Tra il 2023 e il 2025 in Umbria 140 medici ospedalieri hanno presentato le dimissioni volontarie. Il censimento è contenuto nella “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” pubblicata, ormai da alcune settimane, dal Centro studi Anaao Assomed (associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri e asssociazione medici dirigenti).
In Umbria, nel periodo al centro dello studio, il numero dei medici in servizio non ha subito particolari scossoni: nel 2015, infatti, la sanità umbra contava 1.940 camici bianchi che nel 2024 (ultimo dato disponibile nel report) erano saliti a 1.982 (+2,2 per cento). L’organico permette anche di valutare, invece, l’aumento delle dimissioni volontarie dei medici ospedalieri.
Nel 2015, secondo il dossier, a licenziarsi erano stati 16 dottori pari allo 0,8 per cento dell’organico. Un livello di dimissioni volontarie, questo, che risulta di fatto quadruplicato nel 2023, anno in cui il sistema sanitario umbro ha fatto i conti col picco di dimissioni, che sono state 63 pari al 3,2 per cento. Già l’anno seguente, però, l’emorragia è stata tamponata, coi licenziamenti volontari dei medici che sono scesi a 35, ossia l’1,8 per cento dell’organico. Ma nel 2025 è arrivata la risalita: a uscire dagli ospedali umbri, infatti, sono stati 42 dottori, pari al 2,1 per cento del personale complessivo.
La quota dei medici che hanno lasciato il sistema umbro, almeno per il 2025, è comunque tra le più basse rilevate da Anaao-Assomed a livello regionale, oltreché inferiore alla media italiana, che lo scorso anno girava al 3,5 degli organici. Un livello di dimissioni più basso di quello umbro si registra soltanto in Valle D’Aosta (1,7 per cento) e Toscana (1,8), mentre le regioni più virtuose, come Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, girano tra il 2,7 e il 3,2 per cento.
Nella “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025”, comunque, si analizzano anche le assunzioni a tempo determinato e indeterminato, con quest’ultime che hanno un trend positivo. Nel 2015, infatti, il sistema sanitario regionale aveva assunto stabilmente 51 medici; ingressi, questi, che sono triplicati nel doppio picco registrato nel 2022 e nel 2024, quando le quattro aziende sanitarie e ospedaliere della regione si sono rinforzate per ciascuna annualità con 156 medici. Flessione, invece, nel 2025 quando i nuovi contratti a tempo indeterminato per i camici bianchi sono stati 105.
Nel bilancio degli organici dei medici ospedalieri, ovviamente, hanno un peso non secondario anche i pensionamenti. Intanto, vale la pena segnalare che l’età media delle dottoresse in servizio in Umbria nel 2024 risultava di 48,4 anni, mentre nel 2015 era di 49,8; più alta quella dei dottori, che nel 2024 girava a 52,4 ma dieci anni prima era di 54,2. In questo quadro, i medici ospedalieri umbri che nel 2015 hanno raggiunto la quiescenza sono stati 57, pari al 2,9 per cento dell’organico, mentre il picco ad ora si è registrato nel 2021 con 93 pensionamenti, scesi a 65 nel 2024 e risaliti a 73 nel 2025.
L’Umbria comunque è solo marginalmente coinvolta da quello che Anaao-Assomed chiamano «non fuga, ma esodo», perché a livello nazionale «nel 2025 i medici che hanno lasciato il servizio sanitario nazionale per scelta superano quelli che lo hanno lasciato per raggiunti limiti di età: 3.767 dimissioni volontarie contro 2.876 pensionamenti». L’associazione di categoria, comunque, riconosce come il decennio esaminato abbia almeno portato con sé «l’inversione della curva dell’età», che è iniziata a scendere, ma chiaramente non basta.
Quindi il «piano straordinario in 10 punti per fermare la frana e difendere l’articolo 32 della Costituzione» che Anaao-Assomed hanno già messo sul tavolo di «Governo, Parlamento e Regioni»: rendere strutturale il Decreto Calabria, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per fare entrare i giovani da protagonisti; superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni; garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi; riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave per arginare la medicina difensiva; ospedali sicuri, con presidi di sicurezza nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle
norme contro le aggressioni e riorganizzazione degli spazi; tempo di vita e welfare, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi per un Ssn sempre più al femminile e rivalutando quel tempo che ormai è moneta di inestimabile valore; perequazione territoriale, con incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il
Mezzogiorno; un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti; riforma della professione tra flessibilità e riconoscimento professionale, per modernizzare il lavoro e adeguarlo alle rapide trasformazioni economiche, tecnologiche e di mercato; e, infine, sicurezza sul lavoro intesa non solo come tutela fisica dagli infortuni, ma garanzia di sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera per i professionisti.


