Un detenuto di origine straniera è salito sul tetto del passeggio interno del carcere di Spoleto per protesta. L’episodio, avvenuto nelle scorse ore, ha richiesto l’intervento della polizia penitenziaria e ha determinato una situazione di tensione all’interno dell’istituto. A riferirlo in una nota è il Sinappe, il Sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria dell’Umbria. Secondo il sindacato, il detenuto è sottoposto alla sorveglianza particolare prevista dall’articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario e sta scontando una lunga pena per reati di rapina e resistenza. In precedenza, secondo quanto riferito, è stato trasferito in diversi istituti italiani per comportamenti ritenuti incompatibili con l’ordine e la sicurezza interna.
NELLE CARCERI UMBRE TRIPLICATI I TENTATIVI DI SUICIDIO
Il turismo penitenziario Il segretario regionale del Sinappe, Daniele Rosati, pone l’episodio nel quadro delle difficoltà nella gestione dei detenuti con condotte problematiche: «Se un detenuto non riesce a essere gestito in venti istituti in due anni, dobbiamo chiederci se il sistema abbia davvero gli strumenti per farlo. Da questa impossibilità nasce il fenomeno del “turismo penitenziario”, dove il detenuto problematico diventa una “palla che scotta” passata di mano in mano». Il sindacato segnala inoltre le difficoltà nella gestione di persone con gravi disturbi comportamentali, anche dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Secondo il Sinappe, il sistema penitenziario deve fare i conti anche con il sovraffollamento: a fronte di una capienza regolamentare di circa 52mila posti, i detenuti sarebbero oltre 64mila.
Le richieste Rosati richiama infine le condizioni di lavoro degli agenti: «La penitenziaria combatte ogni giorno una guerra in tempo di pace, lo fa in silenzio, lontano dai riflettori. È necessario che il mondo politico presti attenzione e doti il Corpo di mezzi straordinari e regole d’ingaggio più idonee, come l’utilizzo del taser, dello spray al peperoncino e soprattutto assunzioni straordinarie per garantire sicurezza e dignità al personale».
