A Gubbio è il giorno della Festa dei Ceri, che quest’anno fa i conti con la pioggia. La straordinaria Alzata di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio in piazza Grande è avvenuta puntualmente ed è stata considerata da più parti perfetta. Nel pomeriggio, poi la Corsa verso il monte Ingino. La pioggia, che ha graziato il momento dell’Alzata, si è abbattuta sulla città nel pomeriggio, ma non ha fermato né rallentato la Corsa.
Come sempre la Festa dei Ceri implica anche un lavoro straordinario da parte del personale sanitario della Usl 1. In particolare, alle 13 erano già state soccorse 13 persone, di cui 5 svenute. Alle 21, il bollettino sanitario registra altri 9 interventi non gravi effettuati nel pomeriggio, tra cui 3 traumi minori e un’intossicazione alcolica. Tra i soccorsi, anche una persona che è poi stata trasferita al Pronto soccorso di Branca per un sospetto ictus. I sanitari erano presenti con due punti medici avanzati, tre ambulanze fisse e una mobile, oltre ad un’automedica della Croce Bianca. Al personale dell’ospedale di Branca, per la giornata hanno prestato servizio anche altri medici, infermieri e autisti del dipartimento Emergenza – Urgenza dell’Usl Umbria 1.
Nel frattempo, venerdì mattina, è stata la presidente della Regione, Stefania Proietti, a dire che «la Festa dei Ceri rappresenta il cuore identitario dell’Umbria con i tre Ceri di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio che da oltre cinquant’anni sono rappresentati nello stemma della Regione». Per la governatrice l’appuntamento del 15 maggio «rinnova un rito che attraversa i secoli senza perdere autenticità» e «la sua continuità storica è ciò che rende straordinaria la Festa dei Ceri: è una celebrazione che si tramanda senza interruzioni dal 1160». Proietti ha quindi sottolineato che Gubbio e l’Umbria oggi non vivranno «una rievocazione costruita per essere osservata, ma una festa vissuta, ereditata di generazione in generazione e custodita con orgoglio dal popolo stesso» che «va oltre il folklore» per costituire «una tradizione nella quale spiritualità, sacrificio e memoria si fondono in un’esperienza profondamente radicata nella storia della città». E per questo la Festa dei Ceri, che resta «intimamente eugubina, appartiene a tutta l’Umbria, rappresentando una parte essenziale della nostra storia collettiva e uno dei simboli più autentici attraverso cui la regione continua a raccontarsi in Italia e nel mondo».
Alle 18, dopo la processione della statua di Sant’Ubaldo, è partita la Corsa sotto una pioggia battente che però non scoraggia né i ceraioli, né le migliaia di spettatori in strada. Oltre all’Alzata, perfetto anche il primo tratto, tra i più spettacolari e difficili, la cosiddetta Calata dei Neri: una ripida discesa con un dislivello di -32 metri su circa 665 metri di lunghezza, dove i tre ceri sono rimasti perfettamente verticali nonostante le difficoltà date dal tratto stesso e la pioggia. L’ultimo tratto, lungo 1,6 km e con un dislivello in salita di ben 229 metri, i Ceri l’hanno fatto avvolti nella nebbia. Poco prima delle 20, Sant’Ubaldo è entrato nella Basilica chiudendo le porte di fronte a San Giorgio e terminando così la Corsa. I Ceri sono stati infine ricollocati sugli appositi basamenti di pietra, dove rimarranno fino al prossimo anno. La festa è poi proseguita con la Discesa delle statue dei Santi alla chiesa dei Muratori.













