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«O riusciremo a porre fine alle guerre o davvero le guerre porranno fine all’umanità». È questo uno dei punti centrali dell’appello lanciato martedì al termine di «Spirito di Assisi»‚ l’incontro tra i leader religiosi del mondo, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, in occasione dei 40 anni di quello voluto da san Giovanni Paolo II nel 1986; giornata finale alla quale non ha potuto partecipare Papa Leone XIV, reduce da un intervento al polmone.

L’appello A quarant’anni dal primo incontro, i rappresentanti delle diverse confessioni religiose, provenienti da 53 Paesi, hanno rilanciato la necessità di contrastare l’escalation dei conflitti e di restituire spazio al dialogo nelle relazioni internazionali. «Non possiamo lasciare che il mondo – è detto ancora nell’appello che richiama la responsabilità condivisa di costruire percorsi di pace – ceda definitivamente alla logica della guerra e del conflitto nelle relazioni internazionali». «Ci siamo raccolti, consapevoli che la pace è un cantiere aperto a tutti – si legge nel documento – e di tutti è la responsabilità per trovare le strade per una pace disarmata e disarmante». Nel testo, i leader religiosi ripercorrono i cambiamenti degli ultimi quattro decenni, dalla caduta del Muro di Berlino agli accordi che hanno posto fine a conflitti prolungati, fino alla riduzione degli arsenali nucleari. Risultati che, secondo i firmatari, non cancellano le minacce attuali.

Tante sfide Il mondo, si legge ancora nell’appello, soffre per la mancanza di dialogo e di visioni condivise, una condizione che mette a rischio le conquiste dell’umanità e la salvaguardia del pianeta. I leader chiedono quindi di destinare le risorse impiegate negli armamenti a bisogni fondamentali come acqua, cibo, istruzione, lavoro, aria pulita e cure accessibili. Tra le sfide indicate figurano anche la crisi climatica, le migrazioni, il rischio nucleare, il riarmo e l’intelligenza artificiale.

Il Papa Al messaggio dei leader religiosi si è unito Papa Leone XIV, che ha inviato un videomessaggio ai partecipanti all’incontro. Il Pontefice, rimasto in Vaticano per proseguire la convalescenza dopo l’intervento del 13 ottobre, ha ribadito che nessuna guerra può essere giustificata in nome della fede. «Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre. La guerra – ha detto – non può mai essere fatta in nome di Dio». Leone XIV ha invitato a proseguire il cammino avviato da Giovanni Paolo II nel 1986, ricordando il legame tra l’autentica esperienza religiosa e l’impegno per la pace. Nel videomessaggio, il Pontefice ha richiamato anche le illusioni seguite alla fine della Guerra fredda, quando la globalizzazione era stata considerata da molti una garanzia di stabilità. L’affidamento ai mercati, ha osservato, non ha prodotto automaticamente unità e pace, ma ha alimentato anche reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche. Di fronte all’accumulo di armi e al ricorso alla guerra come strumento della politica internazionale, ha ribadito: «Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa».

Preghiera La giornata conclusiva si è articolata in momenti di preghiera nei diversi luoghi di culto di Assisi. I rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane si sono riuniti nella Basilica inferiore di San Francesco, mentre gli esponenti delle altre confessioni hanno pregato in altri luoghi della città, tra cui il Bosco di San Francesco. Al termine, i leader si sono ritrovati nella piazza antistante la Basilica inferiore e sono saliti uno alla volta sul palco per accendere una candela su un unico candelabro, simbolo dell’impegno comune per la pace.

Il prefetto La Prefettura di Perugia ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine, dalla Protezione civile, dai vigili del fuoco, dalle strutture sanitarie e dal volontariato, impegnati nella gestione della sicurezza durante l’evento. Il prefetto Paolo Canaparo ha ringraziato in particolare il questore Dario Sallustio per il coordinamento del dispositivo interforze.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.