La rete acquedottistica e in blu le zone approvvigionate da autobotti

di Iv.Por.

Servirebbero interventi per circa 17 milioni di euro per risolvere in maniera strutturale l’emergenza idrica tra interventi a breve e a medio termine. La stima è del Servizio rischio idrico e servizio idraulico della Regione Umbria che, nel Rapporto sull’emergenza idrica 2017 – usato a supporto della richiesta dello stato di emergenza – analizza la situazione in tutti e quattro gli Ambiti ottimali in cui è suddiviso il territorio. Di questi 17 milioni, poco più di 6 servirebbero per i lavori a breve termine, mentre circa dieci e mezzo per quelli a medio termine, secondo le indicazioni dei gestori.

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Crisi idrica pesante In questi anni, la Regione Umbria fatto molto per non lasciare nessun territorio scoperto, a partire dall’interconnessione delle reti acquedottistiche e dal Piano regolatore regionale degli acquedotti, che fra l’altro contiene tutte le disposizioni per il risparmio idrico, la redazione da parte dei gestori di un bilancio idrico annuale in cui siano ricompresi un «processo permanente, efficiente, controllabile e definito di rilievo delle perdite, di misurazione e gestione di tutti i consumi, di realizzazione e manutenzione del rilievo digitale delle reti con modalità che ne consentano costantemente la conoscenza dello stato e la simulazione del funzionamento». Tuttavia, la crisi idrica eccezionale di quest’anno sta ponendo problemi non ordinari. L’Auri e i gestori del Servizio idrico integrato sono stati invitati a relazionare sulla situazione della gestione idropotabile per ogni Ambito ottimale partendo dalle azioni in corso di attuazione per la mitigazione dell’impatto sugli utenti per individuare l’elenco degli interventi urgenti in corso, quelli breve e medio termine per mitigare la crisi. Uno dei punti di partenza sono quelle aree ancora approvvigionate attraverso l’uso di autobotti. Nei soli mesi di maggio e giugno 2017 sono stati svolti 822 viaggi per un totale di 16.179 metri cubi di acqua trasportata.

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Ambito 1 e 2 Tra Altotevere, Perugino, Trasimeno e Media Valle del Tevere, in corso di realizzazione, invece, è la messa in esercizio potabilizzatore di Citerna che, in una prima fase sarà in grado di trattate una portata di 100 l/s (con un impianto che come da progetto è stato realizzato per una capacità di trattamento di 400 l/s ) rispetto ai 40-50 l/s attualmente garantiti dall’impianto di via delle Barche a Città di Castello. Tale maggiore portata potrà essere utilizzata per rifornire fin da subito il sistema perugino. Nel capitolo “Interventi a breve termine” c’è il completamento schema acquedottistico Perugino – Trasimeno: maggiori portate potranno immesse nel sistema perugino dall’acquedotto di Montedoglio in caso di emergenza idrica, una volta realizzato il raddoppio del tratto di acquedotto tra Civitella Ranieri e il soll. Raggio. Va poi realizzato un nuovo impianto di potabilizzazione a Borghetto di Tuoro in grado di trattare una portata di circa 50 l/s prelevandola dalla condotta irrigua proveniente dalla diga di Montedoglio. Tra gli “Interventi a medio termine”, invece, c’è il rinnovamento del tratto tra Ascagnano e Cordigliano, ma anche il collegamento del sistema Quadro – Casemasce – Torreluca nel comune di Todi alla condotta della Media Valle del Tevere; collegamento del serbatoio di Montenero con quello di Vasciano (già alimentato dalla Media Valle del Tevere); nuovo collegamento dal serbatoio di Lisciano Niccone al serbatoio di Monte Castiglione – La Badia in località Gosparini; rifacimento adduzione dal serbatoio di Frecco al serbatoio di Farneto – Casacastalda nel comune di Valfabbrica.

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Ambito 3 Nell’Ambito Ottimale 3 il cui gestore è la Valle Umbra Servizi Spa, le principali fonti di approvvigionamento idrico hanno mediamente subito un calo dell’ordine del 10-15% e, anche se non ci sono al momento gravi criticità «uno stato di emergenza conclamato potrebbe verificarsi a fine estate». Il problema principale sono località e frazioni isolate, dislocate in zone collinari o montane rifornite spesso con autobotti (60 località in tutto). Tra i 22 comuni coperti, poi, ci sono quelli colpiti dal terremoto. Tra gli “Interventi di breve termine” che Valle Umbra Servizi ritiene di poter attuare: installazione di valvole motorizzate, collegamenti ed operazioni analoghe volte a
razionalizzare l’acqua distribuita; implementazione del telecontrollo; ricerca perdite e riparazione condotte, principalmente in Valnerina; rifornimento con autobotti dei piccoli nuclei abitati, isolati o con sopraggiunti problemi di carenza idrica (è in fase di aggiudicazione l’Accordo quadro per il trasporto di acqua potabile con autobotti). Gli “Interventi di medio termine”, invece, vanno dal nuovo pozzo a Padule di Cascia alla razionalizzazione del sistema acquedottistica a Castel San Giovanni, dal potenziamento dei pozzi di Capodacqua al nuovo pozzo in località Santo Pietro, dai lavori di efficientemente del pozzo Panu di Intesa al nuovo pozzo a Norcia località Fontevena dal raddoppio acquedotto argentina alla rete Torrecola-Somma,dalla potabilizzazione dei pozzi alla sostituzione delle condotte a San Terenzio fino a una serie di interventi nei comuni della Valnerina.

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Ambito 4 La situazione di crisi idrica dell’Ambito è quella più complicate anche se «non è omogenea in tutto il territorio». Tra le aree più popolate e soggette a «grave rischio di deficit idrico» per via della crisi attuale ci sono «il centro urbano di Terni e il comprensorio Narnese ad esso interconnesso con la dorsale Terni – Argentello». A causa di una significativa riduzione delle portate disponibili dalle sorgenti piemontane della Valnerina Lupa e Peschiera e del centro idrico di Pacce, viene considerato «assolutamente necessario ricorrere ad una integrazione delle portate immesse in rete mediante un prelievo continuo dai pozzi della conca ternana». Come noto, però, i pozzi Cospea, San Martino, Mattatoio, Cerasola e le Croci sono interessati, seppure a livelli di gravità diversi, da inquinamento da tetracloroetilene delle falde, fenomeno aggravato evidentemente da abbassamento dei livelli piezometrici. Queste risorse, quindi, non possono essere sfruttate al massimo della potenzialità. Tra gli altri pozzi, solo il campo pozzi Cerasola (portata disponibile 100 l/s) sarà dotato a breve di un impianto di potabilizzazione da 40 l/s i cui lavori sono già iniziate e la cui messa in esercizio è prevista per il prossimo mese di settembre. Inoltre, i comuni di Attigliano, Giove e Penna in Teverina, nei quali sono presenti circa 5 mila abitanti, sono riforniti mediante una derivazione dell’acquedotto Amerino, alimentato dal campo pozzi Cerasola e quindi sono sottoposti ad uno stato di criticità al pari di Terni e Narni. Il comune di Acquasparta, poi, non beneficia di alcuna connessione con le reti acquedottistiche regionali (ad oggi non si ravvisano particolari criticità ma essendo dotato solo di captazioni superficiali come la sorgente Abbeveratoio ed il pozzo Fontane, ma è «improcrastinabile la realizzazione di una connessione con gli impianti che attingono al campo pozzi Coppo»). Per quanto riguarda l’area orvietana, «nasce una seria e motivata preoccupazione per i comuni di Fabro, Parrano, Monteleone e Montegabbione». Tra gli “Interventi a breve termine” vengono segnalati dal gestore «per i comuni di Amelia, Narni, San Gemini, Stroncone e Castel Viscardo sarebbe opportuno inoltre prevedere un secondo stralcio del progetto di ricerca perdite ed implementazione del sistema permanente di controllo come tra l’altro gia’ previsto nel progetto originale redatto dalla Sii nel 2005». «Interventi urgenti per il superamento della crisi in corso – si legge infine – sono costituiti da una serie di lavori da eseguire nell’immediato tra cui alcuni sono già stati iniziati, allo scopo di porre in essere tutte quelle iniziative improcrastinabili e necessarie per il mantenimento dei minimi livelli di servizio alle utenze». In totale la Sii indica 31 piccoli interventi a breve termine per un costo di 1,4 milioni di euro.

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