«Ad Ilaria, anima pura. A Gezime, Flamur, Leon e al loro profondo dolore. Alle donne, che devono lottare per sopravvivere nel mondo. A noi studenti, alla voglia di conoscere e imparare, che nessuno deve portarci via». Inizia così la lettera scritta dagli studenti dell’Università La Sapienza di Roma e letta martedì mattina fuori dalla Corte d’Assise di Roma, prima dell’udienza del processo a carico di Mark Samson, imputato per l’omicidio di Ilaria Sula.
La lettera prosegue così, tra denuncia e commozione: «Quando si ha un figlio l’unica cosa che conta è tenerlo al sicuro, stringerlo tra le braccia, odorandone il profumo, sfiorando quelle piccole dita, promettendogli che tutto andrà bene. È un tipo di amore sconfinato, viscerale, stupendamente forte, come invincibile. La vita è imprevedibile. Come sappiamo, ci regala quotidianamente gioie, risate, ma anche paura e lacrime, ma non per questo va sprecata. Il dolore che avete provato non si può spiegare, vedersi portare via l’unica cosa per cui vale la pena vivere: una figlia. Ma tutto questo dolore non è vano, è una forza che deve essere trasformata in giustizia, che deve far ricordare il nome di Ilaria, che risuona nei vostri e nostri cuori ogni giorno. Ilaria era tante cose, grazie a voi tutti sanno che era una ragazza splendida, gentile, solare, una brava figlia e una studentessa diligente. Questo è quello che conta, non l’immagine distorta che la società pensa di conoscere, ma la vostra bambina».
«Siamo studenti, coetanei, ragazzi che vedono in Ilaria una parte di sé, dei propri sogni, del proprio domani – si legge -. Seguire questo percorso attraverso le regole e i tempi del processo non ha mai cancellato ciò che conta davvero: la vita, l’unicità e la bellezza di Ilaria, che nessuna sentenza potrà mai restituire e nessuna ingiustizia cancellare. Ci siamo chiesti spesso quale sia il senso del nostro futuro e della strada che abbiamo scelto, e risposte come la vostra dignità, compostissima pur in questo momento, ci hanno insegnato cosa significhi l’amore che resiste. Ilaria non è soltanto un nome nei fascicoli: è una presenza che ha camminato con noi in questi mesi, un pensiero costante che ci ha ricordato quanto sia prezioso, fragile e sacro ogni singolo istante. La Sapienza si unisce al cordoglio per la vostra perdita, impegnandosi a diffondere il messaggio più importante: nessuno ha il diritto di strappare la vita di qualcuno, la sua possibilità di arricchire il mondo, di diventare ciò che vuole essere, di avere una famiglia e soprattutto di essere libero. Oggi è un giorno importante, delicato, dove la giustizia farà il suo corso e si chiuderà questo percorso crudele che avete dovuto affrontare. Ma una cosa è certa, la voce di Ilaria risuonerà in ogni corridoio, in ogni aula, in ognuno di noi, perché lei è e sarà parte della nostra comunità, che porterà in alto il suo nome, per sempre. A nome di tutta la comunità accademica stringiamo la Vostra famiglia in un abbraccio di profonda vicinanza e rispetto».


