©FABRIZIO TROCCOLI

di Mattia Farinacci

È terminata, almeno per il momento, con l’epilogo più doloroso la storia ultracentenaria rossoverde. Un’altra asta giudiziaria deserta e un destino imminente già scritto. Quello che è ancora tutto da scrivere però è il futuro prossimo di una città sportiva che, proprio come racconta il proprio tessuto storico e sociale, non si vuole arrendere. E allora restano due le ipotesi sul tavolo: da una parte il ‘piano’ Bandecchi per ripartire dalla D con il titolo dell’Orvietana di Biagioli (che intanto si è esposto per la prima volta attaccando i tifosi biancorossi e confermando una volta di più la cessione); dall’altra lo scenario dell’Eccellenza con una nuova società a trazione locale e in cui il Comitato ‘La Ternana Siamo Noi’ – che si presenta oggi pomeriggio alla città – vorrebbe fare la sua parte. Intanto la maggioranza dei tifosi sembra aver scelto da che parte stare.

La D con Bandecchi Da un lato, come detto, la possibilità di ripartire dalla Serie D grazie al titolo sportivo dell’Orvietana dell’imprenditore Roberto Biagioli. Che oggi, dopo settimane di silenzio, si è esposto pubblicamente tramite un comunicato che ci va duro con i tifosi biancorossi e che conferma una volta di più l’intenzione di voler cedere la società al proprietario di Unicusano: «La valanga di argomenti, inaccettabili, emersi nel controverso confronto sui social e il notevole rilievo giornalistico sulle ultime vicende dell’Orvietana Calcio, impongono che io dica la mia nonostante mi fossi ripromesso di non intervenire. Prima di entrare nel merito vorrei riassumere brevemente la situazione dell’Orvietana al momento del mio ingresso nel 2004. La Società veniva da un decennio abbastanza burrascoso. A una profonda crisi nel 1996 ne aveva fatto seguito una nuova agli inizi del terzo millennio, quando, solo il “coraggio” di Domenico Pizzardi, Luciano Petrangeli e Alfredo Branca, con il cambio di denominazione e il nuovo statuto avevano evitato il fallimento. La ripartenza si rivelò, comunque, difficoltosa tanto che, al mio ingresso con Alessandro Paci Presidente, il “risanare fu il mio primo impegno. Sarà, forse, il mio ridare ordine alle cose acché qualcuno, negli ultimi giorni, mi abbia  addirittura  qualificato quale “mafioso” e “corruttore”. Ho gestito l’Orvietana Calcio per 22 anni  avendo solo alcuni amici a supporto. Nel periodo ho sostenuto l’impegno economico a costo di grandi sacrifici  senza alcuna solidarietà sostanziale da parte di coloro che adesso piangono la perdita della loro (?) creatura. Loro è una parola grossa. Mi domando, allora, in che modo abbiano accudito e vegliato sulla stessa, dove fossero tutte le volte in cui urgevano risorse come per iscriversi ad un nuovo campionato o pagare gli stipendi dei giocatori. Negli ultimi anni ho rimarcato, a più riprese, sull’esigenza di costruire una base societaria più ampia, ho urlato della  necessità di unire  le squadre di calcio di una città ampiamente sotto i 20.000 abitanti. Nessuno si è fatto avanti neanche a titolo di informazione  ma subito pronti a pigiare i tasti dello strumento informatico alla prima sconfitta o a una retrocessione. Il campionato, da poco concluso  ha avuto un decorso inferiore alle aspettative comportando l’impiego di risorse superiori a quanto preventivato. Conseguentemente è emersa la necessità di pareggiare i conti cui si somma la stanchezza che comporta il seguire la squadra per buona parte del centro Italia. Più mortificanti, però, le accuse di gente che allo stadio, magari, non è mai venuta ( nella stagione 2025/26 Il numero medio dei paganti   nelle partite in casa non ha raggiunto le 50. Sul sito ufficiale della società, nel corso di una o più interviste ho riconfermato la disponibilità ad ascoltare chiunque si fosse proposto con idee, progetti e voglia di impegnarsi.  Ho scelto l’organo di informazione istituzionale, non ho partecipato a nessuna fusione, non ho stretto alleanze o consorterie con nessuno, non c’è stata nessuna opacità nel percorso societario, diversamente da quanto gravemente ed erroneamente affermato, tra gli altri, dagli onorevoli Verini ed Ascani, del Pd. Piuttosto, ho trattato la cessione delle quote di una società di capitali di cui ho la disponibilità. Che, sono poi, le stesse che mi hanno sempre imposto di coprire il piatto (mettere soldi) tutte le volte che mancavano. Sono stato, per questo, accusato di tutto, anche d’essere pronto a scappare con il malloppo».

Orvietana-Ternana Men «Nessuno ha pensato  che, semmai, la fuga più credibile poteva essere lo scappare dalla fila dei creditori – prosegue Biagioli -. Qualcuno, ha definito la trattativa “una scelta cinicamente economica e non di cuore”. Certe cose possono venir pensate solo agli insolenti. Ho rimesso soldi 22 anni, quale motivo potrebbe avermi spinto  se non  una scelta di cuore? Voglio vedere se  quelli che scrivono o che parlano in piazza davanti alle telecamere passeranno i prossimi 22 anni a fare le mie stesse scelte definite ciniche. La lista comprende anche chi mi ha dato del “mafioso” vagheggiando l’assegnazione di un appalto pubblico quale “parziale compenso” dell’acquisizione delle mie quote (apertura di un noto telegiornale locale).Un appalto, descritto prima come milionario, poi come parte di appalto milionario ed infine come intervento di circa 130.000,00 euro. Svelo il mistero: si tratta di un intervento da compiere d’urgenza per la messa in sicurezza di un tratto di strada interessato da una frana del mese di febbraio scorso. Il lavoro   è affidato ad un’impresa della mia famiglia di cui non sono né socio né amministratore che svolge attività  con amministrazioni pubbliche di tutta Italia e così pure con la Provincia di Terni; che ha un fatturato di oltre 20 milioni di euro che sicuramente non sarà stravolto da un lavoro in urgenza di 130.000,00 euro. La Provincia, come fa  sempre la pubblica amministrazione, davanti ad un’ipotesi di questo tipo, si rivolge alle imprese del territorio, manda un capitolato lavori e chiede un’offerta. Non la manda solo alla Gruppo Biagioli (ma questo fatto non interessa ai leoni da tastiera). La stessa P.A., una volta valutata l’impresa e l’offerta  assegna il lavoro. Il tutto rispettando rigorosamente il principio di rotazione tra le imprese comunque verificabile. Chi ha interposto l’impresa  ha passato davvero il segno e non posso permettere  l’insulto  alla mia persona, al lavoro  del Gruppo di Imprese  come a  quello degli oltre 100 orvietani che vi operano. Non  posso  e neanche voglio tollerarlo. Per tale motivo ho già dato mandato perché vengano portati all’attenzione dei giudici tutti quei commenti e tutte quelle affermazioni che abbiano valicato il limite della sempre accettata critica. Dovessero uscirne dei risarcimenti, pagate le spese degli  avvocati che si prospettano non proprio indifferenti, a causa della mole di lavoro che li aspetta,  prometto  di mettere quanto  resterà  a disposizione dei nuovi profeti del calcio orvietano. Una cosa di buono questa guerra mediatica l’ha fatta. Ha dimostrato che la mia scelta di passare la mano era giusta. Decine di persone più capaci di me, più attaccate di me ai colori e più oneste di me, sono uscite allo scoperto. Mettiamoci sul ponte e aspettiamo tutti cosa accadrà nei prossimi 8030 giorni».

Cordata locale e azionariato popolare L’altro scenario sembra invece condurre all’Eccellenza: Bandecchi, questa volta nel ruolo istituzionale di primo cittadino di Terni, è tenuto a emettere un bando pubblico per ‘affidare le chiavi’ della nuova società sportiva della città al soggetto più meritevole. Soggetto che in questo caso potrebbe essere un imprenditore, o più, locale. In questo senso la città rimane in attesa della conferenza stampa del primo pomeriggio di venerdì in cui il Comitato di iniziativa popolare ‘La Ternana Siamo Noi’ si presenterà ai tifosi rossoverdi. Da capire quindi quali saranno le intenzioni del gruppo: rifondare da zero una nuova società o essere un’attività di supporto agli imprenditori che si faranno avanti.

La scelta dei tifosi Intanto, la maggioranza dei tifosi sembra aver scelto ‘da quale parte stare’. Perlomeno da quanto emerge sui social, dove gli affezionati dei colori rossoverdi sembrano voler boicottare il progetto di Bandecchi in favore di quello, ancora tutto da costruire, di una possibile cordata locale. Una scelta definita l’unica «dignitosa» e rispettosa della storia della città, che in questo caso non guarderebbe in faccia alla categoria pur di ripartire da una società finalmente e interamente ternana. Dall’altra parte però c’è anche una schiera di tifosi pronti a sostenere la fusione con l’Orvietana. Una scelta che risiede nell’esigenza di tornare il prima possibile nel calcio che conta.

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