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Un reparto dell'ospedale di Perugia (©️Fabrizio Troccoli )

La quota di prime visite classificate come programmabili è del 12,3% in Umbria, contro una media nazionale del 34,9%. È uno degli elementi che emergono dall’aggiornamento Gimbe sulle liste d’attesa, pubblicato il 27 ottobre sui dati Agenas relativi ai primi nove mesi del 2026. La differenza riguarda la classe di priorità P, quella riservata alle prestazioni che possono essere programmate entro 120 giorni. È un dato che richiede una lettura attenta, perché la diversa distribuzione delle priorità può influenzare il confronto tra le regioni.

Per capire il significato della classe P bisogna partire dalle regole. Quando un medico prescrive una prima visita specialistica, indica anche quanto sia urgente effettuarla in base alle condizioni cliniche del paziente. La classe U riguarda le prestazioni urgenti, da garantire entro 72 ore; la B quelle brevi, entro 10 giorni; la D quelle differibili, entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami diagnostici; la P, infine, comprende le prestazioni programmabili, per le quali il limite è di 120 giorni.

La quota di classe P indica quindi quante prime visite vengono prescritte senza una priorità più ravvicinata. In Umbria questa percentuale è molto più bassa della media italiana. La Regione interpreta il dato come un segnale di maggiore appropriatezza prescrittiva, sostenendo che una quota più elevata di richieste ricade nelle classi con priorità più alta. Gimbe invita però alla prudenza: la percentuale, da sola, non dimostra che le prescrizioni siano più appropriate. Per confrontare correttamente le regioni bisogna considerare la distribuzione delle classi di priorità e il tipo di prestazioni richieste. Una quota più bassa di classe P può dipendere da diversi fattori e non consente, da sola, di stabilire la qualità delle prescrizioni.

È questa una delle questioni sollevate dall’analisi Gimbe, che mette in guardia dal confrontare le percentuali complessive senza distinguere le singole prestazioni e le priorità cliniche.

Il rapporto del 27 ottobre introduce anche una lettura nazionale dei miglioramenti. Tra gennaio e settembre le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 milioni nel 2025 a 21,81 milioni nel 2026, con un aumento del 10,4%. La quota di prime visite prenotate entro i tempi è salita dal 76,9 al 78,6%, mentre quella degli esami diagnostici è passata dall’83,3 all’85%.

Secondo Gimbe, tuttavia, dei circa due milioni di prenotazioni in più entro i tempi, l’81,5% è riconducibile all’aumento complessivo dei volumi e soltanto il 18,5% al miglioramento delle percentuali di rispetto dei tempi. Le prenotazioni fuori soglia, includendo quelle nella fascia prossima al limite di garanzia, sono state oltre 4 milioni: 4.057.139 contro 4.027.484 nello stesso periodo del 2025. La quota sul totale è diminuita, ma il numero assoluto è rimasto sostanzialmente stabile, con un aumento dello 0,7%.

«Un appuntamento proposto non è una prestazione erogata e l’aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività», osserva il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. I dati Agenas misurano infatti il tempo tra il contatto con il Cup e la prima data proposta, ma non consentono di ricostruire l’intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all’effettiva esecuzione della visita o dell’esame.

Nel quadro nazionale, inoltre, circa una prenotazione urgente su cinque resta fuori dai tempi previsti. Per le visite urgenti la quota è del 18,3%, per gli esami del 22,7%. Per Gimbe, quindi, il miglioramento delle percentuali deve essere letto insieme ai ritardi ancora presenti e alle differenze tra le prestazioni. Vale, ovviamente, per tutte le regioni italiane.

In Umbria, nell’intero periodo gennaio-settembre, la percentuale di prime visite con una prima disponibilità entro i tempi è passata dal 59,2 al 62,7%, con un incremento di 3,5 punti percentuali. Per gli esami diagnostici il dato è salito dal 54,5 al 64,7%, con una crescita di 10,2 punti. Le medie nazionali sono rispettivamente del 78,6 e dell’85%. Il dato relativo al solo mese di settembre è invece più alto: per le prime visite la percentuale umbra è stata dell’83,2%, contro l’80,6% italiano. Per gli esami diagnostici si è attestata all’82,5%, rispetto all’86,3% nazionale.

Sui risultati regionali intervengono i capigruppo di maggioranza in Assemblea legislativa, Pd, M5S, Avs e Ud-Pp, che richiamano anche i dati delle aziende ospedaliere di Perugia e Terni. A Perugia, secondo quanto riferito dai capigruppo, le prestazioni sospese, quelle cioè temporaneamente non erogate, vale a dire richieste di pazienti rimaste in attesa di una nuova disponibilità, sarebberoi scese da 2.084 a 171, con una riduzione di circa il 92%. Le prestazioni specialistiche ambulatoriali erogate nei primi nove mesi dell’anno sono aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A Terni, invece, le prestazioni in attesa nei Percorsi di tutela sono passate da 1.728 a 792 tra maggio e ottobre. Si tratta di richieste per le quali, non essendo disponibile una prestazione nei tempi previsti attraverso i canali ordinari, viene attivato un percorso di presa in carico. La riduzione riguarda quindi le richieste presenti in questo specifico percorso e non coincide automaticamente con il numero complessivo delle persone in lista d’attesa.

«Questi numeri dimostrano che il lavoro avviato per rafforzare la sanità pubblica regionale sta producendo risultati concreti», affermano i capigruppo, che riconoscono tuttavia che «il percorso non è concluso e che permangono criticità». La maggioranza indica tra gli obiettivi il rafforzamento dell’offerta sanitaria, la collaborazione tra ospedali e territorio e la tutela dei pazienti più fragili.

I dati delle aziende si aggiungono dunque al miglioramento delle percentuali regionali, ma misurano aspetti diversi. Il monitoraggio Agenas riguarda la prima disponibilità proposta al momento della prenotazione; le rilevazioni aziendali riguardano invece i volumi di attività e le richieste gestite attraverso i Percorsi di tutela o registrate come sospese. Per valutare l’effetto complessivo delle misure occorre tenere distinti questi indicatori e verificare quanto le richieste ancora presenti si traducano in prestazioni effettivamente erogate.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.