In corso, da parte della Procura della Repubblica di Terni tutte le formalità burocratiche per riformulare il capo d’imputazione a carico di Mohamed El Messaoudi, il 42enne marocchino che nel maggio scorso ha preso a martellate la moglie fino a fracassarle il cranio, riducendola sin da subito in condizioni disperate. La donna è deceduta a inizio settimana. Sul corpo della vittima, l’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia e nel pomeriggio di mercoledì sarà conferito l’incarico al medico legale.

L’esame autoptico, teso ad accertare il nesso di causalità tra la condotta dell’imputato e il decesso della 44enne Fatiha El Afghani, precede verosimilmente un nuovo iter della Procura alla luce del tragico epilogo, dopo cinque mesi di agonia alla quale è stata costretta la donna. Per il prossimo 20 gennaio, infatti, era già stata fissata l’udienza preliminare, nell’ambito del procedimento per tentato omicidio, a seguito della formale richiesta di rinvio a giudizio. Aperto ora un nuovo fascicolo per femminicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal legame affettivo; per il detenuto in custodia cautelare, difeso dall’avvocato Vincenzo Bochicchio di Perugia, potrebbe essere richiesto il giudizio immediato.

L’uomo, che sarà giudicato dalla Corte d’Assise di Terni, era già stato condannato per maltrattamenti ai danni della donna; all’epoca della brutale aggressione era sottoposto alla misura del braccialetto elettronico. Sul suo conto pendono dunque anche le accuse di violazione del divieto di avvicinamento e porto ingiustificato di arma impropria (il martello col quale Fatiha è stata colpita ripetutamente alla testa). A rappresentare la famiglia della vittima, l’avvocato ternano Valentino Viali, secondo il quale la tragedia poteva essere evitata, se il dispositivo elettronico avesse funzionato a dovere. Le esequie della donna si terranno nel Paese d’origine, intanto Terni saluterà Fatiha con una fiaccolata giovedì sera; per lo stesso giorno è proclamato lutto cittadino.