di Fra. Mar.
Società intestate a persone morte per commettere una serie di delitti, tra cui un «ingiusto profitto» di oltre 200 mila euro per prodotti acquistati e mai pagati, per cui ancora oggi, tre persone sono a processo per bancarotta fraudolenta. Tutti gli altri diciassette indagati, destinatari di una sfilza lunghissima di accuse, hanno patteggiato prima dell’udienza preliminare. Martedì mattina, davanti al tribunale collegiale di Perugia, presieduto dal giudice Daniele Cenci, ha deposto proprio uno degli altri indagati, che a suo tempo venne arrestato e poi patteggiò.
Accuse In aula il pubblico ministero Mario Formisano, che ha ereditato il fascicolo dal sostituto Dario Razzi, ha interrogato il testimone. La storia, che coinvolge le società Media Service, Trading Management Tecnologies, Number One e Royal Invest, risale agli anni 2004- 2005 e si snoda tra Foligno e mezza Italia. Gli imputati, secondo le accuse riassunte nel capo d’imputazione, avrebbero «utilizzato una carta d’identità contraffatta o fatta contraffare intestata a una persona deceduta nel 1991 e dichiarando tale identità al notaio inducendolo in errore», fatto commesso al fine di «sottrarsi agli obblighi fiscali dello Stato, inducendo in errore gli organi preposti al controllo».
Con l’identità dell’uomo deceduto nel 1991, hanno anche consumato oltre due mila euro di pasti, usando nomi di fantasia e pagando con un assegno scoperto.
L’altro morto Col nome di un altro uomo deceduto nel 1988, hanno indotto in errore un notaio per la compilazione di alcuni atti, e si sono procurati «ingiusto profitto con grave danno per un’azienda di Perugia, pari a due forniture di materiale informatico e per ufficio» per circa quindicimila euro, «forniture mai pagate, scomparendo insieme alla società». Da un’altra azienda di Città di Castello si sono fatti consegnare una fornitura di computer per oltre 8 mila euro, mai pagata. Stesso copione per un’azienda da cui si sono fatti consegnare oltre 11 mila euro di attrezzatura tecnica, mai pagata.
Forniture d’olio e computer L’accusa per alcuni di loro è anche quella di avere «sottratto tutti i beni mobili e tutta la documentazione contabile e societaria allo scopo di recare pregiudizio ai creditori». Nel 2004 hanno avuto due forniture d’olio da un oleificio per quasi cinquanta mila euro, cifra mai corrisposta. Altri 17 mila euro di forniture di elettrodomestici professionali, li pagarono con assegni poi risultati scoperti. Altri 40 mila euro circa, altre 52 mila euro e altre 40 mila euro per foriture di computer mai pagate.


