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Studenti in piazza questa mattina a Perugia per protestare contro le condizioni degli edifici scolastici, i disservizi dei trasporti e il carovita. Dalle 8.30 l’area prossima al centro storico compresa tra Galleria Kennedy, via XIV Settembre e Porta Pesa è presidiata dalle forze dell’ordine, mentre si sono già formati diversi capannelli di ragazze che aderiscono alla manifestazione.

La convocazione è circolata attraverso WhatsApp e i social. «Mercoledì 28 scendiamo tutti in piazza! Noi studenti siamo stanchi, vogliamo i soldi per le scuole, per il nostro futuro non per le armi!», si legge nel messaggio diffuso dagli organizzatori. Il punto di ritrovo indicato è via XIV Settembre, davanti allo ‘Chalet’. L’iniziativa è presentata come uno sciopero studentesco, con l’invito a partecipare portando cartelli e striscioni, senza bandiere o simboli.

Tra le ragioni della protesta ci sono le condizioni delle scuole, con edifici che «cadono a pezzi» e termosifoni che non funzionano, le difficoltà per chi si sposta in autobus e l’aumento del costo della vita. «Non vogliamo più essere ignorati», scrivono gli studenti nella convocazione, chiedendo che le risorse siano destinate all’istruzione e al futuro delle nuove generazioni, anziché agli armamenti.

La manifestazione arriva a quattro giorni dal presidio che sabato 24 ottobre ha portato circa 200 studenti delle scuole superiori in piazza IV Novembre. Anche quella mobilitazione era nata in poche ore attraverso il passaparola e le chat, senza una struttura organizzativa tradizionale. I ragazzi avevano denunciato i problemi dei diversi istituti, chiedendo più diritti e una maggiore attenzione alle condizioni in cui si svolge la vita scolastica. Al centro anche il carovita, con le difficoltà economiche delle famiglie e le ricadute sulle possibilità dei giovani di costruirsi un futuro. Durante il presidio era intervenuta anche la sindaca Vittoria Ferdinandi.

A Perugia è in corso anche un’altra forma di protesta studentesca, questa volta negli spazi del Rettorato dell’Università. Da lunedì una ventina di universitari dorme in tenda nei giardini della sede per contestare il definanziamento degli atenei, il costo degli affitti e le condizioni degli spazi per lo studio. La mobilitazione, si riconosce nella campagna «La guerra non la paghiamo» e coinvolge anche le difficoltà degli studenti stranieri, tra costi della tessera sanitaria e incertezze legate al rinnovo dei permessi di soggiorno. Il presidio universitario proseguirà fino alla mattina del 30 ottobre, quando gli studenti intendono raggiungere lo sciopero generale indetto dall’Usb contro guerra, carovita e caro-studi.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.