Festa di Santa Rita per la pace a Cascia, dove da giorni è in corso l’invasione dei pellegrini sia italiani che stranieri. Migliaia quelli che oggi 22 maggio hanno assistito alla conclusione delle celebrazioni e all’omelia del cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia e storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, che ha inviato i fedeli a «costruire la civiltà dell’amore». Un appello, il suo, accompagnato da una preghiera per la pace nel mondo, in particolare per l’Ucraina e il Medio Oriente, e per il ministero di Papa Leone XIV, nel segno di quella spiritualità agostiniana che unisce il Pontefice, Santa Rita e la comunità religiosa di Cascia.
Il borgo umbro si è trasformato per giorni in luogo fede e preghiera, riconciliazione e speranza, due valori centrali nel messaggio di Santa Rita, che il cardinale Dziwisz ha indicato quale esempio quanto mai attuale per un mondo attraversato da guerre, divisioni e violenze. «Santa Rita continua a parlare ai cuori degli uomini e delle donne del nostro tempo», ha affermato il Cardinale, ricordando come la sua vita, segnata dal dolore, dalla perdita e dalla prova, sia diventata una testimonianza luminosa di fede, speranza e carità. In altre parole, «una santità concreta, che non si è lasciata vincere dal male, ma ha saputo rispondere con il bene, facendo del perdono e della pace il centro della propria esistenza», ha detto il cardinale.
Padre Joseph Farrell, priore generale degli agostiniani, nella sua omelia per la Festa di Santa Rita a Cascia ha scelto come parola chiave «rimanere», indicandola come la via per attraversare le prove della vita senza perdere la fede e la speranza. «Santa Rita ha conosciuto il dubbio, il dolore e la sofferenza, ma è rimasta sempre fedele a Cristo», ha sottolineato il priore generale. «Con la forza della fede e il dono della sapienza ha saputo trasformare il conflitto in pace e l’odio in riconciliazione; come un tralcio unito alla vite, ha portato frutti di bene che continuano a parlare al mondo ancora oggi», ha detto. Nel concludere l’omelia, padre Farrell ha affidato alla preghiera di Santa Rita tutti coloro che soffrono e ha invitato a chiedere «la grazia di perseverare nella fede e nell’amore», affinché, come la Santa di Cascia, ciascuno possa diventare nel mondo un segno credibile di pace e riconciliazione.
A dire che «nel tempo delle guerre e delle divisioni, Santa Rita continua a parlare al cuore dell’umanità con un messaggio semplice e potentissimo: il male si vince solo con il bene» è stata suor Maria Grazia Cossu, badessa del monastero Santa Rita da Cascia, che al termine delle celebrazioni è tornata a sottolineare come «la sua vita ci insegna che il perdono non è debolezza, ma forza; che la pace nasce dalla misericordia, dalla capacità di ricucire le ferite e di restare umani anche nel dolore. Oggi più che mai il mondo ha bisogno dello spirito di Santa Rita».
Dopo essere stata accesa a Chicago, città natale di Papa Leone XIV scelta per il Gemellaggio di Fede 2026, la Fiaccola del perdono e della pace ha ricevuto il 20 maggio la benedizione del Pontefice durante l’udienza Generale in piazza San Pietro e la sera del 21 maggio è giunta a Cascia accompagnata dalla consueta festa e da una delegazione proveniente anche da Chicago. Ad accoglierla il sindaco Mario De Carolis, che ha sottolineato l’importanza di un gemellaggio reso unico dal profondo intreccio spirituale e umano che unisce la città americana, luogo di nascita del Pontefice, alla terra di Santa Rita. Un legame confermato anche dal Rettore della Basilica, Padre Giustino Casciano, che dopo l’incontro con il Santo Padre ha ribadito il profondo affetto di Leone XIV per Cascia e la sua sincera devozione verso Santa Rita. Un percorso che ha accompagnato una Festa interamente dedicata ai temi della pace, del perdono e della riconciliazione, oggi più che mai attuali in un mondo segnato da guerre e divisioni.
