Lo Spirito di Assisi, nel segno del dialogo tra le religioni e dell’impegno per la pace, richiama in queste ore il messaggio dell’incontro del 1986 voluto da Giovanni Paolo II. Padre Enzo Fortunato, che partecipò allora all’iniziativa a 18 anni, lega quel ricordo alla denuncia delle risorse destinate alla guerra e agli ostacoli che rallentano gli aiuti alle persone.
«Avevo 18 anni quando partecipai da giovane ad Assisi al primo incontro del 1986. Oggi come allora lo Spirito di Assisi ci ricorda drammaticamente che la guerra uccide e divora le risorse per curare, educare e creare lavoro. E permettetemi di aggiungere che quando si va in guerra gli Stati trovano subito i fondi. Quando bisogna aiutare gli altri ci sono duemila barriere che impediscono quel subito per sbloccare i fondi. È un’ingiustizia che va gridata da tutti noi senza paura, senza reticenze, senza fermarci, altrimenti sì, saremo dei collusi. Ritornando alla preghiera, la seconda indicazione è la percezione chiara di un Dio che è Padre nostro. E se siamo ad Assisi è grazie a quella rivoluzione silenziosa e spirituale che è la strada tracciata da Francesco d’Assisi. Ogni uomo è fratello».
L’incontro internazionale per la pace «Pace disarmata e disarmante», promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, si conclude oggi ad Assisi, a 40 anni dalla giornata di preghiera convocata da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986. La tre giorni ha riunito rappresentanti delle religioni, delle istituzioni, della cultura e della società civile provenienti da 53 Paesi. Il programma comprende 24 forum dedicati ai conflitti, al disarmo, alle migrazioni, all’ambiente, alla democrazia e al ruolo delle religioni nella costruzione della pace. La giornata conclusiva prevede le preghiere delle diverse tradizioni religiose e una cerimonia nella piazza Inferiore della basilica di San Francesco, con un messaggio finale.


