Alessandro del negozio di specialità Brancaleone

di Chiara Fabrizi

«Ero a negozio quando sono passate le scosse di magnitudo 5, ci hanno fatto uscire precauzionalmente dal centro storico ma non ci perdiamo d’animo. Dove vivo? In roulotte a Valcaldara, è una piccola frazione, siamo una trentina tra cui anche anziani però ci siamo organizzati, ci facciamo forza e tiriamo avanti. E’ proprio questo che mi ferma, non me la sento di andare via, abbandonare la mia terra e la mia gente».

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I trentenni di Norcia Ha le mani grandi e la schiena dritta Alessandro, dipendente trentenne della gastronomia Brancaleone di corso Sertorio, che giovedì mattina dopo altre 36 ore da incubo era dietro al banco del negozio a speziare e mettere sottovuoto prodotti tipici. E’ una delle immagini di Norcia che non si piega neanche quando, dopo cinque mesi dalla prima forte paura e a tre dal grande choc, arriva la bufera di neve e la terra torna a tremare con una sequenza violenta e inedita: quattro scosse di magnitudo superiore 5. Al corso non c’è nessuno ma lui apre le porte del negozio e invita ad assaggiare specialità A meno di dieci chilometri, precisamente a San Pellegrino, da un camper escono Ilaria e Lorenzo, gli agricoltori trentenni che hanno salvato lo zafferano della speranza: «Oggi va meglio – sorridono – abbiamo liberato l’auto dalla neve e possiamo andare a fare il bucato. Le casette? Se facessero di nuovo il sorteggio e uscissimo noi, lasceremmo il posto agli anziani». Nessun dubbio e c’è da credergli.

NEVE E TERREMOTO, LA PROVA PIU’ DURA: VIDEOREPORTAGE
NORCIA DOPO ALTRE 36 ORE DA INCUBO: FOTOGALLERY
SAN PELLEGRINO SOMMERSA DALLA NEVE: FOTOGALLERY
NORCIA DALL’ALTO INNEVATA E FERITA: FOTOGALLERY

Cecilia, anziana simbolo: «Inizio ad abbattermi» Giovedì a Norcia non ha nevicato, né sono state avvertite scosse forti. Non è la quiete dopo la tempesta, ma nell’Atla Valnerina si è allentata la pressione dopo aver fatto i conti con frazioni isolate, tende crollate e il terremoto. Restano gli accumuli che superano anche il metro, come a San Pellegrino dove all’interno della tensostruttura che ospita la mensa c’è Cecilia Amici, ottantenne, anziana simbolo della piccola frazione distrutta: «Non si vedeva così tanta neve da anni – dice mentre sferruzza all’uncinetto – inizio ad abbattermi ma tutti dicono che devo rimanere forte, speriamo che queste casette arrivino in fretta, lì penso che starò di nuovo bene con le mie cose nei cassetti e tutto il resto».  Il cantiere delle casette di San Pellegrino è fermo per maltempo, ma l’obiettivo resta la consegna entro la fine di gennaio delle prime 17 ordinate dopo il terremoto del 24 agosto. Poi c’è l’impegno della presidente Catiuscia Marini: «Entro febbraio Norcia avrà le prime cento casette». Fermo restando che solo qui ne servono 400 e altre cento ne occorrono tra Cascia e Preci. Si va avanti.

@chilodice

 

 

 

 

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