di Massimo Colonna e Francesca Marruco
Forse con quella sinistra maschera da clown che gli hanno sequestrato, gli albanesi arrestati avrebbero terrorizzato la loro vittima designata nella rapina in villa che avevano intenzione di mettere a segno, così tanto a stretto giro da far decidere agli inquirenti di eseguire dei fermi per bloccarli, e che – secondo quanto trapela- aveva preso corpo anche grazie alle informazioni date da un paio di badanti. E nel piano di questo colpo, come hanno spiegato gli agenti della squadra mobile di Terni, era stato ipotizzato anche un sequestro di persona. Emergono nuovi ed inquietanti particolari relativi all’operazione Milot, messa a segno dalla polizia di Stato, che nella notte tra giovedì e venerdì ha arrestato 12 albanesi accusati di aver commesso almeno una cinquantina di furti in appartamento.
Il piano per la rapina A spingere le forze dell’ordine ad accelerare il blitz è stata infatti l’intercettazione di un progetto criminale che la banda aveva messo in piedi. E che con ogni probabilità sarebbe arrivato a conclusione, senza l’intervento degli agenti. La banda infatti era pronta a mettere a segno una rapina in villa. Non solo, ma da quanto ricostruiscono gli inquirenti, nel piano c’era anche la possibilità di un sequestro di persona. Un elemento che ha fatto subito stringere i tempi di intervento.
La talpa è la badante E dalle informazioni che emergono a poche ore dagli arresti, è che la rapina con possibile sequestro di persona, la banda di albanesi la stava organizzando anche grazie ai contatti che avevano intrapreso con un paio di badanti della zona. Donne attraverso le quali, sono state acquisite informazioni preziose sulle possibili vittime. Facile ipotizzare che le badanti abbiano potuto riferire elementi sulla struttura delle abitazioni, sulle abitudini dei residenti, sulle vie di fuga: tutto materiale ottimo per preparare un colpo e che le badanti potrebbero aver fornito coscientemente. Non è però del tutto chiaro il coinvolgimento attivo delle due donne, la banda potrebbe infatti aver carpito loro le informazioni di cui aveva bisogno senza esplicitare il progetto criminale. È evidente però che di per sé l’esistenza di contatti tra badanti e una banda di ladri incalliti, cosciente o meno, desti particolare allarme sociale.
La divisione dei ruoli E quando poi gli albanesi entravano in casa portavano via di tutto: gli agenti hanno scovato sia i più svariati preziosi (orologi, computer, gioielli), sia oggetti curiosi, come ad esempio una maschera da clown (non si sa se utilizzata in un colpo o se soltanto rubata) e un mazzetto di dollari, probabilmente rubati a chi li custodiva come ricordo di un viaggio in America. In più vestiti e scarpe, che poi venivano subito venduti o spediti ai parenti in Albania insieme al fiume di soldi che si sospetta sia arrivato dalla vendita della refurtiva e che ha permesso agli arrestati di costruirsi ville di grosse metrature e anche una cappella privata. Di questo particolare meccanismo, secondo gli inquirenti, si interessava la donna rumena finita in manette.
La roulette russa Gli arrestati attenderanno adesso la fissazione dell’udienza di convalida del fermo e l’interrogatorio di garanzia. L’attenzione degli inquirenti andrà in particolare sulla figura del capobanda, un 34enne già arrestato per tentato omicidio nel 2001 quando, ancora 20enne, durante una rapina in villa a Bergamo aveva sottoposto il padre di famiglia, davanti ai suoi figli, al rituale della roulette russa con una pistola appena rubata. Per quel fatto e per altre rapine era stato condannato a 11 anni di reclusione.
Gli oggetti ritrovati Tutti gli oggetti ritrovati nell’ambito dell’operazione, fa sapere la questura di Terni, nei prossimi giorni saranno a disposizione dei legittimi proprietari.
Legami con indagine dell’omicidio E sempre nei prossimi giorni è possibile che l’indagine sull’omicidio della vedova Listanti Zelli, uccisa in casa da un ladro sorpreso a rubare, potrebbe subire un’accelerazione importante. Sono stati infatti gli inquirenti a non escludere che tra gli arresti per i furti e l’omicidio della povera donna possa esistere un collegamento. O forse qualcosa di ben più consistente. L’indagine sull’omicidio dell’anziana, portata avanti dai carabinieri del reparto operativo di Terni guidati dal maggiore Pietro Petronio potrebbe dunque ricevere un patrimonio indiziario proveniente dal lavoro degli agenti della squadra mobile della questura guidata da Francesco Petitti. Lo ha detto il procuratore in conferenza stampa, contro i reati che destano allarme sociale, la risposta deve essere forte e unitaria. C’è da augurarsi quindi che l’assassino o gli assassini dell’anziana abbiano davvero le ore contate.
Terni sicura E intanto lunedì mattina, nella sede della Prefettura di Terni, avrà luogo la sottoscrizione del nuovo “Patto per Terni Sicura”, promosso da Prefettura di Terni, Regione Umbria, Provincia e Comune di Terni. Il documento verrà sottoscritto dal prefetto di Terni, Gianfelice Bellesini, dall’assessore regionale per la sicurezza, Fabio Paparelli, e dal presidente della Provincia e sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci.
