Lavoratori Colussi sotto la sede di Confindustria

di Dan.Bo.

Sotto l’albero di Natale di 125 lavoratori Colussi rischia di esserci il ‘regalo’ peggiore che si possa immaginare, quello del licenziamento. Martedì nella sede perugina di Confindustria è andato in scena un breve incontro, meno di venti minuti, in cui i rappresentanti dei lavoratori hanno ascoltato quello che non avrebbero mai voluto ascoltare: l’apertura della procedura di licenziamento per 125 persone dello stabilimento di Petrignano, in particolare di 115 operai, cinque impiegati e altrettanti colleghi della So.Ge.Sti. Esuberi definiti strutturali, oltre il doppio rispetto ai numeri circolati fino a ora, che hanno portato all’apertura delle procedure. Un provvedimento immediatamente giudicato «inaccettabile» dalla segreterie nazionali di Fai Flai e Uila e dal coordinamento delle Rsu del gruppo Colussi. Fatto sta che in un territorio provato già in modo duro dalla vertenza Nestlé-Perugina, senza dimenticare le altre, si apre un altro capitolo della crisi del lavoro nella regione.

PERUGINA, MANIFESTAZIONE SENZA CITTÀ

Quasi 500 persone Complessivamente lo stabilimento dà lavoro a quasi 480 persone, quelle che nella giornata di mercoledì si riuniranno per le assemblee di fabbrica: la prima è prevista dalle 14 alle 15 e la seconda dalle 22 alle 23. Il percorso ora prevede un primo incontro informativo martedì, poi ci saranno 75 giorni di tempo per trovare un accordo. Se questo, entro Natale, non ci sarà, 125 persone, alle quali in caso verranno versate dalle tre alle nove mensilità a seconda dell’anzianità di servizio, perderanno il posto di lavoro. tale decisione che infierisce in modo drammatico sul territorio umbro già colpito da altre vertenze. «Nei prossimi giorni – dicono i sindacati – saranno convocate le assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo nelle quali si decideranno tutte le azioni di contrasto a questa scelta scellerata della Colussi».

Piano con esuberi Grande era l’attesa per l’incontro in Confindustria tra azienda, Rsu e sindacati, convocato per capire il destino dei lavoratori dello stabilimento dopo l’esubero di personale annunciato nel mese di luglio dall’azienda in occasione della presentazione del piano industriale. Il documento, con orizzonte triennale, prevedeva tra 50 e 60 esuberi, a fronte di investimenti complessivi per circa 80 milioni di euro, di cui 50 per un intervento massiccio sul marketing e sul riposizionamento dei marchi Colussi e Misura, gli altri 30 per il miglioramento e potenziamento impiantistico e di stoccaggio, nonché per la formazione e la riconversione delle professionalità all’interno dell’organico di Petrignano. Un tentativo di rilancio che arrivava al termine di un periodo di difficoltà in cui l’azienda ha annunciato di voler spostare parte delle produzioni di fette biscottate dall’Umbria a un altro stabilimento del gruppo, con inevitabili ricadute in termini di tenuta occupazionale.

Le reazioni «Profonda preoccupazione» la esprimono la presidente della Regione Catiuscia Marini e il suo vice Fabio Paparelli: «Pensiamo – dicono – sia utile una valutazione più approfondita, da parte dell’azienda, che consenta, anche a seguito del confronto con le organizzazioni Sindacali, di rivedere tale decisione». I due parlano di una «responsabilizzazione condivisa» di istituzioni, organizzazioni sindacali, rappresentanti delle imprese e delle loro associazioni di categoria, sottolineando che i piani industriali «non possono scaricare esclusivamente alla mediazione istituzionale e sindacale l’impatto sociale di tali vertenze. C’è invece bisogno che gli stessi imprenditori e le associazioni datoriali assumano una parte attiva e da protagonisti». Motivo per cui la giunta convocherà un tavolo aperto a tutte le parte sociali, comprese rappresentanze delle imprese e categorie produttive.

Leonelli, Laffranco e Flamini Preoccupazione nel corso della giornata è stata espressa anche dal segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli, «perplesso» anche dal raddoppio del numero di esuberi: «Ritengo anche necessario – dice – l’invito al confronto delle posizioni di azienda e lavoratori in sede di audizione in Seconda commissione. Si tratta di un marchio molto legato a Perugia». Il deputato di FI Pietro Laffranco, che ha depositato un’interrogazione urgente, invoca poi l’intervento del governo, nazionale e regionale che «hanno il dovere di fare più di quanto tentato vanamente sinora». Al fianco dei lavoratori si schiera anche il segretario di Rifondazione comunista Enrico Flamini, che parla di «sciagura». «In Umbria oramai – dice – siamo allo stillicidio. Ast, Novelli, Perugina, Merloni: le crisi, le chiusure, i licenziamenti non si contano più. Tutto questo non è dovuto ad un destino cinico e baro. Questi sono i risultati concreti del governo PD a tutti i livelli». Quella che il Prc chiede è una grande mobilitazione regionale che arrivi fino allo sciopero regionale.

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Colussi, l’azienda annuncia 125 licenziamenti: tempo fino a Natale per un accordo. Sindacati: «Inaccettabile»”

  1. Se non si abbassano le tasse sul lavoro, le imprese continueranno a “licenziare” in Italia e “spostare” gli stabilimenti e lavoro negli stati dove hanno più risparmi. Ma purtroppo in Italia i governi (dx o sx oramai sono uguali…cambia solo il simbolo…) riescono in poco tempo (anche ore…) ad aiutare banche, aumentarsi lo stipendio mentre nell’affrontare il problema di una fabbrica in cui stanno per perdere i posti di lavoro decine di operai, beh…allora in quel i tempi si allungano e spesso non si ottiene nulla. I sindacati? A volte non capisco come possano firmare certi accordi …

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