Un uliveto

di Daniele Bovi

Qual è lo stato di salute degli olivi umbri vittime, quest’anno, di una grande ondata di caldo e della siccità? Quanto olio verrà prodotto e quale sarà il livello qualitativo di uno dei prodotti più noti dell’economia regionale? Per rispondere a queste domande e fare un primo punto della situazione in settimane difficilissime per tutto il mondo agricolo umbro, Umbria24 ha ascoltato due esperti come Leonardo Laureti, presidente del Consorzio olio Dop Umbria e Giulio Scatolini, al vertice di Aprol-Coldiretti Umbria. Nelle ultime ore Scatolini ha messo a punto una relazione per l’Ismea (l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) nella quale stima che la produzione 2017 in Umbria sarà del 44 per cento inferiore rispetto a quella dell’anno precedente: 2.200 tonnellate invece che 3.931. Dati molto simili anche per le regioni limitrofe: in Toscana -47 per cento (da 13.455 a 7.131 tonnellate) e nelle Marche -35 per cento (da 1.797 a 1.164 tonnellate).

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Bene solo la fioritura «La fioritura – spiega – è stata copiosa e, a volte, addirittura spettacolare su tutti e tre i territori essendo stato il 2016 un anno di scarica sommato al problema della mosca. Dove l’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto, è avvenuta prima questa è stata discreta, tuttavia non paragonabile alla fioritura. Dove invece per questioni di microclima è avvenuta in ritardo è stata scarsa perché il caldo torrido era già iniziato e questo ha bruciato tutti i fiori prima che si trasformassero in frutti. Nelle zone invece dove le olive, al momento dell’insorgere della calura, si erano già trasformate, queste inizialmente hanno resistito, poi in questi ultimi giorni, causa perdurare del caldo torrido, sono diventate nere e hanno iniziato a cadere. Questa caduta prematura crescerà in modo esponenziale se non arriveranno delle piogge mitigatrici».

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Gelate e siccità Laureti disegna un quadro simile che parte da una buona iniziale fioritura «rovinata prima da alcune gelate primaverili e poi dalla siccità. Anche l’allegagione in generale non è stata buona: si parla di un 40 per cento per leccino e frantoio e di un 15-20 per cento per il moraiolo». Numeri non certo entusiasmanti che hanno portato i coltivatori «a intervenire, dove hanno potuto, con irrigazioni di soccorso anche se sono pochissimi gli impianti dotati di irrigazione a goccia; un elemento che, dopo un’annata così, dovrebbe generare maggior consapevolezza del problema. Altri hanno usato il caolino, cioè quell’argilla che si usa per evitare scottature e l’evapotraspirazione ma che costa tra i 100 e i 140 euro a ettaro e necessita di alti volumi d’acqua di cui spesso le aziende non dispongono». Secondo il presidente del Consorzio «la situazione è a macchia di leopardo, con quella del Trasimeno e dell’Orvietano dove forse le cose vanno un po’ meglio; in generale sarà la terza annata non positiva». Quanto alla qualità «se riusciremo a portare a fine ciclo il prodotto senza problemi sarà buona, ma solo l’arrivo delle piogge può far diventare le olive produttive». Nessun problema invece, visto il grande caldo, per quanto riguarda l’insorgere della mosca.

Grido di allarme da Trevi A conferma della situazione di crisi, arriva da Trevi il grido d’allarme per la siccità, venuta dopo le gelate di aprile e la grandinata di luglio, per non parlare dei numerosi incendi. Il sindaco Bernardino Sperandio e la consigliera nazionale dell’Associazione Città dell’Olio, nonché assessora all’agricoltura di Trevi, Stefania Moccoli, lanciano un appello ai soggetti preposti affinché intervengano rapidamente. «La siccità ha creato una perdita di produzione olivicola notevole sin dalla fase fenologica della fioritura, che si stima ad oggi pari a circa il 70% – scrivono in una nota inviata all’assessore regionale Fernanda Cecchini e al ministro Maurizio Martina-. Registriamo grave preoccupazione nel comparto, pertanto chiediamo l’intervento del governo regionale e il supporto delle Associazioni di categoria, affinché si adoperino con il Ministero per lo stato di calamità naturale, per il sostegno delle aziende agricole e dei tanti piccoli produttori, ma anche per promuovere l’attivazione di un Fondo di solidarietà nazionale per far fronte ai danni causati dalla siccità che stanno creando notevoli difficoltà agli olivicoltori, ma anche agli orticoltori delle Canapine, settori che, se non adeguatamente compensati, potrebbe costringere molti agricoltori a ridurre o abbandonare coltivazioni eroiche, già poco redditizie in condizioni normali, con grave nocumento per l’economia e l’immagine della Regione».

Twitter @DanieleBovi

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