Affranto per la morte di Fathia. Pentito per la brutale aggressione a colpi di martello ai danni della moglie. Così l’avvocato Vincenzo Bochicchio, che difende Mohamed El Messaoudi, ora accusato di femminicidio volontario aggravato, avrebbe trovato il suo assistito in carcere.
La Procura di Terni contesta all’uomo le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e della relazione affettiva (nonostante la fine del legame), oltre alla violazione dei provvedimenti di allontanamento e al porto abusivo dell’arma del delitto. Nel colloquio dopo il tragico epilogo, l’assassino avrebbe riferito al proprio legale di voler rimediare, per quanto possibile. «Indietro non si torna – è il commento di Bochicchio -, Mohamed può solo risarcire i familiari; so che ha contattato sua madre in Marocco perché possa mettere a disposizione tutto quello che ha».
Stando alla testimonianza resa a Umbria24 dall’avvocato, Mohamed ha sperato fortemente in una ripresa della donna, aveva chiesto di lei anche in sede di interrogatorio. Oggi non gli resta che dire di aver agito, il 9 maggio scorso, senza lucidità. Il 42enne marocchino, quel giorno, è salito a bordo del bus che sapeva avrebbe preso Fathia, 44enne sua connazionale, all’uscita dal lavoro presso una famiglia di Stroncone. Proprio all’interno del mezzo, l’ha colpita ripetutamente alla testa col martello da carpentiere che aveva con sé, lasciandola in un lago di sangue; poi si è allontanato facendo perdere le proprie tracce per due giorni, fin quando non è stato riconosciuto all’interno di un bar nella zona industriale dello stesso paese. A poche centinaia di metri dal locale è stato fermato e arrestato. Ora è atteso davanti al Giudice per l’udienza preliminare il prossimo 20 gennaio.
Le condizioni della donna, che lo aveva già denunciato per maltrattamenti per i quali era sottoposto a divieto di avvicinamento e per cui è stato poi condannato, sono apparse da subito disperate. È morta dopo cinque mesi di agonia. Il braccialetto elettronico non è bastato a fermare il marito, forse il dispositivo non ha neppure funzionato. L’intera comunità ternana, nelle settimane passate, si è stretta attorno alla famiglia della vittima in una fiaccolata organizzata da casa delle donne e Terni donne. In piazza, accanto ai cari di Fatiha, c’erano anche genitori, fratello e zii di Ilaria Sula, ternana, uccisa anche lei, a soli 23 anni, dal ragazzo che non accettava la fine della relazione. Il suo assassino, in primo grado, è stato condannato all’ergastolo.


