di Michelangelo Zerbetto
Quali potrebbero essere le opportunità, le barriere d’ingresso, le strategie per le aziende umbre interessate al mercato giapponese? Questo il cuore dell’incontro organizzato dalla Camera di commercio dell’Umbria, Cna Umbria, Regione e Sviluppumbria in collaborazione con Ice – Istituto per il commercio estero e Agenzia delle dogane e dei monopoli, che ha visto la partecipazione di circa cento imprese interessate al mercato nipponico.
Al centro dell’incontro, la “Country presentation” curata da Gianpaolo Bruno, direttore dell’ufficio Ice di Tokio: in un mercato esigente come quello giapponese, ha spiegato, la qualità dei prodotti made in Italy, che spesso rappresenta un vantaggio competitivo, non basta. Il racconto territoriale conta, ma deve essere accompagnato da certificazioni, logistica, visione a lungo termine. Quello nipponico è infatti un mercato dove reputazione, affidabilità e coerenza vengono ancor prima del prezzo: il prodotto è importante, ma non basta per garantire la durata del rapporto commerciale, ha sottolineato Bruno.
La partita si gioca quindi sulla qualità premium e non sui grandi volumi indistinti. E la qualità non manca alle aziende agroalimentari umbre che vantano prodotti di primissimo livello come l’olio Evo, il cioccolato artigianale e il tartufo. Oppure le aziende di moda, tessile e design, senza dimenticare le pregiate maioliche di Deruta per quanto riguarda la ceramica artistica.
L’internazionalizzazione, tuttavia, non può essere improvvisata, dicono gli esperti. Per questo motivo, al tavolo era presente anche Sabrina Paolini, responsabile del Servizio creazione e sviluppo d’impresa e aiuti di Stato della Regione Umbria. «Le aziende – spiega Federico Sisti, segretario generale della Camera di commercio – devono essere infatti accompagnate dalle istituzioni che devono mettere a disposizione le proprie qualità tecniche e coordinative».
L’incontro non è un evento isolato, ha detto Sisti, «ma frutto di un percorso già iniziato e che si vuole continuare a percorrere», citando precedenti collaborazioni India, America e Tunisia e aprendo le porte a nuove collaborazioni con Brasile, Sud Corea e Centro Africa. Ed è proprio in un momento delicato come questo che diventa «importante creare nuove opportunità per le imprese umbre esposte al doppio rischio rappresentato dai dazi e dalla guerra» conclude Francesco Vestrelli della Cna Umbria.








