di Francesca Marruco
«Siete dei vigliacchi. Degli assassini. Lo avete ammazzato che aveva le mani legate dietro la schiena». La rabbia e il dolore insopportabile per il barbaro assassinio di un fratello non può essere contenuto nelle aule di giustizia. E così la sorella di Luca Rosi, il bancario ucciso il 2 marzo dello scorso anno durante una rapina in villa davanti alla mamma, alla fidanzata e al nipotino, mercoledì mattina, di fronte a due degli assassini del fratello non ce l’ha fatta, e ha urlato loro tutto il suo rancore. Impossibile lasciarlo fuori da quell’aula in cui i parenti di Luca si aspettano di trovare almeno un po’ di giustizia, dopo tanto, immenso, dolore.
Alta tensione Mercoledì mattina davanti al gip Lidia Brutti, è stata ascoltata la mamma di Catalin Simionescu, il giovane rumeno accusato di essere il basista delle due rapine più sanguinose: quella in cui venne ucciso Luca e quella in casa di Sergio Papa, in cui Iulian Ghiorghita violentò la suocera 50enne del ristoratore. La donna è stata ascoltata perché ne ha fatto richiesta la difesa di Simionescu nell’ambito del processo con rito abbreviato condizionato, all’escussione della donna.
Le contraddizioni Ma questa scelta potrebbe essersi rivelata un vero e proprio boomerang per la difesa. La signora, incalzata dalle domande dei pubblici ministeri, in aula erano presenti i pm Giuseppe Petrazzini e Antonella Duchini, si sarebbe contraddetta su un paio di questioni. C’è un’intercettazione in cui la donna, a ridosso dell’omicidio di Luca Rosi, parlando alla figlia, dice di aver «lavato i vestiti di Catalin e bruciato la maschera». Quale maschera? Le hanno chiesto in udienza. «Non ricordo, forse di carnevale» ha anche azzardato a dire.
La maschera E’ evidente come sia facile pensare che la «maschera» in realtà sia un passamontagna. La mamma di Catalin, che viveva vicino al ristorante di Sergio Papa e che in passato aveva avuto rapporti con la sorella del padre di Luca Rosi, si sarebbe contraddetta anche in merito ad un’altra telefonata in cui si parlava di Iulian Ghiorghita, il rumeno che stuprò la suocera di Papa e che materialmente premette il grilletto contro Rosi. Contraddetta o meno in fondo, è ovvio
Il basista per Pietramelina Catalin era stato il primo ad essere fermato dai carabinieri del comando provinciale di Perugia. Il giovane aveva subito ammesso di aver accompagnato i suoi complici fuori dalla villa di Sergio Papa e di averli recuperati dopo la rapina. Aveva anche subito ammesso di aver seguito il ristoratore uscito dal suo locale, per avvertire i suoi complici del suo arrivo.
L’implicazione nell’omicidio Rosi La sua implicazione, come istigatore, nella rapina a casa Rosi, emerge invece in un secondo momento: quanto cioè uno degli altri assassini dice che avevano fatto dei sopralluoghi prima del colpo a casa Rosi perché Catalin Simionescu, aveva detto loro che c’erano 450 mila euro in contanti. Invece da casa Rosi alla fine se ne sono andati con appena 60 euro e qualche gioiello neanche d’oro. A tutti e quattro i tre pubblici ministeri titolari delle indagini contestano una sfilza di reati: dall’associazione a delinquere finalizzata alle rapine, all’omicidio volontario aggravato, alla violenza sessuale, al porto abusivo d’armi. Accuse molto pesanti che potrebbero, come sperano i famigliari delle vittime, e anche il buon senso, Valergli una condanna esemplare. Si torna in aula il 15 e 16 aprile.

e gli fanno pure il processo a questo ammasso di assassini!!!! Ma buttateli in carcere e gettate le chiavi altro che processo!!!!! Pena di morte sarebbe la soluzione migliore!