Oggi è il giorno del dolore. Oggi è il giorno del rispetto. Oggi è il giorno del silenzio. Fatiha El Afghani, morta mesi dopo la terribile aggressione da parte del marito su un autobus.

A Terni è stato proclamato lutto cittadino e questa sera molte (o così si spera) fiaccole sfileranno per il centro città per esprimere vicinanza agli affetti della 44enne e manifestare il dolore dell’intera comunità. Dell’intera comunità, sì, perchè il femminicidio non è un fatto privato. Il dolore non rimane – e non deve rimanere – un fatto privato.

Ilaria Sula, Eliza Feru, Laura Papadia. Non solo nomi, ma donne, strappate alla vita. Delitti che nel 2025 hanno sconvolto l’Umbria, al quale ora si aggiunge la morte di Fatiha che, dopo mesi di agonia, non ce l’ha fatta.

Oggi, una riflessione è d’obbligo. Al di là della azioni messe in campo dalla legge e da chi la esercita, dalle istituzioni, dalle associazioni, dalle scuole, dagli enti pubblici e privati e dalle varie realtà che insistono nei territori, questa riflessione deve entrare nelle nostre case, ci deve toccare, deve toccare ognuno di noi, e non solo quando il dolore ci riguarda da vicino.

Quale cultura delle relazioni stiamo costruendo? La prevenzione dei femminicidi non può iniziare soltanto quando la violenza si manifesta. Deve cominciare molto prima, attraverso la diffusione di una cultura del rispetto che sappia educare al valore della libertà, dell’autonomia e della dignità di ogni persona. Il cambiamento può cominciare proprio nelle nostre case. Nelle conversazioni quotidiane, nel modo in cui ci rivolgiamo agli altri e nell’educazione che trasmettiamo, spesso senza nemmeno rendercene conto. Perchè se non possiamo cambiare il mondo da soli, possiamo cominciare dal nostro mondo.

Oggi più che mai serve una cultura del rispetto. E’ da qui che dobbiamo partire. E la cultura del rispetto si può costruire, si costruisce, e si deve costruire anche quando nessuno ci guarda, quando educhiamo un figlio, quando ascoltiamo un amico, quando parliamo con un nostro caro, quando decidiamo di non considerare normale ciò che normale non è. Ogni giorno, nel nostro piccolo, contribuiamo a costruire la cultura nella quale vivono gli altri.

Non possiamo sapere se una parola, un esempio o una conversazione riusciranno a cambiare il modo di pensare di qualcuno. Ma possiamo scegliere di non alimentare una cultura in cui il controllo viene scambiato per premura, la prepotenza per forza e il possesso per amore.

Questa responsabilità appartiene a tutti noi.

Nata nel 1997, laureata in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e giornalista pubblicista, ha iniziato il suo lavoro di giornalista nel 2021 con Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all'attualità, alla politica e alla cronaca, più in particolare nell'area della provincia di Terni. Dal 2024 responsabile dell'audiogiornale Umbria24 Daily, le principali notizie del giorno in pochi minuti.