di Daniele Bovi
Da una parte chi mette sul tavolo l’uso di quasi nove milioni di euro, per la precisione 8,7, dall’altra chi parla apertamente di una «manovra elettorale» in vista del 2019, quando l’Ateneo sarà chiamato a eleggere il nuovo rettore. È caldissimo il clima all’interno del Dipartimento di Chimica, biologia e biotecnologie dell’Università degli studi di Perugia. È in una mail spedita anche al rettore Franco Moriconi nella tarda serata di giovedì che il direttore del Dipartimento, il professor Francesco Tarantelli, ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni. Marchigiano classe 1956, a Perugia dal 1984 al 1992 ha ricoperto il ruolo di ricercatore e poi, fino al 2000, quello di professore associato prima di assumere la carica di ordinario. Dopo aver coordinato tra il 2010 e il 2014 le attività didattiche come presidente di intercorso, dal 2014 il prof è direttore del Dipartimento e anche membro del Senato accademico.
I PROGETTI DEI DIPARTIMENTI «DI ECCELLENZA»
I progetti Tarantelli insieme a Moriconi e ad altri tre direttori come Ambrogio Santambrogio (Scienze politiche), Violetta Cecchetti (Scienze farmaceutiche) e Annibale Materazzi (Ingegneria civile e ambientale), all’inizio di gennaio ha presentato i progetti che Chimica, biologia e biotecnologie potrà realizzare grazie agli 8,7 milioni di euro ottenuti in quanto «Dipartimento di eccellenza». In tutto le quattro ex facoltà hanno ottenuto 30 milioni messi sul piatto dalla Legge di stabilità 2017 per quelle realtà considerate, al termine di una valutazione della qualità della ricerca, di eccellenza. In generale le risorse saranno destinate al reclutamento di nuovo personale di ricerca e alle progressioni di carriera (19 milioni), alle infrastrutture (10 milioni) e ai percorsi di alta formazione (1 milione).
SCATTI STIPENDIALI PER MILLE PROF: LE NOVITÀ
Dimissioni Chimica e biotecnologie ha puntato su un progetto chiamato Amis (Approccio molecolare integrato per lo sviluppo sostenibile), con lo scopo di creare una piattaforma altamente integrata di ricerca e alta formazione di eccellenza internazionale nel settore della chimica per uno sviluppo socio-economico sostenibile. Otto i nuovi «laboratori d’avanguardia» previsti, tutti con strumenti di ultima generazione, con annesso reclutamento di ulteriori professori e ricercatori. Secondo quanto si racconta in Dipartimento lo scontro sulla gestione dei fondi ci sarebbe stato in particolare con l’ala di biologia e biotecnologie, che si sentirebbe poco integrata nel progetto. Una versione diametralmente opposta a quella fornita dal professor Tarantelli, che a Umbria24 spiega così le ragioni delle sue dimissioni: «In primis – dice – non c’è nessuna divergenza sull’uso dei fondi perché è stabilito e fissato una volta per tutte dal progetto approvato da Miur. Non ci sono gradi di libertà. Dire che ci sia una controversia è assolutamente falso».
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Parla Tarantelli La «questione vera» che il docente mette sul tavolo è «l’attacco assolutamente insostenibile che ho subito all’interno del Dipartimento, che riguarda in particolare la gestione complessiva della struttura; un attacco con motivazioni e ramificazioni che trascendono la vita del Dipartimento, e che riguardano in particolare la campagna elettorale per il nuovo rettore. È una manovra. Io sono stato individuato come capro espiatorio per il ricompattamento del Dipartimento». Il professore spiega di essersi trovato «attaccato sul piano personale, dell’integrità, dell’onestà e della trasparenza da un gruppo di persone che hanno interessi elettorali specifici, quindi ho preferito – non avendo strumenti sostanziali per contrastarlo – defilarmi, portando così allo scoperto questa manovra elettorale». Quanto ai rapporti con l’ala di biologia e biotecnologie, Tarantelli sottolinea che «purtroppo, e sono il primo a dire purtroppo, era necessariamente esclusa dalla legge che stabiliva le condizioni per essere dichiarati dipartimenti di eccellenza».
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La ricerca Il nodo sta nel punteggio ottenuto relativamente alla qualità della ricerca: «Le linee guida ministeriali – dice il prof – indicavano chiaramente che doveva essere redatto un piano di sviluppo incentrato intorno alle aree meglio valutate. Il nostro Dipartimento è estremamente disomogeneo: l’area di chimica è la prima in Italia tra quelle di stessa fascia, mentre quella biologica è molto al di sotto delle medie nazionali. Chimica aveva un valore massimo, 100, mentre l’area di biologia dell’intero Ateneo 2. I numeri parlano chiaro e questa è stata una sorgente di divisioni all’interno del Dipartimento». Secondo Tarantelli dunque «per riuscire a redigere un progetto con chance di successo secondo le regole, era inevitabile incentrarlo intorno all’area che aveva una buona performance; non si poteva includere biologia. Naturalmente abbiamo fatto lo sforzo più ampio per inserire nel documento una ricaduta a livello di collaborazione tra chimica e biologia». Una vicenda – piombata nel mezzo del ponte del Primo maggio – della quale si tornerà certamente a discutere la prossima settimana, quando il rettore tornerà a Perugia.
Twitter @DanieleBovi
