di Francesca Marruco

Qualcosa nel piano dell’omicida che la notte tra lunedì e martedì ha ucciso Alessandro Polizzi e ferito la fidanzata Julia Tosti nel loro appartamento in via Ricci a Perugia  è andato storto.  E potrebbe essere stato proprio questo imprevisto a salvare la vita di Julia, ferita ad un braccio da un colpo di pistola mentre cercava di ripararsi il volto da un assassino che voleva spararle contro a bruciapelo. La pistola, una vecchissima Beretta modello 34 calibro 9, è stata ritrovata nell’appartamento del duplice delitto.

Julia operata e presto dimessa Julia ha trascorso la notte normalmente, pur nello stato di shock per il trauma, dopo essere stata operata martedì pomeriggio dell’equipe del professor Mauro Caraffa e dal dottor Chionchio. Le è stato estratto il proiettile dalla mano. Caraffa è intenzionato a dimetterla entro giovedì perché il periodo post operatorio potrebbe farlo anche da casa. Anche gli inquirenti sono interessati a sapere quando la ragazza lascerà l’ospedale per risentirla dopo che è stata già comunque sentita dal pm Duchini.

VIDEO – LA MADRE DI JULIA: PIANGE E VUOLE IL FIDANZATO

Blindata La ragazza ha espresso la volontà di incontrare alcuni suoi amici, cosa resa possibile dopo mezzogiorno: molti ragazzi e ragazze hanno affollato la stanza di ospedale e si sono stretti intorno a Julia. Fino a quel momento con lei erano stati il padre, la madre e il fratello. Un paziente si è avvicinato a un certo punto alla sua stanza: «Quanto sei bella – le ha detto -, ti auguro di dimenticare quello che ti è successo».

VIDEO – IL PADRE DI JULIA – LEI E’ VIVA GRAZIE AD ALESSANDRO

La pistola inceppata Intanto proseguono le indagini. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella che l’arma potrebbe essersi inceppata, impedendo all’assassino di sparare ancora contro la giovane. Che a quel punto è stata colpita in testa e al volto con un corpo contundente, il calcio della stessa pistola e, sembrerebbe, una chiave inglese. L’assassino poi potrebbe averla persa nel parapiglia e con una delle due vittime che urlava forte «aiuto» e per il pericolo che arrivassero vicini di casa o polizia, aver deciso di abbandonarla lì. Pur con tutti i rischi del caso.

VIDEO – IL FRATELLO DI JULIA – CREDO NON SI SIA RESA CONTO

Alessandro muore Prima di incepparsi però ha colpito mortalmente Alessandro Polizzi, 24anni ad agosto, un ragazzone campione di arti marziali che lavorava come operario nella piccola ditta per arredamento d’interni del padre a Ponte San Giovanni. Alessandro e Julia, su Facebook fidanzati dal 3 febbraio scorso, convivevano da pochissimo nell’appartamento di via Ricci di proprietà della nonna di lei.

VIDEO – SUL LUOGO DELL’OMICIDIO

FOTOGALLERY – L’OMICIDIO DI VIA RICCI

L’esecuzione Erano circa le tre di notte quando qualcuno, col volto travisato, ha sfondato la porta della loro casa al terzo piano del civico numero 14. Questione di minuti e va in scena una brutale esecuzione. Alessandro verrà ritrovato morto lungo il corridoio che porta alla loro camera da letto. Il killer dovrebbe averli raggiunti mentre erano ancora a letto e ha iniziato a sparargli contro, ma la vittima è andato incontro al suo aggressore. La dinamica, come ogni altro aspetto della tragica vicenda, è al vaglio della squadra mobile della questura di Perugia che indaga coordinata dal sostituto procuratore Antonella Duchini.

VIDEO – LE INTERVISTE AI TESTIMONI 

Esperti al lavoro Gli esperti della polizia scientifica sono rimasti per ore dentro la casa del delitto per repertare quante più tracce ritenute anche solo potenzialmente utili per dare un nome e un volto all’assassino. Mentre i medici legali Laura Paglicci Reattelli e Anna Maria Verdelli hanno eseguito in tarda mattinata una prima ricognizione cadaverica sul corpo della vittima, stabilendo per ora, solo che i proiettili sparati contro Alessandro sono almeno due.

FOTOGALLERY – I GENITORI DI JULIA ALL’USCITA DELL’OSPEDALE 

La morte scampata Julia invece è stata ricoverata in stato di shock nel reparto di ortopedia, fortunatamente ferita in modo non grave, e ha raccontato agli inquirenti l’incubo vissuto nell’appartamento della nonna. Molto probabilmente però la giovane verrà sentita nuovamente per chiarire alcuni passaggi e alcuni dettagli che potrebbero rivelarsi fondamentali. Come fondamentali saranno tutti gli accertamenti tecnico-scientifici sulle tracce e sulla pistola, una Beretta vecchissima in uso all’esercito decenni indietro, messa in commercio prima che diventasse obbligatorio denunciarne il possesso.

Gli accertamenti La provenienza della pistola, sempre che sia possibile tracciarla, è un importante binario su cui muoversi. Anche perché per adesso, gli uomini della squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera, non escludono alcuna pista. Se nelle prime ore della mattinata si era subito pensato ad una movente passionale, legato anche ad un episodio,  avvenuto venerdì scorso fuori da una discoteca di Perugia in cui la vittima ha pestato l’ex convivente di Julia, nel corso della giornata è apparso chiaro che le strade da scandagliare per arrivare all’assassino potrebbero essere più di una.

L’aggressione all’ex di lei L’ex di lei, ricoverato in ospedale da venerdì scorso per una frattura al setto nasale dopo l’aggressione, sarebbe stato sentito in giornata dagli inquirenti. Tra i due ragazzi però non era la prima volta: c’erano state acredini anche negli ultimi due mesi. Dopo cioè che Julia aveva rotto con il suo precedente fidanzato, con cui aveva convissuto qualche mese nello stesso appartamento in cui è stata aggredita, e aveva iniziato una nuova relazione con Alessandro Polizzi. Ipotesi episodi noti che si allungano come ombre su quanto successo in via Ricci.

Indagini a tutto campo Ma non basta e allora, oltre a chiarire da dove sia entrato l’assassino, forse ha aperto il portone all’ingresso della palazzina o forse sapeva che dai garage è possibile salire su per le scale, si scava nelle frequentazioni, soprattutto notturne della coppia. Tante le persone ascoltate fin da lunedì dagli inquirenti. Si indaga in quel mondo notturno che si muove nelle discoteche. Ma si passano in rassegna anche eventuali questioni economiche. Di quelle per cui qualcuno potrebbe decidere di punire con la vita.

I messaggi Sul profilo Facebook della vittima alla fine della giornata sono centinaia i messaggi degli amici. Accanto al dolore ci sono anche accuse, più o meno indirizzate verso qualcuno: «Solo con un cappuccio Una pistola in mano poteva riuscirci.. » si legge. «Mi prometto e ti prometto – scrive un altro giovane – che ci sarà una vendetta molto lenta, la pagherà cara anche se questo non servirà per farti tornare, ma se tu non ci sei più, non ci sarà più nemmeno lui».  Nessuno scrive nomi, ma tutti gli amici di Alessandro sembrano fare riferimento non semplicemente ad un ipotetico assassino. Ma forse hanno in mente anche un nome e un cognome.

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