore di circa il 10% rispetto alla media nazionale».
A GENNAIO BALZO DELLA CASSA INTEGRAZIONE IN UMBRIA: +22,7%
Istruzione, edilizia e cultura Gli altri temi toccati dal Piano, che raccoglie il plauso del Prc e dei candidati di Rivoluzione civile, riguardano i temi dell’istruzione e formazione, della cultura come «prodotto», dell’edilizia, dell’agroalimentare, dell’industria, del terziario e commercio, del lavoro e della vita delle donne in Umbria, della situazione e andamento del comparto creditizio, delle infrastrutture e servizi a rete ed infine della pubblica amministrazione e welfare. «E’ necessario – ha detto ancora il segretario regionale del sindacato – dotare l’Umbria di uno strumento come questo che intervenga sulle cause della crisi e non, come ha fatto il governo Monti, sulle conseguenze». Quello che la Cgil vuol mandare attraverso questa piattaforma è un «messaggio alle istituzioni», tenendo a mente che su un ventaglio di proposte così ampio dovrà esserci «un cambio di marcia anche per i corpi intermedi». Insomma, sindacato e impresa ma anche partiti, istituzioni università e centri di ricerca «devono rilanciare un confronto per puntare ad un salto di qualità della discussione».
L’APPROFONDIMENTO: GLI ALTRI PUNTI DEL PIANO
Marini: rilanciare spirito alleanza Un modello basato su un’ampia alleanza a cui ha fatto riferimento anche la presidente Marini nel suo intervento: «Dobbiamo rilanciare lo spirito della ‘nuova alleanza’ – ha detto -, e cioè tenere insieme l’idea della crescita con quella dello sviluppo e dell’occupazione. Una sfida sulla quale la stessa Unione Europea sta investendo, avendo ormai compreso che non può esserci separatezza ed autonomia tra le politiche industriali e quelle per il lavoro. Si deve assolutamente evitare – ha proseguito – il rischio di una ripartenza della crescita che veda questi due momenti di programmazione separati».
Ue grande opportunità Quell’Ue che, come ha avuto modo di spiegare più volte la presidente (da ultimo nel Dap 2013-2015), rappresenterà nei prossimi anni un’opportunità fondamentale per l’Umbria: «La situazione economica dell’Umbria, molto difficile e complessa per le imprese, l’occupazione, il lavoro e per le famiglie – ha detto -, ci stimola a guardare da subito alle opportunità che potranno derivare dalla nuova stagione dei fondi europei 2014-2020, ormai unico strumento finanziario, soprattutto per le Regioni, per mettere in atto politiche di sviluppo». Da ultimo, anche un messaggio al futuro governo: «Accanto a questo – ha concluso – occorrono anche politiche fiscali che favoriscano imprese e lavoro, così come si dovrà operare una riforma dell’Irap che agevoli quelle imprese che investono e producono lavoro ed occupazione».
